Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Testimoni di Pace’

“Il bambino che non voleva essere lupo” di Sabina Antonelli è in ricordo di Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza nel 2011. «Una voce che parla ancora. Una voce che forse non tacerà mai finché ci sarà tanta ingiustizia e tanto dolore in quella terra che ha amato e che ha insegnato ad amare» scrive di lui Patrizia Cecconi. Il ricavato del libro, che è una fiaba illustrata per grandi e bambini, andrà alla Fondazione Vik Utopia, la onlus che realizza progetti che tengono vivo lo spirito di Vittorio, il bambino che non voleva essere lupo.bambinolupo_vik
Il volume è edito da “Segni e parole”, autrice e illustratrice Sabina Antonelli, 12 euro. Viene spedito in una o più copie per via postale. Per richiederlo scrivere a egidiaberetta@tiscali.it

Leggi di seguito il bellissimo ricordo di Vittorio pubblicato da Patrizia Cecconi in Nena News

Era il 2010. Esattamente il 31 maggio. In cinque compagne e in modo piuttosto riservato seguivamo l’azione della prima Freedom Flotilla.

Cercavamo di sollecitare l’attenzione della stampa, convinte che fosse l’unico modo per proteggere gli attivisti che si erano imbarcati per portare aiuti umanitari ai Gazawi assediati e, soprattutto, per denunciare e rompere l’assedio israeliano.
Erano tempi in cui le riunioni alla Rete Romana, che avevamo costituito ufficialmente da non molto, erano più o meno quotidiane e molto vivaci. Non mancavano screzi e contrasti anche forti, come ben si addice a ogni gruppo che abbia valori di sinistra perché, come si sa, senza contraddizione non c’è vita! Ma la Rete aveva senso di esistere e quindi resisteva superando le contraddizioni.
I media in linea di massima ignoravano la missione della Freedom. Fino al 31 maggio. Poi le cose, almeno per qualche giorno, sarebbero cambiate. (altro…)

Read Full Post »

Il giornalista Luca Salici ha lanciato una petizione per far accedere Riccardo Orioles alla “Legge Bacchelli”, norma che ha istituito un fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità.
Abbiamo incontrato Riccardo Orioles nel 2010, quando era venuto ad Ovada a ritirare il premio Testimone di Pace per la Sezione Informazione. Giornalista e fondatore de “I Siciliani” insieme a Pippo Fava – direttore della testata, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984, Riccardo Orioles oggi vive a Milazzo, sua città natale, con una pensione di vecchiaia che non gli consente di continuare le cure per le sue patologie cardiache e gli acciacchi dovuti all’età.
Riccardo dal 6 gennaio 1984 ad oggi lavora per formare nuove generazioni di giornalisti: da Nord a Sud dell’Italia centinaia di cronisti, direttori e redattori di varie testate hanno trovato in lui un maestro della professione, della deontologia, dell’inchiesta.
Vi invitiamo a firmare la petizione cliccando qui

Read Full Post »

Buon compleanno, Paolo Dall’Ogliodalloglio_treanni

Read Full Post »

Tre anni fa scompariva a Raqqa, Siria, padre Paolo Dall’Oglio. In noi rimane la speranza che sia ancora vivo e la certezza che molti, in Siria e altrove, ne condividano l’impegno per il dialogo religioso e il sogno di un mondo libero da dittatura, fanatismo e violenza.dalloglio_treanni

Read Full Post »

Cinque mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo: Amnesty International Italia con il seguente comunicato stampa sollecita un maggiore impegno da parte della Farnesina :

