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Archive for the ‘Documenti’ Category

Raniero La Valle è giornalista, intellettuale, più volte parlamentare, esponente di rilievo del movimento pacifista e nonviolento. Nel luglio 2008 ha promosso il Manifesto per la Sinistra Cristiana, che si propone anche il rilancio della partecipazione politica e dei valori fondanti del patto costituzionale del ’48 e la critica della democrazia maggioritaria. Di seguito una piccola parte del suo intervento dal titolo “La Verità sul Referendum” sul tema della riforma costituzionale. Ve ne consigliamo la lettura integrale, particolarmente laddove parla dell’11 settembre e del “nuovo modello di difesa”, imperdibili! Scarica la versione integrale di la-verita-sul-referendum

Cari amici,
poiché ho 85 anni devo dirvi come sono andate le cose … Che cosa infatti sta succedendo? ….
E’ in corso una terza guerra mondiale non dichiarata, ma che fa vittime in tutto il mondo. Aleppo è rasa al suolo, la Siria è dilaniata, l’Iraq è distrutto, l’Afganistan devastato, i palestinesi sono prigionieri da cinquant’anni nella loro terra, Gaza è assediata, la Libia è in guerra, in Africa, in Medio Oriente e anche in Europa si tagliano teste e si allestiscono stragi in nome di Dio.
E l’Italia che fa? Toglie lo stipendio ai senatori.
Fallisce il G20 ad Hangzhou in Cina… I grandi della terra…non sanno che fare per promuovere un’economia che tenga in vita sette miliardi e mezzo di abitanti della terra, e l’unica cosa che decidono è di disarmare la politica e di armare i mercati, di abbattere le residue restrizioni del commercio e delle speculazioni finanziarie…
E in tutto questo l’Italia che fa? Fa eleggere i senatori dai consigli regionali…
Ma si dice: ce lo chiede l’Europa. Ma se è questo che ci chiede l’Europa vuol dire proprio che l’istituzione europea ha completamente perduto non solo ogni residuo del sogno delle origini ma anche ogni senso della realtà e dei suoi stessi interessi vitali.
Ma se questa è la distanza tra la riforma costituzionale e i bisogni reali del mondo, dell’Europa, del Mediterraneo e dell’Italia, la domanda è perché ci venga proposta una riforma così.
E’ venuto dunque il momento di dire la verità sul referendum. La verità è rivoluzionaria nel senso che interrompe il corso delle cose esistenti e crea una situazione nuova.
Il guaio della verità è che essa si viene a sapere troppo tardi, quando il tempo è passato, il kairos non è stato afferrato al volo e la verità non è più utile a salvarci… Se si fosse conosciuta prima la bugia di Bush e di Blair, e saputo che le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein non c’erano, non sarebbe stato devastato il Medio Oriente, il terrorismo non avrebbe preso le forme totali dei combattenti suicidi in tutto il mondo e oggi non rischieremmo l’elezione di Trump in America.
La verità del referendum sta dietro di esso, è la verità nascosta che esso rivela: il referendum infatti non è solo un fatto produttore di effetti politici, è un evento di rivelazione che squarcia il velo sulla situazione com’è. È uno svelamento della vera lotta che si sta svolgendo nel mondo e della posta che è in gioco…
Ora, per trovare la verità nascosta del referendum, il suo vero movente, la sua vera premeditazione, bisogna ricorrere a degli indizi, come si fa per ogni giallo…

leggi la-verita-sul-referendum in pdf

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In seguito alla polemica alimentata da Israele sulla risoluzione recentemente approvata dell’UNESCO a difesa dei luoghi santi in Gerusalemme e non solo, riteniamo che molti mezzi di informazione non abbiano presentato in modo chiaro la questione, alimentando al contrario la confusione.
Non si può giudicare senza sapere che:
•Israele è una potenza occupante, che come tale viola ripetutamente il diritto internazionale;
•la Spianata delle Moschee a Gerusalemme è un luogo regolato dall’accordo sottoscritto fra Giordania, che ha la responsabilità del luogo sacro ai Musulmani, e Israele.
Pubblichiamo dunque il testo integrale della Risoluzione, leggete e giudicate voi.
In grassetto nel testo della risoluzione le parti che affermano esplicitamente l’importanza che Gerusalemme e le sue mura detengono per le tre religioni monoteiste.
Potete scaricare sia il testo della risoluzione-originale-in-inglese sia la versione-italiana, per cui ringraziamo Globalist.

