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Posts Tagged ‘Disarmo’

“Oggi è la giornata internazionale contro le mine antipersona e io la passo proprio qui, in Kurdistan, dove Emergency ha curato le sue prime vittime di quella barbarie che sono le mine. Quando siamo arrivati, nel ’95, in questa regione c’erano 3 milioni di abitanti e 10 milioni di mine: 3,3 periodico per ogni persona, uomo, donna o bambino che fosse. E buona parte delle mine erano di produzione italiana. Così abbiamo cominciato a curare le vittime “a casa loro” e intanto ci siamo dati da fare “a casa nostra”, lottando per la messa al bando di questi ordigni schifosi (e alla fine, insieme a milioni di altri italiani, ce l’abbiamo fatta). In queste ore, la mia giornata internazionale contro le mine aveva la faccia di uno dei nostri pazienti dei primi anni in Kurdistan, amputato di entrambe le braccia, che oggi lavora come guardia per la clinica di Emergency nel campo per sfollati di Qoratu. O del giardiniere del Centro di riabilitazione, che ha perso una gamba, che fa crescere “le piante più belle della regione” e che, occasionalmente, ha giocato in porta nella nostra squadra di calcio. E ha anche la faccia di tutti i colleghi e di tutti, ma proprio tutti, i volontari di Emergency che davanti alla barbarie delle mine hanno scelto di non arrendersi e di darsi da fare. Per voi: grazie. Un grande grazie da qui.”
Cecilia Strada, presidente di Emergency

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Pubblichiamo l’intervento di Sabrina Caneva, presidente del Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie” in occasione dell’incontro pubblico organizzato l’11 dicembre 2015 dal circolo del PD ovadese  come riflessione sugli attentati di Parigi del 13 novembre scorso.

Intanto vorrei sottolineare l’estrema difficoltà ad affrontare un così delicato argomento, che ci tocca tutti quanti da vicino, che tocca in particolare le nostre paure, la parte più vulnerabile e più nascosta di noi stessi.

Un tema che ha bisogno di riflessione e che per essere affrontato seriamente necessita di un po’ di silenzio, di sgombrare il campo da tutta una serie di luoghi comuni, di parole urlate, di improvvisati esperti geopolitici che hanno approfittato appunto delle nostre paure per raggiungere i loro squallidi obiettivi.

La prima cosa a cui ho pensato, dopo l’attentato di Parigi, dopo aver letto i primi titoli dei giornali, era che sarebbe stato necessario un lungo silenzio per pensare prima di proferire qualsiasi parola.

“Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia”, scrisse Karl Kraus1, disperato dal fatto che dinanzi all’orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchiericcio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui usò di quel consapevole silenzio per scrivere Gli Ultimi Giorni dell’Umanità, un’opera che sembra essere ancora di un’inquietante attualità.

Dopo il silenzio sono importanti iniziative di dialogo e confronto, come quelle di stasera. In cui tutti siamo parte attiva e non passivi ascoltatori di ogni sorta di fondamentalismo urlato.

La posizione, pertanto, nella quale come Centro Pace vogliamo porci, è quella del dialogo, del confronto, senza pretendere di possedere verità assolute, né posizione giuste o sbagliate. Facciamo nostro uno dei principali valori dell’Occidente: il relativismo, l’unico antidoto contro ogni genere di fondamentalismo. Il mettersi continuamente in discussione con l’umiltà di chi sa di non avere ancora trovato, ma continua a cercare. E’ la ricerca, il cammino verso la verità di cui parla il padre della cultura occidentale, Socrate. La virtù è la ricerca della conoscenza, che probabilmente non sarà mai data completamente nel corso di una sola vita.

Pertanto sgombriamo il campo anche da verità assolute. Io non ne ho. Troppo spesso sono state la bandiera anche di un certo pacifismo e di un certo modo di essere. Il risultato è stato quello di arrivare a personalismi e posizioni autoreferenziali che nulla hanno contribuito al cammino di pace.

Partiamo dalla parola che più abbiamo sentito pronunciare in questi giorni: GUERRA.

È la parola, scrive Marino Sinibaldi2, “più usata, più temuta e più esibita, lanciata come un grido esaltatorio o un epiteto ricattatorio. Siamo in guerra, riconosciamolo. Siamo in guerra, ammettetelo. Dai discorsi dei leader feriti (e indeboliti) la parola rimbalza ai titoli dei giornali come una pallina impazzita e incontrollabile…  È una guerra. Non vogliamo ammetterlo, ci dicono, per cecità laicista o viltà pacifista. La stiamo già perdendo perché non vogliamo riconoscerla, perché il nostro relativismo indebolisce i valori in nome dei quali combattere e ci disarma.

