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Archive for the ‘Su Rachel’ Category

Altrove Teatro della Maddalena
Piazzetta Cambiaso, 1
16124 Genova

Venerdì  13 e Sabato 14 maggio 2016 – ore 21
Sabato 14 – ore 18.30 incontro con il pubblico

MI CHIAMO RACHEL CORRIE
Tratto dagli scritti di Rachel Corrie

Drammaturgia a cura di Alan Rickman e Katharine Viner
Traduzione  Monica Capuani e Marta Gilmore
Regia Marta Paganelli
Con Marta Paganelli
Musica dal vivo Michele Capraro

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RachelCorrie

Guarda il video tributo a Rachel.

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Il 13-14-15 Dicembre, ore 20.30, al Teatro LINGUAGGI CREATIVI, Via Villoresi 26, Milano:
MI CHIAMO RACHEL CORRIE   tratto dagli scritti di Rachel Corrie.
con Marta Paganelli; chitarra ed effetti Adriano Russo
regia Marta Paganelli
info e prenotazioni tel 02 39543699; mail  info@linguaggicreativi.it.              Guarda il video.

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Questa messa in scena parla del conflitto israelo-palestinese, ma ancor prima parla della presa di coscienza, della volontà di informarsi e di prendere una posizione riguardo alle grandi questioni politiche del nostro tempo. La situazione in medioriente parla di noi, ci riguarda. Le politiche e le economie degli stati di tutto il mondo sono legate fra loro a doppio filo e non è più possibile comprendere la situazione senza fare riferimento alla globalità.
Spesso in questo quadro ogni possibilità di azione del cittadino medio sembra inibita, come se la politica interna ed estera riguardasse ormai un piano totalmente scollegato dalla vita di tutti i giorni.
Come si può tornare ad agire in un mondo in cui la scelta dei singoli sembra sempre più marginale e inutile?
La voce di Rachel non è la sola, ce ne sono tante altre. Voci che vogliono bucare le pareti del silenzio che ci circonda. In un mondo in cui veniamo bombardati incessantemente dalla cosiddetta “informazione”, in cui si parla di tutto e non si dice niente, Rachel racconta piano la sua storia, senza ergersi a paladina della giustizia o detentrice di una verità.

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locandina_11sett2013Almukavana in arabo significa “resistenza”. Una parola che Vittorio Arrigoni portava tatuata sulla sua pelle, parola che urla il rifiuto ad arrendersi all’indifferenza, alla disumanità, all'”assopimento della coscienza civile”.
Nel libro-biografia “Il viaggio di Vittorio” Egidia Beretta, la mamma di Vik, racconta il percorso che portò il figlio a diventare uomo.
Prima di approdare a Gaza, dove avrebbe perso la vita, Vittorio Arrigoni aveva girato mezzo mondo, dal Sud America all’Africa. Come aveva spiegato ad un’amica: “Il motore che mi ha spinto verso luoghi via via meno ospitali, a offrire la mia mano e la mia anima al servizio di opere benefiche, non è filantropia, né tantomeno il tanto vantato orgoglio di esibirsi come generosi, ma la mia nuda umiltà ordina di definirlo egoismo. Perché queste esperienze mi donano la pura essenza del vivere…».
Dopo questi viaggi Vittorio arrivò in Palestina, dove si impegnò nell’interposizione pacifica, diventò la voce libera di un popolo oppresso e, come dice Egidia, “incontrò l’aspirazione alla libertà».
Non possiamo e non vogliamo dimenticare Vittorio Arrigoni. Non vogliamo dimenticare le molte cose che ci ha insegnato, fra cui ciò che scrisse sul sito Guerrilla Radio il 3 settembre 2008:  “La vera storia siamo noi, la storia non la fanno i governanti codardi con le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti. La storia la fanno le persone semplici, gente comune… Il nostro messaggio di pace è un invito alla mobilitazione per tutte le persone comuni a non delegare la vita al burattinaio di turno, a prendersi di petto la responsabilità di una rivoluzione, rivoluzione interiore innanzitutto, verso l’amore, l’empatia, che di riflesso cambierà il mondo».

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poster_decennaleRachelGuarda e ascolta Cindy e Craig Corrie:

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Con una decisione sconcertante la Corte di Haifa  il 28 agosto ha respinto, dopo un giudizio durato circa 7 anni, la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dai genitori di Rachel Corrie nei confronti dello Stato d’Israele.
La morte di Rachel, schiacciata il 16 marzo 2003 da un bulldozer militare che stava distruggendo l’ennesima casa palestinese nel sud di Gaza, è stata definita dalla Corte un “deplorevole incidente”, il conducente del mezzo (un militare) è stato ritenuto non responsabile della sua morte, posto che Rachel, che insieme ad altri manifestanti si opponeva con il proprio corpo all’avanzata del bulldozer, avrebbe dovuto tenersi a distanza di sicurezza mentre il soldato non poteva vederla. Il Giudice ha sostenuto inoltre che lo Stato d’Israele non è responsabile dei danni poiché il Bulldozer  Caterpillar D9 che schiacciò Rachel  era “impegnato in un combattimento”.
Attribuire il termine “combattimento” all’attività di demolizione di case di civili disarmati è sintomatico: dopo avere dichiarato il sud di Gaza zona di guerra, l’esercito israeliano decise di “sterilizzare” per motivi di sicurezza una striscia di terra, il che significava demolire centinaia di case in cui vivevano migliaia di uomini, donne, vecchi, bambini, che si trovavano in quel luogo semplicemente perché quelle erano le loro case e non avevano altri posti dove andare. La definizione di “nemico” si estese facilmente fino ad includere pacifisti, osservatori internazionali e bambini palestinesi, e le regole di ingaggio dei militari divennero così ampie che chiunque poteva trasformarsi facilmente in un bersaglio – Rachel Corrie non fu certo l’unica vittima in quel periodo. (altro…)

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piero e chiaraSegnaliamo il bel contributo offerto dai giovani Chiara Arossa e Piero Carosio al Festival Pop della Resistenza che si è tenuto giovedì 19 aprile scorso al Teatro Comunale di Ovada. Piero e Chiara hanno proposto alla riflessione del pubblico la vita di due testimoni di pace particolarmente cari al nostro Centro,Vittorio Arrigoni e Rachel Corrie, morti entrambi nella striscia di Gaza mentre con metodi non violenti si adoperavano in difesa della popolazione civile minacciata dalle truppe israeliane, attraverso alcuni brani tratti dalle loro lettere. Grazie, Chiara e Piero!

RACHEL: Sono in Palestina da due settimane  ed ho ancora poche parole per descrivere ciò che vedo.. Io non so se molti dei bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi di carri armati alle pareti e senza le torri di un esercito di occupazione che li sorveglia costantemente. Io penso che anche il più piccolo di questi bambini capisca che la vita non sia così ovunque. Nessuno della mia famiglia è stato mai colpito, guidando la sua macchina, dal lancio di un razzo. Io posso andare a vedere l’oceano. Così, se percepisco violenza arrivando nel mondo in cui esistono questi bambini mi chiedo cosa succederebbe a loro arrivando nel mio mondo. Essi sanno che i bambini negli Stati Uniti di solito non hanno i genitori uccisi e che qualche volta vanno a vedere l’oceano.

VITTORIO: A Gaza un plotone di esecuzione ha messo al muro Ippocrate, ha puntato e ha fatto fuoco. (altro…)

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