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Posts Tagged ‘Salute’

“Oggi è la giornata internazionale contro le mine antipersona e io la passo proprio qui, in Kurdistan, dove Emergency ha curato le sue prime vittime di quella barbarie che sono le mine. Quando siamo arrivati, nel ’95, in questa regione c’erano 3 milioni di abitanti e 10 milioni di mine: 3,3 periodico per ogni persona, uomo, donna o bambino che fosse. E buona parte delle mine erano di produzione italiana. Così abbiamo cominciato a curare le vittime “a casa loro” e intanto ci siamo dati da fare “a casa nostra”, lottando per la messa al bando di questi ordigni schifosi (e alla fine, insieme a milioni di altri italiani, ce l’abbiamo fatta). In queste ore, la mia giornata internazionale contro le mine aveva la faccia di uno dei nostri pazienti dei primi anni in Kurdistan, amputato di entrambe le braccia, che oggi lavora come guardia per la clinica di Emergency nel campo per sfollati di Qoratu. O del giardiniere del Centro di riabilitazione, che ha perso una gamba, che fa crescere “le piante più belle della regione” e che, occasionalmente, ha giocato in porta nella nostra squadra di calcio. E ha anche la faccia di tutti i colleghi e di tutti, ma proprio tutti, i volontari di Emergency che davanti alla barbarie delle mine hanno scelto di non arrendersi e di darsi da fare. Per voi: grazie. Un grande grazie da qui.”
Cecilia Strada, presidente di Emergency

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Pubblichiamo l’appello urgente lanciato dall’associazione Mondo in Cammino

E’ DOVERE DI TUTTA LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE METTERE URGENTEMENTE IN SICUREZZA LA ZONA DI ESCLUSIONE DI CHERNOBYL
Il recente incendio sviluppatosi alla fine di aprile nella zone di esclusione di Chernobyl in Ucraina, impone la necessità di lanciare un appello urgente per la sua messa in sicurezza.
L’incendio ha incominciato a svilupparsi il 26 aprile (giorno, per ironia della sorte, dell’anniversario dell’incidente nucleare) e non il 28 come annunciato ufficialmente dalle autorità ucraine; è stato estinto il 2 maggio in mattinata ed ha riguardato un’estensione di 113 km2 e non solo di 4 km2 (28 volte di meno) come dichiarato dal primo ministro ucraino.
L’incendio ha sollevato in aria radionuclidi che si sono diffusi nei paesi vicini, in particolare in Bielorussia (in cui il pennacchio radioattivo è penetrato, in maniera composita, per oltre 60 km nella provincia di Narovlja in direzione di Mozyr) e Russia (interessando dapprima, per ragioni di contiguità, la provincia di Novozybkov della regione di Bryansk).

cernobyl  E’ difficile stabilire e prevedere la diffusione globale,  ma una ricerca del Norwegian Institute for Air  Research  ha dimostrato che incendi di tale portata  (come quelli avvenuti nel 2001, 2008, 2010) hanno  mobilizzato dal 2 all’8% del Cesio137 liberato  dall’incidente del 1986 e che le nuvole generatesi si  sono spinte, al Nord, fino alla Scandinavia e, al Sud,  fino alla Turchia.
A proposito della inevitabile diffusione degli aerosol  radioattivi dell’ incendio, l’IRSN (Istituto di  Radioprotezione e Sicurezza Nucleare) ha dichiarato  che c’è da aspettarsi un aumento di 3 volte della radioattività in Francia, a partire dalle 2 settimane successive all’evento.
In ogni caso, tutti gli incendi, che si sviluppano nella zona di esclusione, sollevano radionuclidi, la cui successiva diffusione e deposito al terreno dipendono dalla vastità dell’incendio stesso, dalla porzione di area interessata (su 260.000 ettari, il 65-70% è rappresentato da foreste), dallo sviluppo in altezza e dagli eventi atmosferici (velocità del vento, precipitazioni).
Questo assunto rende scandaloso il fatto che non sia stata lanciata un’allerta alla popolazione presumibilmente coinvolta, tramite consigli riguardanti facili comportamenti quotidiani, raccomandazioni alimentari, elementari azioni per contrastare o antagonizzare i radionuclidi. (altro…)