Proviamo, con Sinibaldi, a decostruire questa narrazione. Anche perché se accettiamo questo presupposto allora di conseguenza ne accettiamo tutte le conseguenze e siamo finiti. Il terrorismo ha raggiunto il suo obiettivo. Farci sentire estremamente insicuri, farci rinunciare ai nostri valori in nome di un ineludibile stato di guerra. Intanto dove sarebbe questa novità nell’uso della parola? (altro…)

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Marco Boschini, coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi, commenta sul suo blog in Il Fatto Quotidiano la recente dichiarazione del Ministro Della Difesa sugli F35.

Apprendiamo dal Ministro della Difesa Mario Mauro che lo Stato ha già speso tre miliardi e mezzo “per adeguare” la portaerei Cavour ad accogliere i futuri F35, e per questo motivo non si può certo rinunciare al programma di acquisto.
Più che una notizia questo è un vero scoop, considerato il fatto che dal Parlamento si alzano voci di sdegno e di sconcerto. Pare, infatti, che deputati e senatori non ne sapessero nulla. Almeno non fino all’audizione al Senato di Mauro.
E allora io mi chiedo come sia possibile, e lo faccio ponendo al Ministro alcune semplici e dirette domande.
Sa, signor Ministro, la situazione in cui versano gli enti locali e conseguentemente le comunità amministrate? Ha una vaga idea del disagio sociale che attraversa il Paese da Nord a Sud in questo momento? Può sforzarsi di immaginare quante cose avremmo potuto fare con quei tre miliardi e mezzo di euro per rispondere alle esigenze delle famiglie?
Voglio raccontarle una storia, caro Ministro. Nel nostro comune siamo arrivati al paradosso di avere in cassa, disponibili, un milione e mezzo di euro. Che stanno lì a marcire per via di quello stramaledetto patto di stabilità che ci impedisce di usarli. Non possiamo pagare chi ha già fatto opere e interventi nel territorio e aspetta da mesi ciò che gli spetta. Non possiamo progettare un fico secco per il futuro. Non possiamo, nemmeno, intervenire per mantenere le opere, i servizi e le strutture utilizzate dai nostri cittadini.
Siamo fermi, paralizzati, e lei capisce bene che un Paese in queste condizioni non può andare avanti per molto tempo. La cosa che più ci indigna, di tutta questa faccenda, è che i vincoli che ci sputate addosso, dall’alto dei vostri palazzi romani, non valgono per voi.
Ci imponete sacrifici e tagli mentre voi vi permettete di calpestare la Costituzione e fare acquisti scellerati come quello degli F35. Non vi siete nemmeno presi la briga di inserire dei criteri di premialità per i comuni virtuosi.
Perché, veda, caro Ministro. Io sono d’accordo nel dire che a livello locale di sprechi ce ne sono stati e ce ne sono a volontà. E quindi ben venga il patto di stabilità e tutto il resto che ogni giorno ci imponete per ridurre la spesa pubblica (che nel frattempo continua a salire…). Abbiate però il coraggio di distinguere, e valorizzare con maggiori risorse, chi non getta denaro pubblico da chi imbroglia le carte.
La sua dichiarazione è uno schiaffo a tutti quei sindaci che ogni giorno fanno salti mortali per attivare una borsa lavoro, chiudere una buca in una strada, sostituire la lampada di un lampione bruciato da troppo tempo.
Se nessuno sarà in grado, democraticamente, di fermarvi per ciò che state facendo, abbiate almeno la decenza di tacere. La prossima volta.

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Mancano pochi giorni alla discussione e votazione alla Camera dei Deputati della mozione (stimolata anche dalle richieste della campagna Taglia le Ali alle Armi) che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter F-35.
Abbiamo tutti ancora la possibilità di esercitare una forte pressione sui Deputati, rilanciando loro le motivazioni della nostra mobilitazione – in corso dal 2009 – e prendendo spunto dall’appello a sostegno di “Taglia le ali alle armi” sottocritto da diverse personalità e referenti delle realtà del mondo del disarmo.
Usate il testo dell’appello ed inviatelo a tutti i Deputati, di cui trovate i contatti a questo link, oppure cliccate sui link che trovate in coda a questo post.
Tutte le possibilità di agire sui parlamentari (anche tramite social network come Facebook e Twitter) sono riassunte in questa pagina.
Il tuo contributo è fondamentale! NO F35!

“La Camera voti la cancellazione del programma F-35”
Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati discuterà una mozione di 158 parlamentari di SEL, PD e M5S che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter.
In linea con le richieste e indicazioni della campagna “Taglia le ali alle armi” (che dal 2009 si batte contro i caccia) sosteniamo questa nuova iniziativa parlamentare e tutte quelle che si renderanno necessarie per bloccare una scelta così sbagliata. (altro…)

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Riceviamo un preoccupato e documentato messaggio da Alfonso Navarra, vicepresidente dell’Associazione Energia Felice (ARCI)  che pubblichiamo di seguito. L’argomento è l’arsenale atomico dislocato sul territorio italiano.