Alla vigilia del 25 giugno, quando saranno trascorsi cinque mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo, Amnesty International Italia ha espresso in una lettera al ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni “preoccupazione per la mancanza di significativi progressi nell’accertamento dei fatti e delle responsabilità per la sua tragica uccisione”.
Nelle settimane successive al ritrovamento del corpo, orrendamente torturato, di Giulio Regeni e di fronte a un obbligo internazionale di svolgere un’inchiesta approfondita e indipendente sulla vicenda e di portarne i responsabili di fronte alla giustizia, le autorità egiziane hanno offerto spiegazioni diverse e contraddittorie, tutte alquanto improbabili, alcune qualificabili come veri e propri depistaggi, e si sono dimostrate nel contempo poco propense a collaborare seriamente con gli organi investigativi e giudiziari italiani.
Negli ultimi mesi, sottolinea Amnesty International, il contesto di violazione dei diritti umani nel quale si colloca la vicenda specifica di Giulio Regeni ha visto un notevole peggioramento: il ricorso alla tortura e alle sparizioni resta pratica comune mentre risulta in aumento la persecuzione ai danni di attivisti e difensori dei diritti umani, tra i quali anche due consulenti dei legali della famiglia Regeni.
Amnesty International Italia ha apprezzato le iniziali prese di posizione del governo italiano, tra cui la scelta di richiamare l’ambasciatore al Cairo e la recente rassicurazione che, per il momento, il nuovo ambasciatore rimarrà in Italia.
Tuttavia, l’organizzazione per i diritti umani ritiene che, con il trascorrere dei mesi, siano maturati i tempi per integrare le risposte sul piano dei rapporti diplomatici con altre misure, indispensabili al fine di assicurare la dichiarata proporzionalità della risposta italiana ai mancati progressi da parte egiziana.
Tra queste, Amnesty International Italia ritiene che costituisca un passo necessario l’interruzione immediata di ogni ulteriore fornitura di armi e altri equipaggiamenti utilizzati per commettere o agevolare gravi violazioni dei diritti umani in Egitto. L’Italia è infatti tra i paesi europei che hanno continuato a esportare in Egitto, anche in tempi assai recenti, sia armi che tecnologie e strumentazioni sofisticate per svolgere attività di sorveglianza, nonostante il rischio elevato che le une e le altre possano essere usate contro il dissenso pacifico.
Sarebbe inoltre opportuno, secondo Amnesty International, che il governo italiano compisse sforzi finalizzati a rafforzare la risposta dell’Unione europea e della comunità internazionale.
L’organizzazione per i diritti umani chiede in particolare al governo italiano di attivarsi affinché l’Unione europea assuma, in coerenza con la risoluzione del parlamento europeo del 10 marzo che definisce opportunamente Giulio Regeni “cittadino europeo”, tutte le iniziative necessarie, tenendo conto che l’accordo di associazione tra Unione europea ed Egitto prevede che il rispetto dei diritti umani sia parte integrante di quell’accordo.
Amnesty International Italia invita inoltre il governo a prendere in considerazione l’ipotesi di promuovere l’adozione di una dichiarazione sulla situazione dei diritti umani in Egitto, che faccia riferimento al caso Regeni, nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.
Un altro meccanismo che Amnesty International Italia invita la Farnesina a valutare, nell’ipotesi che continuassero a mancare progressi nell’accertamento della verità, si colloca nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, di cui Italia ed Egitto sono stati parte: l’articolo 30 prevede infatti che, a fronte di una controversia relativa all’applicazione della Convenzione, ogni stato parte possa promuovere, nell’ordine, un negoziato, un arbitrato internazionale e, infine, un ricorso unilaterale alla Corte internazionale di giustizia.
Il 25 e 26 giugno, Amnesty International Italia promuoverà una twitter action rivolta al primo ministro Renzi e al ministro degli Affari esteri Gentiloni per chiedere verità per Giulio Regeni.
Roma, 21 giugno 2016
Per interviste: Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it

Read Full Post »

Altrove Teatro della Maddalena
Piazzetta Cambiaso, 1
16124 Genova

Venerdì  13 e Sabato 14 maggio 2016 – ore 21
Sabato 14 – ore 18.30 incontro con il pubblico

MI CHIAMO RACHEL CORRIE
Tratto dagli scritti di Rachel Corrie

Drammaturgia a cura di Alan Rickman e Katharine Viner
Traduzione  Monica Capuani e Marta Gilmore
Regia Marta Paganelli
Con Marta Paganelli
Musica dal vivo Michele Capraro

Read Full Post »

BESTTEACHER_HANAN

Hanan Al Hroub, 43 anni, giovane palestinese nata e cresciuta nel campo di Betlemme, ha vinto il Premio Nobel per il miglior insegnante 2016, assegnato dalla Fondazione Varkey durante il global forum per l’educazione che si è svolto a Dubai.
Hanan è cresciuta nel campo profughi palestinese a Betlemme, dove la violenza è di casa. Iniziò a fare la maestra dopo che i suoi figli assistettero ad una sparatoria al ritorno da scuola che ferì il padre e provocò loro un profondo trauma. Negli anni seguenti Hanan dovette consultare specialisti e medici per curare questo trauma e fece tesoro della sua esperienza per elaborare strategie didattiche che potessero aiutare quegli alunni che, trovandosi in circostanze analoghe, avevano bisogno di essere seguiti in modo particolare a scuola.
La classi nelle scuole palestinesi, con così tanti bambini traumatizzati, possono essere ambienti molto difficili. Hanan si ispira al principio “No alla Violenza” ed usa un approccio specialistico che ha elaborato e descritto nel libro “Giochiamo e Impariamo”. Si sforza di sviluppare rapporti di fiducia, rispetto, sincerità e affetto con gli studenti e di far loro capire l’importanza dell’istruzione. Incoraggia gli alunni a lavorare insieme, è attenta ai loro bisogni individuali e ne premia i comportamenti positivi. Il suo metodo ha contribuito ad abbassare il tasso di violenza nelle scuole a rischio ed è stato adottato anche da altri insegnanti. Brava Hanan, buon lavoro!

 

 

 

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: