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Posts Tagged ‘Sovranità alimentare’

Sabato 7 febbraio, dalle 9,30 alle 14,00, si svolgerà presso la sala Alessi a Palazzo Marino, Milano, un convegno internazionale dal titolo “Expo: nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali ?”
Il convegno del 7 febbraio, organizzato da CostituzioneBeniComuni, il gruppo consigliare Sinistra per Pisapia con l’adesione di Adesso Basta e del Comitato Milanese AcquaPubblica, è l’apertura di un percorso aperto e rivolto a tutti con l’obiettivo di discutere ed avviare delle iniziative in grado di mettere al centro del dibattito nei prossimi mesi il diritto al cibo, all’acqua e la difesa della legalità dagli appetiti speculativi.
Di seguito una lettera aperta su Expo rivolta alle autorità.

Alle Autorità
e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”
Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

Signor presidente del Consiglio,
i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito, sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.
EXPO ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S.Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla EXPO in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.
Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’EXPO.
Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”…..continua a leggere 

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Facciamo nostro l’appello ricevuto da padre Alex Zanotelli – missionario comboniano e Vittorio Agnoletto – medico, network internazionale Flare dal titolo “FERMIAMO GLI EPA”
DIFENDIAMO IL FUTURO DEI POPOLI AFRICANI DAGLI ACCORDI ECONOMICI CHE L’EUROPA VUOLE IMPORRE
L’Unione Europea, anche a motivo della crisi economica, persegue una politica sempre più aggressiva per forzare i paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) a firmare gli EPA (Economic Partnership Agreements – Accordi di partenariato economico). Una trattativa questa durata quasi dieci anni;  la UE esige che  entro il 1 ottobre 2014 gli accordi siano siglati (questo è il primo passo che precede la vera e propria firma che può avvenire anche a diversi mesi di distanza dopo la soluzione di tutti gli aspetti legali).
Le relazioni commerciali tra la UE e i paesi ACP sono state regolate dalla Convenzione di  Lomé (1975-2000) e poi di Cotonou (2000-2020) con la clausola che i prodotti ACP – prevalentemente materie prime – potessero essere esportati nei mercati europei senza essere tassati. Questo però non valeva per i prodotti europei esportati nei paesi ACP, che dovevano invece sottostare a un regime fiscale di tipo protezionistico.
Ora, la UE chiede ai paesi ACP di eliminare le barriere protezionistiche in nome del libero scambio perché così richiede il WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) che persegue la politica di totale liberalizzazione del mercato. Con gli EPA infatti le nazioni africane saranno costrette a togliere sia i dazi che le tariffe oltre ad aprire i loro mercati alla concorrenza. La conseguenza sarà drammatica per i paesi ACP: l’agricoltura europea (sorretta da 50 miliardi di euro all’anno) potrà svendere i propri prodotti sui mercati dei paesi impoveriti. I contadini africani, infatti, (l’Africa è un continente al 70% agricolo) non potranno competere con i prezzi degli agricoltori europei che potranno svendere i loro prodotti sussidiati. E l’Africa sarà ancora più strangolata e affamata in un momento in cui l’Africa pagherà pesantemente i cambiamenti climatici…. leggi l’appello integrale

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Politica alimentare: il mondo non può essere un grande supermercato
Siamo arrivati a 7 miliardi di esseri umani che abitano il pianeta. Più di metà di loro vive ammucchiata in grandi città. Distanti dai loro luoghi di origine. E per la prima volta nella storia abbiamo raggiunto la triste statistica di un miliardo di persone, affamate tutti i giorni. Ossia, il 14% degli esseri umani non ha diritto alla sopravvivenza . E tra essi migliaia di bambini e le loro madri muoiono ogni giorno.

di João Pedro Stédile*  (traduzione Antonio Lupo – Comitato Amigos MST Italia)

Alla popolazione che riesce ad alimentarsi è stata imposta una standardizzazione dei prodotti alimentari. Quattrocento anni fa, prima dell’avvento del capitalismo, gli esseri umani si nutrivano con più di 500 specie diverse di piante.
Cento anni fa, con l’egemonia della rivoluzione industriale, si sono ridotte a 100 le specie diverse di cibo, che dopo l’aratura passavano ai processi industriali. E da trent’anni, dopo l’egemonia del capitale finanziario nel mondo di oggi, la base di tutta l’alimentazione dell’umanità è rappresentata per l’80% da soia, mais, riso, fagioli, orzo e manioca.
Il mondo è diventato un grande supermercato, unico. Le persone, indipendentemente da dove vivono, si nutrono della stessa dieta di base, fornita dalle stesse imprese, come se fossimo una grande porcilaia che aspetta, passivi e dominati, la distribuzione della stessa razione giornaliera.
Una tragedia, nascosta tutti i giorni dai media al servizio della classe dominante, che si riempie con il banchetto di dividendi, profitti, conti bancari, champagne, aragoste. Sempre più obesi e disumanizzati. Rimpinzati di ingiustizia e iniquità. Perché ci troviamo in questa situazione?
Perché il capitalismo come modo di organizzare la produzione, la distribuzione dei beni e la vita delle persone basata sul profitto e lo sfruttamento, si è impossessato dell’intero pianeta. E il cibo è stato ridotto ad un mero status di merce. Chiunque ha denaro può comprare l’energia per continuare a vivere. Quelli senza soldi non possono continuare a sopravvivere. (altro…)

