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Archive for the ‘Dalla rete’ Category

Amira Hass ha parlato il 26 gennaio scorso al Dipartimento Culture Politiche dell’Università di Torino dell’occupazione della Palestina, dell’effetto Trump su Israele, del BDS. Numerosa e calorosa la partecipazione. Ringraziamo Rete ECO per la documentazione. incontro con Amira Hass torino 26 gennaio 2.jpg
Di seguito puoi leggere l’intervista rilasciata da A.Hass a Michela Sechi di RadioPopolare.

Cosa sarà dei palestinesi nell’era Trump? Lo abbiamo chiesto alla più nota giornalista israeliana, Amira Hass, che da sempre vive nei Territori Occupati. Da anni è corrispondente da Ramallah per il quotidiano israeliano Haaretz. E’ stata nei nostri studi e abbiamo parlato di tutto: di Netaniahu e delle inchieste a suo carico, dello spostamento dell’ambasciata statunitense, delle colonie, della ormai “moribonda” soluzione dei due Stati.
Amira Hass, quali saranno le conseguenze dell’era Trump per i Palestinesi?
“La presenza di Trump alla Casa Bianca dà a Netaniahu più fiducia nel fare quello che avrebbe fatto comunque: espandere le colonie. Alcuni dicono che Trump non farà quello che ha promesso, come spostare l’ambasciata. Rimane da vedere. Per palestinesi è triste, perché finché c’era Obama, c’erano comunque dei granelli di speranza. Era il Presidente statunitense che meglio conosceva il conflitto palestinese. Nella sua Amministrazione c’erano comunque delle persone con cui si poteva parlare, persone che parlavano il nostro stesso linguaggio. Con Trump non è più così. Questa è una grossa sconfitta per la politica di Abu Mazen, tutta basata sulla diplomazia. Per il palestinese della strada, penso che per ora non percepisca la differenza fra Obama e Trump. Se l’era Trump spingerà più palestinesi verso atti di disperazione, questo non lo posso prevedere”.
Se davvero Trump sposterà l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, cosa potrebbe succedere?
“Personalmente non sono molto impressionata da questi simboli. L’ambasciata la puoi spostare a Gerusalemme e successivamente la puoi riportare indietro a Tel Aviv. L’Autorità palestinese ne ha fatto una grande questione e continua a lanciare allarmi. Io penso che sia un errore. L’Autorità Palestinese non ha il potere di fare molto: non può portare la gente in piazza perché non ha seguito. Non può minacciare ritorsioni da parte di altri stati arabi o musulmani perché molti sono amici di Israele. A quanto sembra lo spostamento dell’ambasciata non avverrà nei prossimi due mesi: ci vorrà qualche anno. Ma questo parlare di qualcosa di incerto che avverrà nel futuro, distrae la nostre attenzione da cose che stanno accadendo adesso. Nessuno parla, ad esempio, della demolizione di case nella Valle del Giordano, e dei continui attacchi dei coloni contro i palestinesi. Succede ogni giorno. Penso che sia anche un errore dei media il lanciare l’allarme su alcune questioni future, dimenticando quello che accade ora”.
Gerusalemme Est sta vivendo una situazione molto difficile, mi sembra.
“Gerusalemme est è un posto davvero triste. Durante 50 anni di dominazione israeliana abbiamo trasformato una città tranquilla, bella e piacevole in un insieme di quartieri degradati e impoveriti. L’80% degli abitanti palestinesi di Gerusalemme vive ormai sotto la soglia di povertà, e sotto pressione continua: (altro…)

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Il giornalista Luca Salici ha lanciato una petizione per far accedere Riccardo Orioles alla “Legge Bacchelli”, norma che ha istituito un fondo a favore di cittadini illustri che versino in stato di particolare necessità.
Abbiamo incontrato Riccardo Orioles nel 2010, quando era venuto ad Ovada a ritirare il premio Testimone di Pace per la Sezione Informazione. Giornalista e fondatore de “I Siciliani” insieme a Pippo Fava – direttore della testata, ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984, Riccardo Orioles oggi vive a Milazzo, sua città natale, con una pensione di vecchiaia che non gli consente di continuare le cure per le sue patologie cardiache e gli acciacchi dovuti all’età.
Riccardo dal 6 gennaio 1984 ad oggi lavora per formare nuove generazioni di giornalisti: da Nord a Sud dell’Italia centinaia di cronisti, direttori e redattori di varie testate hanno trovato in lui un maestro della professione, della deontologia, dell’inchiesta.
Vi invitiamo a firmare la petizione cliccando qui