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In occasione della riunione alle Nazioni Unite di oggi lunedì 19 settembre, che vedrà i leader di tutto il mondo riuniti per adottare la cosiddetta Dichiarazione di New York per la Migrazione, lavorando insieme “su un approccio umanitario e coordinato per affrontare i grandi movimenti di rifugiati e migranti”,  Medici Senza Frontiere ha presentato un rapporto dedicato ad alcune situazioni d’emergenza che sono all’origine di tali movimenti.
Il rapporto di Msf è intitolato “Reality Check. Come stanno le cose” e presenta nove gravi emergenze che coinvolgono migranti e rifugiati. Solo nell’ultimo anno “5.749 persone sono decedute alle frontiere di tutto il mondo”. Quello che si può trovare nel documento non è «uno sguardo esaustivo sul tema della migrazione ma mostra la realtà testimoniata nei progetti di Msf, che assistono alcuni dei 65 milioni di sfollati forzati e dei 244 milioni di migranti presenti oggi nel mondo”.

Scarica qui il rapporto “Reality Check. Come stanno le cose” di MSF.

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Nell’aprile scorso l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti umani di Strasburgo per non avere punito adeguatamente le torture commesse alla scuola Diaz nel luglio 2001 a Genova.
Lorenzo Guadagnucci, giornalista e attivista di “Verità e giustizia per Genova”, il 12 mag 2014 raccontava la sua esperienza durante il G8 tenutosi a Genova nel 2001. Per capire perché l’Italia non sa punire la tortura ed è incapace di una riforma democratica delle forze di polizia leggi il suo libro sTortura

 

 

 

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Nella giungla di Calais.

Alberto è un giovane italiano che vive a Londra e ha passato un paio di giorni come volontario nella cosiddetta “giungla di Calais”, dove dai primi mesi del 2015 si raccolgono migliaia di migranti intorno a un ex centro-vacanze trasformato in centro d’accoglienza dallo Stato. Una distesa sabbiosa, ventosa  e umida a pochi passi dalla tangenziale, a sette chilometri dal centro città e a nove dall’ingresso dell’Euro-tunnel. Leggi il resoconto della sua esperienza di seguito o nel pdf.

L’idea di andare a Calais viene a Giorgia, un’amica italiana conosciuta qui a Londra. Alcuni suoi amici di SOAS (l’università di studi Medio Orientali e Africani di Londra, molto di sinistra) sono andati nel campo profughi a dare una mano diverse volte. Cerco su internet le associazioni che lavorano nel campo, noto come “jungle”, e ne contatto una. Si deve compilare un questionario standard e dopo qualche giorno arriva una risposta prestampata: “siamo contenti che veniate ad aiutarci, vi aspettiamo”. Ci danno l’indirizzo della “warehouse”, un magazzino in cui raccolgono gli aiuti che vengono invitati da tutta Europa che si trova a mezz’ora a piedi dal campo. L’appuntamento è alle 9 al magazzino, ogni giorno c’è una presentazione per i nuovi volontari che vengono successivamente smistati nelle diverse attività (cucina, catalogazione del materiale, distribuzione, ecc.).
Arrivare a Calais è inquietante di per sé: andiamo con un passaggio trovato sul sito BlaBlacar e il conducente, un ragazzo canadese molto simpatico, ha prenotato il posto per l’Eurotunnel. All’ingresso le macchine in coda vengono fatte salire sui treni speciali che percorrono i 50 km di tunnel sotterraneo. Arriviamo al tramonto, e la scena delle macchine che entrano nei convogli sembra fantascienza. (altro…)

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Lettera agli Italiani

Giacomo Ulivi (Parma, 29 ottobre 1925 – Modena, 10 novembre 1944), partigiano, fu fucilato sulla piazza del Duomo di Modena il 10 novembre 1944. In una lettera agli amici il suo testamento spirituale.