Le popolazioni lombarda e  friulana sono più da vicino coinvolte dalle armi atomiche B-61 in dotazione agli squadroni dell’aviazione americana ed impiegabili secondo il concetto NATO della condivisione nucleare.
I pacifisti lombardi, a partire da Brescia e dintorni, con Ghedi, e friulani ,a partire da Pordenone con Aviano,  hanno più responsabilità dirette nella lotta per rispedire le armi atomiche al mittente americano. Ma il problema è, nella sua importanza, attualità ed urgenza, di tutti gli italiani ed europei, non possiamo fare i distratti su questo punto basilare.
Leggendo l’International Herald Tribune del 28 maggio 2013, sono stato colpito da un commento del direttore che, facendo i dovuti collegamenti e le dovute riflessioni che su essi possono essere innestate, mette in rapporto Aviano (e Ghedi) con il disarmo atomico mondiale.
L’editoriale si intitola “SPLURGING ON NUKES” (Sperperi sulle armi nucleari) e lo riporto nel file allegato  con una mia approssimativa traduzione (il mio inglese non è di alto livello!).
Va anche considerata, a completare il quadro,  una recente informativa del quotidiano inglese “The Guardian” (21 aprile 2013) sul riadattamento delle B61, per poterle utilizzare come armi teleguidate montate sui cacciabombardieri F-35, che riporto anche essa nel pezzo originale di Julian Borger –  tradotto alla meno peggio in italiano dall’inglese – e  nella sua citazione da un articolo di panorama.it.
 La vicenda può essere riassunta nel seguente modo (non la faccio tanto lunga!):
1- Si stanno ammodernando con oltre 10 miliardi di dollari le B-61 a Ghedi (20) e ad Aviano (50) con testate nucleari adatte al trasporto degli F-35.
2- I repubblicani del congresso USA ratificano il “New START” (Trattato per la riduzione delle armi strategiche) solo perché Obama ha stanziato 80 miliardi di dollari per l’ammodernamento dell’arsenale nucleare strategico e tattico.
3- Ma a questo punto sono i russi, già irritati per il sistema antimissile in Polonia e Romania (quello che i cechi hanno rifiutato grazie ad una potente mobilitazione popolare), prendendo spunto dall’ammodernamento delle “tattiche” in Europa, a fare problemi sulla entrata in vigore del Trattato in questione minacciando una possibile disdetta.
Ogni tanto infatti da Mosca, a varie riprese, ed anche il groviglio siriano e mediorientale è complice in questo,  giungono dichiarazioni sulla possibile uscita dall’accordo con gli USA  perché la Russia vede nelle mosse americane non dei comportamenti distensivi ma al contrario minacciosi (e questo aspetto  anche l’editoriale dell’IHT lo mette in rilievo).
Basta visitare il sito di “Russia Oggi” (www.russiaoggi.it) per trovare molti articoli preoccupati in questo senso, sottolineanti come la “buona volontà russa” venga sistematicamente frustrata da fattori che non favoriscono la partecipazione di Mosca alla lotta per l’azzeramento delle armi nucleari.“
Chiariamo brevemente, già che ci siamo, la situazione dei Trattati tra USA e Russia: il Trattato sulla limitazione dei sistemi balistici è del 1972; l’Accordo provvisorio sulla limitazione delle armi offensive strategiche (SALT 1) è dello stesso anno; il Trattato sui missili europei a medio raggio (INF) – ricordate i Cruise di Comiso? – è del 1987; il Trattato sulla riduzione e sulla  limitazione delle armi offensive strategiche e quello sulla ulteriore riduzione e limitazione di tali armi (START 1 stipulato nel 1991 e venuto a scadenza nel 2009, e START II, 1993 non entrato in vigore e di fatto superato dal trattato SORT del 2002) sono ora ricompresi nel New Start del 2010 di cui ci stiamo occupando, che avrebbe durata decennale.
Albert Einstein disse a suo tempo che “o avremmo eliminato le armi atomiche o queste avrebbero finito per eliminare l’umanità”.
Il New Start non porta alla cancellazione totale degli ordigni perché fissa solo dei limiti (ad es. il tetto di 1.550 tra testate e bombe nucleari), ma è pur sempre un passo avanti da non disprezzare.
Stiamo giustamente protestando contro il programma di acquisto degli F35 perché, oltretutto, li consideriamo uno spreco inaccettabile in un momento di scarsità di risorse e di crescente ingiustizia sociale aggravate dalla crisi economica in atto.
A maggior ragione non dobbiamo permettere ordigni nucleari sul nostro territorio e ancor più non permettere che vengano sostituite le vecchie bombe atomiche con munizioni più moderne adattate alle missioni degli F35.
Dobbiamo, come Paese che “ripudia la guerra” e che quindi si impegna – questa è la corretta interpretazione della Costituzione –  per la difesa armata solo dei propri confini, rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare, che prevede l’impegno a non ospitare ordigni nucleari sul proprio territorio.
Il sottoscritto, insieme ai miei compagni di studio, ma soprattutto di azione e resistenza nonviolenta, da via Pichi a Milano (la Campagna OSM-DPN in particolare con la sua articolazione “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico), con la collaborazione dell’Associazione Energia Felice (ARCI), siamo pronti ad aiutare e sostenere chiunque in ogni sede sollevi la questione ed intenda battersi per risolverla una volta per tutte.
Alfonso Navarra – vicepresidente Associazione Energia Felice (ARCI)