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Sabato 7 febbraio, dalle 9,30 alle 14,00, si svolgerà presso la sala Alessi a Palazzo Marino, Milano, un convegno internazionale dal titolo “Expo: nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali ?”
Il convegno del 7 febbraio, organizzato da CostituzioneBeniComuni, il gruppo consigliare Sinistra per Pisapia con l’adesione di Adesso Basta e del Comitato Milanese AcquaPubblica, è l’apertura di un percorso aperto e rivolto a tutti con l’obiettivo di discutere ed avviare delle iniziative in grado di mettere al centro del dibattito nei prossimi mesi il diritto al cibo, all’acqua e la difesa della legalità dagli appetiti speculativi.
Di seguito una lettera aperta su Expo rivolta alle autorità.

Alle Autorità
e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”
Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

Signor presidente del Consiglio,
i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito, sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.
EXPO ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S.Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla EXPO in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.
Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’EXPO.
Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”…..continua a leggere 

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La nostra cara amica Raffaella Romagnolo, autrice de L’Amante di Città, La Masnà, Tutta Questa Vita, ha scritto questo bell’articolo per «Grazia» del 21 novembre 2013.

                                               La cugina Angela
Le donne che vivevano sulle colline tra Tanaro e Po, 42 anni fa, andavano a partorire all’ospedale di Casale Monferrato. Così mia madre. Poi ci trasferimmo, e a Casale tornavamo, di tanto in tanto, a trovare una cugina di mio padre, che faceva la maestra. Era una donna di una bontà da libro Cuore, una “signorina” che a me pareva una gran signora, con lo scamiciato e al collo la medaglietta con la Madonna. Quando arrivai alle Elementari, mi chiese di mandarle delle lettere, che lei avrebbe corretto. “Hai scritto emozzione” – diceva -“ma all’emozione basta una zeta”.
Da grande ho scoperto di essere nata nella città dell’amianto. No, la città del mesotelioma pleurico, il cancro che ti viene se hai respirato fibre di amianto. Ho scoperto che ne basta una, di fibra. Un respiro, una pagliuzza. Si addormenta da qualche parte per anni – decenni – poi un bel giorno si risveglia e ti devasta. Ho scoperto che i morti sono oltre tremila. Cominciavano a morire quando noi caricavamo i bagagli su una giardinetta che sapeva tanto di campagna. Operai, ma anche bottegaie, impiegate, medici, giornalisti. E ho scoperto che in tutti questi anni in cui la mia vita è scivolata altrove, i miei concittadini hanno combattuto una guerra, e per lottare hanno inventato armi che non esistevano e adesso sono lì, disponibili, per tutti. Strumenti legislativi (la legge del ’92 di messa al bando dell’amianto) e giurisprudenziali (la sentenza del tribunale di Torino, che ha condannato i proprietari dell’Eternit). Strumenti utili per interpretare il diritto al lavoro e alla salute nel mondo nuovo, e combattere un certo capitalismo di rapina, che della globalizzazione ha fatto il suo campo di gioco e la sua scusa.
Perché la questione amianto non riguarda solo la provincia italiana. Se potete, guardate il documentario “Polvere”, girato da Bruna e Prandstraller. C’è il processo Eternit, ma anche tanto Brasile, e Canada, e India. Per riuscire a vederlo ci vuole fortuna o molta determinazione, visto che la televisione italiana, a quanto ne so, non lo ha mai trasmesso. So che gira, però. Io l’ho visto in una piccola sala cinematografica, e davanti alla resistenza e alla capacità di inventarsi leggi, strategie e alternative dei miei concittadini, mi sono sentita orgogliosa ed “emozzionata”. La cugina di mio padre, che si chiamava Angela Bocca, è morta il 6 dicembre 2010, di mesotelioma pleurico. E mi piace pensare che no, neanche in questo caso avrebbe lasciato correre sull’eccesso di zeta.

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Dal 1999 il 25 novembre è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne. Noi abbiamo scelto di ricordarla con la storia di una undicenne segnalata da Avaaz, rete globale di 30 milioni di persone che promuove campagne affinché le opinioni e i valori dei cittadini di ogni parte del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali (Avaaz significa “voce” in molte lingue). Eccola.