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Pubblichiamo l’intervento di Sabrina Caneva, presidente del Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie” in occasione dell’incontro pubblico organizzato l’11 dicembre 2015 dal circolo del PD ovadese  come riflessione sugli attentati di Parigi del 13 novembre scorso.

Intanto vorrei sottolineare l’estrema difficoltà ad affrontare un così delicato argomento, che ci tocca tutti quanti da vicino, che tocca in particolare le nostre paure, la parte più vulnerabile e più nascosta di noi stessi.

Un tema che ha bisogno di riflessione e che per essere affrontato seriamente necessita di un po’ di silenzio, di sgombrare il campo da tutta una serie di luoghi comuni, di parole urlate, di improvvisati esperti geopolitici che hanno approfittato appunto delle nostre paure per raggiungere i loro squallidi obiettivi.

La prima cosa a cui ho pensato, dopo l’attentato di Parigi, dopo aver letto i primi titoli dei giornali, era che sarebbe stato necessario un lungo silenzio per pensare prima di proferire qualsiasi parola.

“Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia”, scrisse Karl Kraus1, disperato dal fatto che dinanzi all’orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchiericcio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui usò di quel consapevole silenzio per scrivere Gli Ultimi Giorni dell’Umanità, un’opera che sembra essere ancora di un’inquietante attualità.

Dopo il silenzio sono importanti iniziative di dialogo e confronto, come quelle di stasera. In cui tutti siamo parte attiva e non passivi ascoltatori di ogni sorta di fondamentalismo urlato.

La posizione, pertanto, nella quale come Centro Pace vogliamo porci, è quella del dialogo, del confronto, senza pretendere di possedere verità assolute, né posizione giuste o sbagliate. Facciamo nostro uno dei principali valori dell’Occidente: il relativismo, l’unico antidoto contro ogni genere di fondamentalismo. Il mettersi continuamente in discussione con l’umiltà di chi sa di non avere ancora trovato, ma continua a cercare. E’ la ricerca, il cammino verso la verità di cui parla il padre della cultura occidentale, Socrate. La virtù è la ricerca della conoscenza, che probabilmente non sarà mai data completamente nel corso di una sola vita.

Pertanto sgombriamo il campo anche da verità assolute. Io non ne ho. Troppo spesso sono state la bandiera anche di un certo pacifismo e di un certo modo di essere. Il risultato è stato quello di arrivare a personalismi e posizioni autoreferenziali che nulla hanno contribuito al cammino di pace.

Partiamo dalla parola che più abbiamo sentito pronunciare in questi giorni: GUERRA.

È la parola, scrive Marino Sinibaldi2, “più usata, più temuta e più esibita, lanciata come un grido esaltatorio o un epiteto ricattatorio. Siamo in guerra, riconosciamolo. Siamo in guerra, ammettetelo. Dai discorsi dei leader feriti (e indeboliti) la parola rimbalza ai titoli dei giornali come una pallina impazzita e incontrollabile…  È una guerra. Non vogliamo ammetterlo, ci dicono, per cecità laicista o viltà pacifista. La stiamo già perdendo perché non vogliamo riconoscerla, perché il nostro relativismo indebolisce i valori in nome dei quali combattere e ci disarma.

Proviamo, con Sinibaldi, a decostruire questa narrazione. Anche perché se accettiamo questo presupposto allora di conseguenza ne accettiamo tutte le conseguenze e siamo finiti. Il terrorismo ha raggiunto il suo obiettivo. Farci sentire estremamente insicuri, farci rinunciare ai nostri valori in nome di un ineludibile stato di guerra. Intanto dove sarebbe questa novità nell’uso della parola? (altro…)

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