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Archive for the ‘Asia e Oceania’ Category

In occasione della riunione alle Nazioni Unite di oggi lunedì 19 settembre, che vedrà i leader di tutto il mondo riuniti per adottare la cosiddetta Dichiarazione di New York per la Migrazione, lavorando insieme “su un approccio umanitario e coordinato per affrontare i grandi movimenti di rifugiati e migranti”,  Medici Senza Frontiere ha presentato un rapporto dedicato ad alcune situazioni d’emergenza che sono all’origine di tali movimenti.
Il rapporto di Msf è intitolato “Reality Check. Come stanno le cose” e presenta nove gravi emergenze che coinvolgono migranti e rifugiati. Solo nell’ultimo anno “5.749 persone sono decedute alle frontiere di tutto il mondo”. Quello che si può trovare nel documento non è «uno sguardo esaustivo sul tema della migrazione ma mostra la realtà testimoniata nei progetti di Msf, che assistono alcuni dei 65 milioni di sfollati forzati e dei 244 milioni di migranti presenti oggi nel mondo”.

Scarica qui il rapporto “Reality Check. Come stanno le cose” di MSF.

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Malala Yousafzai ha compiuto 16 anni il 12 luglio. Era stata quasi uccisa dai talebani per aver difeso il diritto delle ragazze pakistane ad andare a scuola.
L’ONU ha stabilito che il 12 luglio diventerà il Giorno di Malala in tutto il mondo e ieri Malala ha parlato ufficialmente alle Nazioni Unite. Malala non è più una ragazza qualsiasi, ma è ormai un modello per tutte le ragazze e i ragazzi del mondo.
“Sono solo una ragazza come tante e oggi non parlo solo per me. Parlo per chi non ha voce. Parlo per chi lotta per i propri diritti, ma non è ascoltato. Per il diritto di vivere in pace, di essere trattato con dinità. Parlo per il diritto all’istruzione di ogni bambino”.
Buon compleanno, Malala. Grazie per rendere il mondo un posto più bello da vivere.

Per ascoltare il discorso integrale di Malala clicca qui

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In questo momento vale 13 dollari. Un anno fa ne valeva quattro…
di Fabio Vita, Bitcoin Italia
L’anno s’è concluso col Bitcoin che supera i 13 dollari (o i 10 euro). A gennaio 2012 valeva solo quattro dollari: è una crescita superiore a quella di qualunque altra valuta e persino dell’oro.
Il valore del blocco premio è sceso come previsto da 50 a 25 Bitcoin, e quindi anche la quantità di moneta immessa giornalmente viene dimezzata, in uno scenario deflazionista. Nella rete Bitcoin la quantità di monete create viene dimezzata ogni quattro anni, come nel paradosso di Zenone su Achille e la tartaruga. Nel 2030 saranno stati generati circa 20 dei 21 milioni di Bitcoin complessivi previsti.
Il contrario accade nella tradizionale moneta a corso legale, che è tendenzialmente inflazionata (e dagli accordi di Breton Woods in poi ha perso ogni legame con l’oro). Poco prima della rielezione di Obama la Fed (Federal Reserve) con il “Quantitative Easing 3” ha immesso alcuni miliardi di dollari sul mercato, diminuendo
di fatto valore il valore della moneta più diffusa del pianeta.
Il “mining” del Bitcoin (cioè la pratica di “fabbricare” nuove monete in rete) sta per avere nel corso del mese di gennaio una nuova spinta. Quattro anni fa per minare Bitcoin si utilizzava ancora il processore del computer (Cpu); poi si è passati a sfruttare la maggior potenza computazionale delle schede video (Gpu). Adesso stanno per essere commercializzati dispositivi hardware appositi per minare Bitcoin limitando i consumi elettrici, gli Asic.
Da un lato aumenta quindi la difficoltà teorica di generazione della moneta, ma dall’altro aumenta la potenza
computazionale immessa nella rete. Se si considera che in questo momento sono già attivi circa dieci milioni di
monete, possiamo star tranquilli sulla morbidezza del salto dalla fase iniziale alla fase matura del Bitcoin.
Almeno così assicura Gavin Andresen – il crittografo a capo del team di sviluppo del software Bitcoin – rispondendo su Twitter a vari interlocutori.
Dove dollari non ce n’è
“Meno dollari, gli iraniani scoprono la moneta virtuale”: (altro…)

