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Posts Tagged ‘Politica’

In occasione della riunione alle Nazioni Unite di oggi lunedì 19 settembre, che vedrà i leader di tutto il mondo riuniti per adottare la cosiddetta Dichiarazione di New York per la Migrazione, lavorando insieme “su un approccio umanitario e coordinato per affrontare i grandi movimenti di rifugiati e migranti”,  Medici Senza Frontiere ha presentato un rapporto dedicato ad alcune situazioni d’emergenza che sono all’origine di tali movimenti.
Il rapporto di Msf è intitolato “Reality Check. Come stanno le cose” e presenta nove gravi emergenze che coinvolgono migranti e rifugiati. Solo nell’ultimo anno “5.749 persone sono decedute alle frontiere di tutto il mondo”. Quello che si può trovare nel documento non è «uno sguardo esaustivo sul tema della migrazione ma mostra la realtà testimoniata nei progetti di Msf, che assistono alcuni dei 65 milioni di sfollati forzati e dei 244 milioni di migranti presenti oggi nel mondo”.

Scarica qui il rapporto “Reality Check. Come stanno le cose” di MSF.

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LE ALTERNATIVE AL LIBERISMO SI DISCUTONO NELLA TANA DEL LUPO 
Riflessioni a 360° sul Forum Sociale Mondiale che si sta svolgendo a Montreal.

Vittorio Agnoletto, 12 agosto 2016

“Queste sarebbero le nazioni che pretendono di darci lezioni di democrazia? In verità l’occidente ha paura del confronto sulle idee e sulle nostre proposte. Noi siamo portatori di idee non di bombe” Questa la dura reazione di Aminata Traore’, attivista dei diritti umani, già ministra della cultura del Mali. Sono oltre 250 gli attivisti e i dirigenti sindacali e dei movimenti sociali ai quali è stato rifiutato il visto per entrare in Canada per partecipare a Montreal al 12° Forum Sociale Mondiale. Nonostante una dichiarazione di protesta firmata da centinaia di associazioni di tutto il mondo non è pervenuta alcuna reazione da parte del governo canadese che mostra assoluta indifferenza alle critiche ampiamente riprese dai media.
Il numero esiguo di rappresentanti del sud del mondo sta modificando sensibilmente l’andamento del Forum; non c’è dubbio che il tentativo di costruire, attraverso il primo Forum realizzato nel nord del mondo, un ponte tra le emergenze sociali dei due emisferi abbia subito un arresto. Tuttavia questo non significa il fallimento del Forum che si sarebbe trasformato in una “scommessa persa” come viene sostenuto ad esempio da Sara Gandolfi sul Corriere, uno dei pochi media main-stream di casa nostra che ha scritto sull’argomento. Anzi, paradossalmente questa obbligata e imposta pausa di riflessione, può aiutarci a riprendere il cammino con maggior forza.
Il Forum si trasforma
Il Forum nato a Poro Allegre 15 anni fa, nel 2001, pur dentro un approccio globale, leggeva il mondo attraverso uno sguardo al cui centro c’era il rapporto nord/sud con i temi della solidarietà e della cooperazione internazionale, la denuncia delle politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in Africa, tutto questo letto con una forte sensibilità terzomondista. Sullo sfondo la discussione e l’analisi si ampliava al crescente dominio della finanza e al ruolo delle nuove istituzioni internazionali quali il WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Oggi la drammatica crisi sociale ed economica che investe tutto il mondo e in particolare modo l’emisfero nord-occidentale ci obbliga, se vogliamo essere realisti e credibili anche per i nostri concittadini, a puntare lo sguardo innanzitutto sui nostri territori, a sforzarci di trovare soluzioni idonee ad affrontare la pesante realtà del nostro quotidiano con proposte capaci di porre al centro anche nelle nostre nazioni i temi della redistribuzione della ricchezza, della giustizia sociale, della democrazia reale e quindi dell’accesso libero e generalizzato al sapere e alle nuove tecnologie. (altro…)