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Raccogliamo e condividiamo l’appello che La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, L’Unione Sindacale dei Giornalisti Rai e Articolo21 rivolgono con urgenza al Presidente Paolo Gentiloni, accogliendo il drammatico messaggio dei giornalisti siriani della martoriata città di Aleppo. Per adesioni: specchiere@gmail.com

I colleghi siriani della stampa libera e indipendente che stanno documentando la mattanza dei civili nella zona est della città ci scrivono denunciando un’ondata di violenze senza precedenti. Già lunedì sera sono stati certamente trucidati numerosi civili di sesso maschile, tra cui anche bambini. Le donne vengono stuprate di fronte ai propri familiari. Alcune di loro, per sottrarsi a simili barbarie, stanno chiedendo ai propri congiunti di ucciderle. Ora tutto è possibile. La colpa di questi civili è di trovarsi nelle zone degli insorti e di essere considerati per questo nemici da trucidare.
I colleghi che stanno raccogliendo queste testimonianze sono anch’essi asserragliati e sanno di avere le ore contate. Aver mostrato al mondo attraverso foto, reportage e interviste la mattanza dei civili siriani in questi oltre cinque anni di violenze ne ha fatto un obiettivo dichiarato del regime di Bashar al Assad, degli Hezbollah e dei loro alleati. Quelli che la propaganda del regime definisce “cumulo di terroristi” sono anche nostri colleghi, che vivono e muoiono in nome della libertà di parola e di opinione.
I colleghi siriani stanno chiedendo l’aiuto di tutti i Paesi dove i diritti umani hanno ancora un valore, affinché si fermi il genocidio dei civili. Il nostro debito non può essere solo morale, dobbiamo attivarci con tutti i mezzi a nostra disposizione per salvaguardarne l’incolumità. Se verranno arrestati e uccisi, morirà con loro la stampa libera e indipendente.
La preghiamo signor Presidente di fare leva sulle autorità nazionali e internazionali affinché l’appello dei nostri colleghi siriani non cada in vano.

Giuseppe Giulietti, presidente FNSI
Raffaele Lorusso, segretario FNSI
Vittorio Di Trapani, segretario UsigRai
Barbara Scaramucci, Articolo21

Laura Silvia Battaglia, Free Lance
Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta
Stefano Corradino, Articolo21
Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera
Riccardo Cristiano, Radio Rai
Asmae Dachan, Free Lance
Lorenzo Declich, Free Lance
Fabrizio Feo, Rai
Luca Geronico, Avvenire
Natalia Lombardo, l’Unità
Elisa Marincola, Articolo 21
Marilù Mastrogiovanni, Il tacco d’Italia, Rete Giulia
Antonella Napoli, Articolo21, Limes
Daniele Raineri, Il Foglio
Sigfrido Ranucci, Rai
Amedeo Ricucci, Rai
Cristiano Tinazzi , coll. Il Messaggero
Laura Tangherlini, Rai
Lorenzo Trombetta, Ansa, Beirut
Mario Vitanza , Radio Rai

per adesioni: specchiere@gmail.com

 

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Medio Oriente Chi strumentalizza le fedi, Chiara Zappa in Avvenire, 27 luglio 2016

Dacca, Istanbul, Nizza. E ancora le vittime di Bruxelles come quelle di Tunisi, il Bataclan come il bar Pulse, a Orlando: l’attualità ci obbliga a una terribile contabilità di morte che sembra non doversi esaurire mai. La scia di terrore a matrice fondamentalista che sta insanguinando il mondo dà le vertigini e porta inevitabilmente argomenti all’interpretazione di chi, dai salotti tv ai think tank geopolitici, mette in relazione la violenza con un insanabile conflitto tra culture e religioni.
La teoria dello scontro di civiltà, esposta da Samuel Huntington nel suo saggio del 1996 e poi diffusasi con stupefacente fortuna dal mondo accademico a quello dei media, è oggi alla base di tutte le letture più accreditate delle tensioni che attraversano il presente, le quali si auto-ammantano di motivazioni confessionali e affermazioni identitarie. «Ma cascare in questa trappola significa fare proprio il gioco dei terroristi»: ne è convinto GEORGES CORM, economista e storico libanese, consulente di diversi organismi internazionali (tra cui Unione Europea e Banca Mondiale), che ad analizzare le dinamiche dell’area mediterranea ha dedicato decenni di studi.
Per l’eclettico intellettuale cristiano nato ad Alessandria nel 1940, ministro libanese delle Finanze dal 1998 al 2000, docente in varie università anche europee – attualmente alla Saint Joseph University di Beirut –, a cent’anni esatti dagli accordi di Sykes-Picot che spartirono tra Francia e Regno Unito le province arabe dell’impero ottomano, gli effetti nefasti della famosa «linea nella sabbia» che gettò le basi geopolitiche dell’odierno Medio Oriente restano evidenti nel caos endemico della regione. Un’instabilità che ha ben poco a che vedere con le presunte differenze irriducibili tra civiltà, come ha sostenuto in testi come Oriente Occidente. Il mito di una frattura (Vallecchi, 2003), Il mondo arabo in conflitto (Jaca Book, 2005), o il più recente Il nuovo governo del mondo (Vita e Pensiero, 2013).
Ma è nel saggio Contro il conflitto di civiltà. Sul «ritorno del religioso» nei conflitti contemporanei del Medio Oriente, ora tradotto da Guerini e Associati (pp. 234, euro 19,50), che Corm si dedica in modo sistematico a confutare letture considerate troppo semplicistiche e “comode” di fenomeni dalla ben più profonda complessità storica, economica e politica. (altro…)