Il telefono dell’ufficio della Campagna OSM-DPN è lo 02-50101226 (chiamare i pomeriggi, escluso sabato e domenica, dalle 15.00 alle 19.00).
Documentazione nel file allegato (editoriale International Herald Tribune con traduzione, articolo di The Guardian con traduzione, articolo Panorama.it)

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ARTICOLO 11, blog di informazione critica su missioni di guerra e spese militari italiane, pubblica un interessante e documentato post, che potete leggere di seguito.

Si discute molto di quali capitoli di spesa pubblica tagliare per reperire urgentemente risorse indispensabili a rifinanziare la cassa integrazione, a saldare il debito pubblico verso le imprese e a ridare respiro alle famiglie riducendo le tasse.
Raramente si pensa di tagliare le folli e inutili spese militari che gravano sulle casse dello Stato. E quando tale proposta viene suggerita, lo si fa in modo retorico e generico, parlando sempre solo degli stessi e più noti programmi militari (i disastrosi cacciabombardieri F-35 in primis) e sparando cifre spalmate su decenni senza mai dettagliare l’annuale incidenza finanziaria dell’infinità di voci di spesa che potrebbero concretamente essere tagliate, eliminate o congelate.
Qui ci riferiamo in particolare le spese in armamenti, che nel 2013, per esempio, ammontano a quasi 5 miliardi e mezzo di euro.
Una cifra impressionante, finanziata non solo con i fondi del ministero della Difesa annualmente destinati ai “programmi di ammodernamento e rinnovamento dei sistemi d’arma” (3,2 miliardi l’anno), ma che grava anche sui ministeri che in teoria dovrebbero sostenere – oggi più che mai – lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese, non lo smisurato e insensato potenziamento dell’apparato bellico nazionale. Nel 2013, ad esempio, il ministero dello Sviluppo Economico finanzia con quasi 2,2 miliardi i principali e più costosi programmi di riarmo, ai quali contribuisce perfino il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca con 50 milioni di euro.
NB: Ai quasi 5 miliardi e mezzo spesi in armamenti, quest’anno vanno aggiunti un miliardo di euro del ministero dell’Economia e delle Finanze per finanziare le missioni militari all’estero (speso in gran parte per l’incostituzionale missione di guerra in Afghanistan), quasi 10 miliardi di spese per il personale di esercito, marina e aeronautica e oltre un miliardo e mezzo per il mantenimento di infrastrutture e mezzi militari.

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Cari amici,
alla vigilia della prossima campagna elettorale, pubblichiamo l’elenco dei parlamentari che hanno votato la legge delega sulla riforma delle forze armate.
Una legge che:
1. taglia il personale per comperare i cacciabombardieri F35 e altre armi;
2. trasforma le Forze Armate in uno strumento da guerre ad alta intensità incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione;
3. costringerà i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale a pagare il conto dell’intervento dei militari;
4. non prevede alcuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi né una vera riqualificazione della spesa militare;
5. impegna più di 230 miliardi per i prossimi 12 anni senza aumentare di un solo grado la nostra sicurezza;
6. aumenta di fatto la spesa pubblica;
7. toglie al prossimo Parlamento il diritto/dovere di fare una riforma vera ed efficace, fatta nel rispetto delle persone e per il bene del paese.
Se hanno intenzione di ricandidarsi vale la pena di chiedergli conto.
La storia non è finita. La gente ha bisogno di lavoro, non di bombe. E noi continuiamo a impegnarci per costruire una politica di pace e giustizia.
Con i più cordiali saluti
Flavio Lotti
Coordinatore Nazionale della Tavola della pace
Perugia, 20 dicembre 2012 (altro…)

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