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Dall’amico Fabrizio Garbarino, allevatore e contadino cooperativo di Roccaverano (Asti), riceviamo la lettera che in seno al Coordinamento Europeo Via Campesina è stata inviata a tutti i parlamentari europei e che per quelli italiani è stata firmata da Ari (Associazione Rurale Italiana), Alpa (Associazione Lavoratori Produttori dell’Agroalimentare)  e Aiab(Associazione Italiana Agricoltura Biologica).
Il cuore del concetto è che: “Le cittadine e i cittadini europei, allo stesso tempo contribuenti e consumatori, sono molto attaccati ad un’agricoltura europea differenziata, presente su tutto il territorio, ed in grandissima parte composta da piccole e medie aziende agricole familiari. Tuttavia la riforma della Politica Agricola Comune (PAC) proposta dalla Commissione Europea nell’ottobre 2011, e modificata dalla Commissione agricola del Parlamento europeo nel gennaio 2013, continua a permettere un utilizzo molto disuguale dei pagamenti diretti della PAC tra le aziende agricole”.
Da lì scaturiscono richieste di riforma forse un po’ tecniche, ma sicuramente fondamentali per un equo contributo all’agricoltura contadina, agroecologica e solidale europea e per evitare che il cibo buono e sano se lo possano permettere solo i ricchi in questa Europa sempre più diseguale.
Leggi la lettera agli Eurodeputati.

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Il testo “Contadini per scelta” di Massimo Ceriani e Giuseppe Canale che uscirà entro giugno 2013 per l’Editoriale Jaca Book, è un libro in cui parlano i contadini. Diversamente da altri libri sui contadini questo è un libro dei contadini, nel senso che dà la parola alle loro narrazioni. Le parole chiave della ricerca sono:   esperienze plurali  –  contadini per scelta  – approccio agroecologico – autonomia e progettualità contadina
I testimoni sono i protagonisti di una agricoltura  che resiste, che costruisce esperienze plurali e che indica una via d’uscita dall’empasse dell’agricoltura industrializzata.
Nelle loro narrazioni possiamo riconoscere la passione e l’orgoglio di essere contadini, la forte integrazione di vita e lavoro, i tratti di una contadinità che recupera saperi e tradizioni rigiocandole dentro la modernità, intrecciandole con saperi e modi moderni.
Sono contadini per scelta, che hanno  una idea di futuro che contiene la riconciliazione con la natura e con la società, e una visione dei rapporti economici ispirata non al profitto dei singoli ma alla ricerca del benessere proprio e collettivo. Il loro fine non è l’arricchimento, ma quello di una vita dignitosa in equilibrio con la natura e le loro pratiche sono all’altezza di un cambiamento radicale del modello di sviluppo agricolo dominante.
Leggi il resoconto dell’incontro tenutosi a Valle Unite il 26 gennaio 2013 e prenota copia del libro scontato del 40% sul prezzo di copertina.

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Sembra che anche nella nostra regione siano purtroppo diffusi casi di sfruttamento e di disprezzo della dignità dei lavoratori. Dopo il caso dei lavoratori marocchini a Castelnuovo Scrivia, segnaliamo quello dei 200 lavoratori agricoli migranti che vivono intorno al Foro Boario a Saluzzo. Ringraziamo il Coordinamento Contadino Piemontese per la segnalazione.

Comunicato Stampa del Coordinamento Contadino Piemontese
La situazione riguardante i circa 200 lavoratori agricoli migranti che vivono nell’immediato intorno del Foro Boario a Saluzzo ci lascia sgomenti: da giugno sul territorio era chiaramente immaginabile che il numero dei migranti nella zona sarebbe aumentato nelle settimane a venire con il procedere della stagione della raccolta.
Come cittadini siamo scandalizzati dal fatto che le  istituzioni dello Stato italiano ed i responsabili delle amministrazioni locali non siano stati capaci di affrontare tempestivamente ed efficacemente una situazione ampiamente prevedibile.
Come contadini siamo amareggiati che a questi lavoratori agricoli, molti dei quali contadini nel proprio Paese d’origine, non siano stati riconosciuti i diritti umani e sociali fondamentali della persona e del lavoro, nonostante essi siano considerati necessari per le operazioni di raccolta e gestione agricola stagionale. Questi uomini sono in possesso sia di un permesso di soggiorno sia di un contratto di lavoro e quindi la loro situazione non differisce da quella di qualunque lavoratore agricolo stagionale che negli anni passati si sia dedicato alla raccolta della frutta. Sembra dunque che la differenza di trattamento da parte delle istituzioni e degli imprenditori agricoli saluzzesi, che non sono stati in grado di provvedere ad un’ adeguata accoglienza, sia motivata esclusivamente dall’origine e dalla provenienza geografica di questi stessi lavoratori.
L’accoglienza degna non c’è stata! I lavoratori sono stati umiliati nella loro dignità per due stagioni consecutive: lo scorso anno, quando queste persone dormirono per mesi in un deposito dismesso accanto alla stazione ferroviaria; quest’anno in cui si sono ripetuti analoghi meccanismi di incongruenza ed inadeguatezza organizzativa.
Lo sfruttamento dei lavoratori agricoli stagionali migranti è un fenomeno ormai conosciuto  in tutte le grandi aree agricole italiane e, se non si dovesse arrivare al più presto ad una soluzione condivisa con adeguate condizioni di accoglienza e trattamento, questo disagio potrebbe sfociare rapidamente in episodi analoghi a quelli verificatisi
in diverse località europee: El Ejdo in Spagna, Bouches du Rhone in Francia e recentemente Rosarno e Nardò in Italia.
Noi contadini delle associazioni del Coordinamento Contadino Piemontese esprimiamo la più grande solidarietà ai lavoratori e a tutte quelle realtà saluzzesi che cercano di rendere accettabile una realtà impensata e impensabile per il “civile” Piemonte. (altro…)

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