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Nella confusione che regna in Europa all’indomani del referendum per l’uscita del Regno Unito dalla UE, vogliamo proporvi una profonda utile riflessione di Paolo Rumiz.

«Troppe similitudini con l’oggi. I colpevoli del dissesto del Paese, la Casta in poche parole, che spinge lucidamente i popoli gli uni contro gli altri per non pagare il dazio del suo fallimento, trasformando una lotta politica e sociale in una lotta etnica in nome del Dio Nazione. In poche parole, fascismo». La Repubblica, 23 giugno 2016 (m.p.r.)
Ma che cos’è questo rumore di chiavistelli che percorre l’Europa, questo rugginoso agitarsi di lucchetti, serrature, reticolati e sbarre di frontiera che dalla Gran Bretagna alla Grecia raggiunge la Catalogna e i confini della Russia, così simile al grattare della lima dei galeotti nel carcere di Montecristo? E che cos’è questa banalizzazione del linguaggio che ci invade, questo diffondersi di alternative violente nascoste dietro innocue sigle da computer, “In/Out”, “Leave/“Remain”? Dove nascono l’aggressività omicida e gli osceni bisillabi che annichiliscono la complessità di eventi, come “Brexit” o “Grexit”? E soprattutto, come chiamare questa illusione che si impossessa delle nazioni, secondo la quale “Da soli è meglio”?
Non so perché esitiamo tanto. Il termine ce l’abbiamo a disposizione da un quarto di secolo, o forse da molto di più. Chiamasi “balcanizzazione”. So che non piace assimilarsi ai Balcani. Genera sollievo pensare che quello sia un focolaio di tribalismo a sé stante, dal quale l’Europa “civile” è immune. Ricordo distintamente che allora, prima che la Jugoslavia si disintegrasse, i signori economisti erano convinti che uno scoppio di follia collettiva autodistruttiva sarebbe stato impossibile. Nell’89 scrissi un libro in cui dicevo: attenti, dopo la caduta del Muro, salta in aria la Federazione di Tito. Romano Prodi lo lesse e mi scrisse che ero troppo pessimista, perché i popoli lo capiscono da soli che “separati si è più deboli”. (altro…)

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Cinque mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo: Amnesty International Italia con il seguente comunicato stampa sollecita un maggiore impegno da parte della Farnesina :