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Oltre 2,5 milioni di euro ogni ora. E’ l’incredibile dimensione della spesa militare italiana. Mezzo milione l’ora solo per l’acquisto di nuovi armamenti. Un investimento che sottrae preziose risorse ad altre voci di spesa pubblica (sanità, istruzione, pensioni, ambiente) e che oggi non è possibile controllare in maniera democratica proprio per mancanza di dati ed analisi certe.
Per questo Francesco Vignarca (Rete Italiana Disamo) ed Enrico Piovesana (Fatto Quotidiano) insime al Movimento Nonviolento hanno deciso di lanciare un percorso verso un Osservatorio sulle Spese Militari Italiane (MIL€X) il cui primo passo sarà la realizzazione del primo Rapporto annuale sulle spese militari italiane. Per realizzarlo è stato lanciato un progetto di crowdfunding attivo in questi giorni che potete trovare su Eppela cliccando qui.
E’ importante che si riesca a concretizzare questo prezioso strumento civico di monitoraggio su una tematica di cui le organizzazioni e campagne pacifiste e disarmiste si sono sempre occupate e che impatta fortemente sulle dinamiche economiche negative che la finanza etica ha invece sempre combattuto. L’invito dunque è quello di sostenere il progetto MIL€X partecipando al crowdfunding entro il 5 di agosto e costruendo così un nuovo strumento di contrasto alle politiche di militarizzazione e diffusione della guerra nel mondo.

 

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Medio Oriente Chi strumentalizza le fedi, Chiara Zappa in Avvenire, 27 luglio 2016

Dacca, Istanbul, Nizza. E ancora le vittime di Bruxelles come quelle di Tunisi, il Bataclan come il bar Pulse, a Orlando: l’attualità ci obbliga a una terribile contabilità di morte che sembra non doversi esaurire mai. La scia di terrore a matrice fondamentalista che sta insanguinando il mondo dà le vertigini e porta inevitabilmente argomenti all’interpretazione di chi, dai salotti tv ai think tank geopolitici, mette in relazione la violenza con un insanabile conflitto tra culture e religioni.
La teoria dello scontro di civiltà, esposta da Samuel Huntington nel suo saggio del 1996 e poi diffusasi con stupefacente fortuna dal mondo accademico a quello dei media, è oggi alla base di tutte le letture più accreditate delle tensioni che attraversano il presente, le quali si auto-ammantano di motivazioni confessionali e affermazioni identitarie. «Ma cascare in questa trappola significa fare proprio il gioco dei terroristi»: ne è convinto GEORGES CORM, economista e storico libanese, consulente di diversi organismi internazionali (tra cui Unione Europea e Banca Mondiale), che ad analizzare le dinamiche dell’area mediterranea ha dedicato decenni di studi.
Per l’eclettico intellettuale cristiano nato ad Alessandria nel 1940, ministro libanese delle Finanze dal 1998 al 2000, docente in varie università anche europee – attualmente alla Saint Joseph University di Beirut –, a cent’anni esatti dagli accordi di Sykes-Picot che spartirono tra Francia e Regno Unito le province arabe dell’impero ottomano, gli effetti nefasti della famosa «linea nella sabbia» che gettò le basi geopolitiche dell’odierno Medio Oriente restano evidenti nel caos endemico della regione. Un’instabilità che ha ben poco a che vedere con le presunte differenze irriducibili tra civiltà, come ha sostenuto in testi come Oriente Occidente. Il mito di una frattura (Vallecchi, 2003), Il mondo arabo in conflitto (Jaca Book, 2005), o il più recente Il nuovo governo del mondo (Vita e Pensiero, 2013).
Ma è nel saggio Contro il conflitto di civiltà. Sul «ritorno del religioso» nei conflitti contemporanei del Medio Oriente, ora tradotto da Guerini e Associati (pp. 234, euro 19,50), che Corm si dedica in modo sistematico a confutare letture considerate troppo semplicistiche e “comode” di fenomeni dalla ben più profonda complessità storica, economica e politica. (altro…)

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Nell’aprile scorso l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti umani di Strasburgo per non avere punito adeguatamente le torture commesse alla scuola Diaz nel luglio 2001 a Genova.
Lorenzo Guadagnucci, giornalista e attivista di “Verità e giustizia per Genova”, il 12 mag 2014 raccontava la sua esperienza durante il G8 tenutosi a Genova nel 2001. Per capire perché l’Italia non sa punire la tortura ed è incapace di una riforma democratica delle forze di polizia leggi il suo libro sTortura

 

 

 

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Luca Rastello ci ha lasciati esattamente un anno fa. Lo ricordiamo con un’intervista di  Silvia Padrini del 9 dicembre 2013 su East Journal.  L’intervista riguarda il libro “Binario Morto” (Edizioni Chiarelettere, 2013), scritto da Luca Rastello con Andrea De Benedetti dopo avere attraversato l’intera Europa. Il libro è sull’Alta Velocità e sul Corridoio 5, ma riguarda anche le modalità di costruzione del discorso politico e mediatico. Leggete l’intervista e troverete anche qualcosa di interessante sull’Unione Europea.