Care amiche e cari amici,
Kaia*, una 11enne sopravvissuta a uno stupro ha denunciato il suo stesso governo per aver fallito nel compito di proteggerla dalla violenza, e ha vinto. Ora possiamo fare leva su questa sentenza storica per aiutare altre donne, ma abbiamo bisogno di risorse per farlo. Se ognuno di noi si impegnerà a donare anche solo 4€, potremo fare in modo che questa incredibile vittoria sia l’inizio di una svolta epocale nella difesa delle donne:
Kaia* aveva undici anni quando è stata assalita e violentata mentre andava a scuola. Un’insegnante l’ha portata in ospedale, ma poi ha dovuto addirittura corrompere la polizia anche solo per poter sporgere denuncia.
La reazione di Kaia è stata di un coraggio incredibile. Ha denunciato la polizia per non aver fatto il necessario per proteggerla. E la cosa ancora più incredibile è quello che è accaduto subito dopo.
In Kenya, il paese dove vive Kaia, una donna o una ragazza vengono stuprate ogni 30 minuti. La polizia di norma chiude gli occhi, isolando ulteriormente le giovani sopravvissute e rinforzando l’idea che lo stupro è accettato.
Kaia e altri dieci altri giovani sopravvissute hanno deciso di averne abbastanza. Nel giorno del processo, ignorando le minacce ricevuto e i blocchi di sicurezza hanno marciato dalle loro case fino al tribunale, intonando lo slogan “Haki yangu” — che in Kiswahili “Voglio i miei diritti.” Dopodiché il giudice ha emesso la sentenza: le ragazze avevano vinto! (altro…)

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Di seguito l’intervista di Emilio Vanoni, presidente di un Comitato di accoglienza per i “bambini di Chernobyl” al presidente di Mondo in Cammino, Massimo Bonfatti. Come dice Bonfatti, sarebbe ora di renderci conto che ciò che è accaduto a Chernobyl ci riguarda più di quanto pensiamo. “Noi, come i “bambini di Chernobyl” siamo oramai sottoposti ad una fallout generalizzato che sta accumulando più lentamente (rispetto a loro) e progressivamente, a piccole dosi, radionuclidi nel nostro organismo.”

Come è la situazione in questo momento a livello generale nelle zone contaminate della Bielorussia?