Alla vigilia del 25 giugno, quando saranno trascorsi cinque mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo, Amnesty International Italia ha espresso in una lettera al ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni “preoccupazione per la mancanza di significativi progressi nell’accertamento dei fatti e delle responsabilità per la sua tragica uccisione”.
Nelle settimane successive al ritrovamento del corpo, orrendamente torturato, di Giulio Regeni e di fronte a un obbligo internazionale di svolgere un’inchiesta approfondita e indipendente sulla vicenda e di portarne i responsabili di fronte alla giustizia, le autorità egiziane hanno offerto spiegazioni diverse e contraddittorie, tutte alquanto improbabili, alcune qualificabili come veri e propri depistaggi, e si sono dimostrate nel contempo poco propense a collaborare seriamente con gli organi investigativi e giudiziari italiani.
Negli ultimi mesi, sottolinea Amnesty International, il contesto di violazione dei diritti umani nel quale si colloca la vicenda specifica di Giulio Regeni ha visto un notevole peggioramento: il ricorso alla tortura e alle sparizioni resta pratica comune mentre risulta in aumento la persecuzione ai danni di attivisti e difensori dei diritti umani, tra i quali anche due consulenti dei legali della famiglia Regeni.
Amnesty International Italia ha apprezzato le iniziali prese di posizione del governo italiano, tra cui la scelta di richiamare l’ambasciatore al Cairo e la recente rassicurazione che, per il momento, il nuovo ambasciatore rimarrà in Italia.
Tuttavia, l’organizzazione per i diritti umani ritiene che, con il trascorrere dei mesi, siano maturati i tempi per integrare le risposte sul piano dei rapporti diplomatici con altre misure, indispensabili al fine di assicurare la dichiarata proporzionalità della risposta italiana ai mancati progressi da parte egiziana.
Tra queste, Amnesty International Italia ritiene che costituisca un passo necessario l’interruzione immediata di ogni ulteriore fornitura di armi e altri equipaggiamenti utilizzati per commettere o agevolare gravi violazioni dei diritti umani in Egitto. L’Italia è infatti tra i paesi europei che hanno continuato a esportare in Egitto, anche in tempi assai recenti, sia armi che tecnologie e strumentazioni sofisticate per svolgere attività di sorveglianza, nonostante il rischio elevato che le une e le altre possano essere usate contro il dissenso pacifico.
Sarebbe inoltre opportuno, secondo Amnesty International, che il governo italiano compisse sforzi finalizzati a rafforzare la risposta dell’Unione europea e della comunità internazionale.
L’organizzazione per i diritti umani chiede in particolare al governo italiano di attivarsi affinché l’Unione europea assuma, in coerenza con la risoluzione del parlamento europeo del 10 marzo che definisce opportunamente Giulio Regeni “cittadino europeo”, tutte le iniziative necessarie, tenendo conto che l’accordo di associazione tra Unione europea ed Egitto prevede che il rispetto dei diritti umani sia parte integrante di quell’accordo.
Amnesty International Italia invita inoltre il governo a prendere in considerazione l’ipotesi di promuovere l’adozione di una dichiarazione sulla situazione dei diritti umani in Egitto, che faccia riferimento al caso Regeni, nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.
Un altro meccanismo che Amnesty International Italia invita la Farnesina a valutare, nell’ipotesi che continuassero a mancare progressi nell’accertamento della verità, si colloca nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984, di cui Italia ed Egitto sono stati parte: l’articolo 30 prevede infatti che, a fronte di una controversia relativa all’applicazione della Convenzione, ogni stato parte possa promuovere, nell’ordine, un negoziato, un arbitrato internazionale e, infine, un ricorso unilaterale alla Corte internazionale di giustizia.
Il 25 e 26 giugno, Amnesty International Italia promuoverà una twitter action rivolta al primo ministro Renzi e al ministro degli Affari esteri Gentiloni per chiedere verità per Giulio Regeni.
Roma, 21 giugno 2016
Per interviste: Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it

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Il Comitato per la difesa e l’attuazione della Costituzione della provincia di Alessandria ha organizzato un incontro pubblico che si terrà venerdì 17 giugno 2016 dalle 18 alle 20 ad Alessandria, presso la Casa di Quartiere di via Verona n. 116, dal titolo:
TRE TECNICI LEGGONO LA RIFORMA COSTITUZIONALE  – Un incontro per conoscere e valutare. 

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Ospiti della serata saranno Maurizio Viroli, professore emerito di Teoria politica nell’Università di Princeton; Maria Luisa Bianco, professore ordinario di Sociologia nell’Università del Piemonte Orientale; Renato Balduzzi, componente del CSM e ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Cattolica.
Un politologo, una sociologa e un costituzionalista per leggere e commentare la revisione costituzionale sulla quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi nel referendum di ottobre. Un incontro per conoscere e valutare: il Comitato alessandrino, nato oltre vent’anni fa dall’esperienza civica dei “comitati Dossetti”, ritiene che sulla riforma sia stato animato uno scontro politico che tiene distanti i cittadini dai contenuti delle nuove norme costituzionali e che rischia di trasformare il referendum in un plebiscito sul Governo e sul presidente del Consiglio. Nulla di più sbagliato quando sono in gioco la Costituzione e quelle regole che appartengono a tutti e non a una sola parte.
Per questa ragione, il Comitato non intende rinunciare a dare il proprio contributo affinché i cittadini si formino autonomamente un’opinione fondata sul merito della discussione e non su ricatti incrociati, timori diffusi o tifo di parte.
La serata del 17 giugno va in questa direzione, già percorsa grazie alle diverse iniziative di riflessione promosse fin dallo scorso autunno con ospiti illustri come Marco Revelli, Alfonso Di Giovine o Ugo De Siervo.
Tutti i cittadini interessati a capire e a scegliere consapevolmente sono invitati a partecipare.
per informazioni e iscrizioni: comitatoperlacostituzione.al@gmail.com

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