Per scrivere Binario Morto avete attraversato tutta l’Europa. Al ritorno da un viaggio, il bilancio è solitamente accompagnato da aspettative disattese e scoperte impreviste. Quali sono state le vostre?
Durante il viaggio tutti due ci siamo sorpresi di molte cose, ad esempio dello scoprire come una narrazione avesse sostituito completamente la realtà. Devo dire però che l’itinerario delle sorprese comincia dopo il viaggio: è stato impressionante nell’elaborare, raccontare e presentare il libro maturare una coscienza intorno alla dimensione e alla spudoratezza della menzogna che c’è sulla vicenda dell’alta velocità e sul corridoio 5, costruita dal discorso politico e mediatico. Questa la grande sorpresa. Una sorpresa contingente è, invece, andare alla stazione di Trieste per comprare un biglietto del treno per Lubiana, tranquillissimi: siamo nel cuore d’Europa nel terzo millennio e ci stanno raccontando che stanno preparando un grande corridoio ferroviario che sostituirà le linee tradizionali (presupponendo che ci siano le linee tradizionali). Alla stazione di Trieste non vediamo sul tabellone nessun treno per Lubiana e all’ufficio informazioni ci dicono che da dicembre 2011 non si va più a Lubiana, è stata tagliata la linea ferroviaria. Si va in corriera, si cambia due volte. Ma la sorpresa che nasce dopo… Faccio ancora fatica a parlare di menzogna, tanto è spudorata la menzogna quando vedo il direttore dell’osservatorio governativo sulla TAV Virano che in una conferenza pubblica dichiara che la Spagna sta scavando il tunnel sotto il mediterraneo da Algeriras al Marocco. Questa è una cosa per cui qualunque spagnolo gli riderebbe semplicemente in faccia. La Spagna è in crisi economica verticale e le due cause fondamentali della crisi sono la bolla speculativa e le grandi opere, in particolare quelle per l’alta velocità ferroviaria, che registra un passivo senza pari. Allora la grande disillusione è tornare qui, dopo un viaggio di 3500 chilometri, tornare al centro, a Torino, e scoprire che l’Europa contemporanea, super informata, interconnessa, l’Europa dell’ipertrofia della comunicazione è convinta che tutto si può verificare, e quindi che non verifica più nulla. Se una notizia viene data, siccome è facile verificarla non la si verifica più. E noi ci troviamo nelle condizioni dell’europeo del medioevo che trovava le relazioni di viaggio di viaggiatori che erano stati in oriente che potevano raccontare qualunque cosa, racconti fantastici…. clicca qui per leggere tutta l’intervista.

 

 

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Nella confusione che regna in Europa all’indomani del referendum per l’uscita del Regno Unito dalla UE, vogliamo proporvi una profonda utile riflessione di Paolo Rumiz.

«Troppe similitudini con l’oggi. I colpevoli del dissesto del Paese, la Casta in poche parole, che spinge lucidamente i popoli gli uni contro gli altri per non pagare il dazio del suo fallimento, trasformando una lotta politica e sociale in una lotta etnica in nome del Dio Nazione. In poche parole, fascismo». La Repubblica, 23 giugno 2016 (m.p.r.)
Ma che cos’è questo rumore di chiavistelli che percorre l’Europa, questo rugginoso agitarsi di lucchetti, serrature, reticolati e sbarre di frontiera che dalla Gran Bretagna alla Grecia raggiunge la Catalogna e i confini della Russia, così simile al grattare della lima dei galeotti nel carcere di Montecristo? E che cos’è questa banalizzazione del linguaggio che ci invade, questo diffondersi di alternative violente nascoste dietro innocue sigle da computer, “In/Out”, “Leave/“Remain”? Dove nascono l’aggressività omicida e gli osceni bisillabi che annichiliscono la complessità di eventi, come “Brexit” o “Grexit”? E soprattutto, come chiamare questa illusione che si impossessa delle nazioni, secondo la quale “Da soli è meglio”?
Non so perché esitiamo tanto. Il termine ce l’abbiamo a disposizione da un quarto di secolo, o forse da molto di più. Chiamasi “balcanizzazione”. So che non piace assimilarsi ai Balcani. Genera sollievo pensare che quello sia un focolaio di tribalismo a sé stante, dal quale l’Europa “civile” è immune. Ricordo distintamente che allora, prima che la Jugoslavia si disintegrasse, i signori economisti erano convinti che uno scoppio di follia collettiva autodistruttiva sarebbe stato impossibile. Nell’89 scrissi un libro in cui dicevo: attenti, dopo la caduta del Muro, salta in aria la Federazione di Tito. Romano Prodi lo lesse e mi scrisse che ero troppo pessimista, perché i popoli lo capiscono da soli che “separati si è più deboli”. (altro…)

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