La situazione non è assolutamente in via di risoluzione. I dati sulla reale contaminazione del terreno non si conoscono (e forse non si conosceranno mai). La politica di minimizzazione del rischio è una cosa, la realtà un’altra.  Bisogna tenere presente che la contaminazione di Chernobyl (riferendomi alla Bielorussia) non è stata un fallout, ma un ri-fallout. Mi spiego. Nella seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso, il professore Bandazhevsky trovò in una biblioteca un libro: “Il fall out globale del Cesio137 e l’uomo”. Il libro, edito nel 1974 da Atomizdat di Mosca e stampato in 1.655 esemplari, riportava gli studi e le osservazioni di diversi studiosi sulla migrazione del Cesio137, a seconda del tipo di terreno, nelle varie radici delle piante e, di conseguenza, esaminava le cause dell’aumento dell’incorporazione del Cesio137 nel corpo degli abitanti rurali di alcune province dell’Unione Sovietica. In più a pagina 37 riportava una cartina con il fallout del Cesio137 in una zona particolare, definita “Poles’e”, ovvero, lungo la linea Brest- Gomel quella fascia di territorio che comprende i confini meridionali della Bielorussia e quelli nord occidentali dell’Ucraina. Per quanto riguardava la Bielorussia la cartina assumeva un respiro più ampio inglobando gli ultimi territori meridionali delle province di Minsk e Mogilev e completamente quelli delle province di Brest e Gomel. Nella cartina erano riportate le seguenti località: Brest, Kobrin, Pinsk, Luninets, Recitsa, Bobruisk, Baranovichi. Bragin, Khoiniki, fino giù alla stessa Chernobyl in Ucraina. Il professore capì subito che le cartine diffuse subito dopo l’incidente di Chernobyl sulle ricadute radioattive, non erano nient’altro che la riproposizione dei fallout dei precedente test atomici in atmosfera, di cui si era taciuto e di cui si era tentato di farne sparire le tracce. E per di più a Bandazhevsky fu chiaro perché subito dopo il fallout di Chernobyl venne registrata una percentuale notevole di cancri tiroidei. La situazione, creatasi in seguito alle ricadute degli isotopi dopo l’incidente, non era niente altro che lo specchio fedele delle risultanze dei suoi esperimenti: il fallout, precedente all’incidente di Chernobyl, aveva già innestato un processo di mutagenesi in molti individui; dopo Chernobyl un isotopo labile come lo Iodio131 colpendo, in questi individui, le cellule in preda a mutagenesi, si era trasformato in isotopo “provocatore” dei geni che, fino a quel momento, erano riusciti a svolgere una funzione vicariante senza dare segno di malattie o malformazioni. E, in previsione, bisognava aspettarsi l’azione di un altro  agente provocatore su cui stava lavorando il professore: non il labile Iodio131, bensì il più temibile Cesio137.
Questo significa che se, dopo il 1986, le patologie che si erano subito evidenziate erano conseguenza dei fallout degli anni ‘60 che avevano indotto quella mutagenesi slatentizzata in malattie dal nuovo fallout di Chernobyl, ora (2013) continuano a manifestarsi quelle patologie per cui nulla può il potere vicariante dell’organismo collassato dall’esposizione ad una dieta a base di radionuclidi: radionuclidi presenti nei terreni e nella dieta di molte famiglie che vivono nelle zone contaminate (famiglie, per di più, sottoposte a fallout subentranti, come quello di Fukushima, che,  a differenza di altre zone ed altri paesi, induce più in fretta – negli individui che vivono già in zone contaminate – il superamento della soglia di “tolleranza”). (altro…)

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Alla giunta regionale del Piemonte, al parlamento italiano: CHIUDERE IL SAN LORENZO E’ MALASANITA’, OLTRE CHE UN ATTACCO ALLA SANITA’ PUBBLICA (firma la petizione)
La giunta regionale piemontese vuole chiudere uno degli ospedali con maggiori prospettive di sviluppo dell’intera regione Piemonte: il San Lorenzo di Carmagnola (per vedere e “sapere” cosa è il “San Lorenzo”, clicca qui oppure qui )
La scelta della Regione si basa su numeri falsi e sull’inquinamento dei dati per cercare di privilegiare scelte di parte (e partitiche), anche a costo della loro onerosità. Questa scelta pone di fatto il San Lorenzo sul mercato della salute, a tutto vantaggio del settore privato. Un ospedale gioiello per le sue strutture, con sale operatorie all’avanguardia, con spazi e possibilità architettoniche per l’investimento in tecnologie, rispondente a tutti i requisiti e le norme, sia dal punto di vista tecnico che di umanizzazione, viene spogliato delle sue potenzialità per una riconversione che non ha niente a che vedere con scelte di tutela della salute del territorio. Un’eccellenza gettata alle ortiche! E’ una scelta contro ogni logica di buon governo. E’ necessario sapere, infatti, che è stato scelto per il 2012 e 2013 a 106.000 euro all’anno, come consulente della Giunta regionale per la valorizzazione immobiliare e la gestione del patrimonio, Ferruccio Luppi. Luppi è membro del CDA del più grande ente di gestione fondi immobiliari (Idea Fimit SGR, holding con 10 miliardi di masse in gestione e 31 fondi immobiliari di cui 5 quotati nel segmento MIV, Mercato Telematico degli Investment Vehicles, di Borsa Italiana), ma soprattutto è presidente di Générale de Santé, il gruppo ospedaliero con 110 strutture di cura private e oltre 35.000 dipendenti in Francia, leader nel settore della sanità privata (Il Gruppo. recupera strutture pubbliche per trasformarle in strutture private. Un colosso che ha tra i principali soci Antonino Ligresti, De Agostini e Mediobanca: fa parte, quindi, di un progetto che, in prospettiva, ha come scopo quello di finanziare le strutture private con i soldi pubblici. (altro…)

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