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Un vecchio dottore giapponese scampato alla bomba atomica
Tomokazu Kosuga in VICE.com

hiroshima and nagasaki today

Il Giappone è ancora oggi, l’unico Paese del mondo ad essere stato vittima della bomba atomica. Da quel giorno in cui i demoni furono sganciati sulle città di Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto del 1945, il Paese continua a soffrirne le conseguenze in silenzio. Un dottore ultranovantenne, un hibakusha [che in giapponese significa un ‘sopravvissuto alla bomba’], continua a urlare al mondo i pericoli e la barbarie della bomba atomica. Il suo nome è Shuntaro Hida.
Il primo agosto 1944, un anno prima del bombardamento, il Dottor Hida fu assegnato all’ospedale militare di Hiroshima come medico. Ha assistito all’impatto della bomba a meno di sei chilometri dall’epicentro, e da allora ha visto tutto quello che un medico specializzato nel trattamento delle vittime della bomba può vedere con i suoi occhi. Il Dott. Hida conosce bene gli effetti della bomba—non solo dalla prospettiva di chi era lì, ma anche dalla prospettiva di un medico militare specializzato. Non vi sorprenderà dunque che nel tempo quasi 6.000 pazienti affetti da disturbi legati alle radiazioni si siano rivolti a lui per una consulenza.
Cosa è successo allora quel giorno a Hiroshima? VICE ha parlato con il Dott. Hida, che di quell’esperienza ricorda ogni dettaglio.
VICE: Come riuscì a sfuggire all’impatto diretto della bomba, anche se si trovava a Hiroshima?
Dr. Hida: La notte prima del 6 agosto stavo dormendo sul mio futon, quando qualcuno all’improvviso mi svegliò. Era un vecchio che veniva dal villaggio di Hesaka, a qualche miglio da Hiroshima. La sua nipotina aveva una disfunzione della valvola cardiaca e spesso aveva degli attacchi, per cui mi recavo regolarmente al villaggio a darle un’occhiata. Quella notte ne aveva avuto un altro, allora montai sulla bici del vecchio, e mi feci portare sul posto. Mi allontanai da Hiroshima giusto in tempo per sfuggire all’impatto diretto. Sono stato esposto alle radiazioni, ma da una distanza di circa cinque chilometri e mezzo dall’epicentro.
Ma lei vide il momento in cui la bomba colpì la città?
Sì. Credo di essere tra i pochi che lo videro con i propri occhi e poi ebbero la possibilità di scrivere la propria esperienza, perché la maggior parte degli abitanti di Hiroshima è rimasta uccisa nell’istante stesso in cui ha visto quel fulmine di luce accecante. Ti spiego come andò. Passai la notte in casa del vecchio a tenere d’occhio la bambina. La mattina dopo decisi di darle un sedativo prima di andare via, perché se si svegliava piangendo rischiava di avere un altro attacco. Presi una piccola siringa dalla tasca, e la sollevai davanti a me, premendo in modo da far uscire un po’ di liquido. In quel momento vidi un aereo che sorvolava Hiroshima, proprio di fronte a me.
Doveva essere Enola Gay. Ci racconti quello che vide quando la bomba colpì Hiroshima.
La prima cosa che vidi fu la luce. Era così intensa che sono rimasto accecato per un attimo. In quello stesso momento sono stato travolto da un calore molto forte. La bomba aveva rilasciato un’onda termica di 4.000 gradi nel momento in cui aveva colpito il suolo. Io entrai nel panico, mi coprii gli occhi, e rimasi accucciato per terra. Non si sentiva nulla, lo stormire degli alberi si era fermato. Sentii qualcosa muoversi, allora guardai prudentemente fuori dalla finestra, nella direzione da cui era venuta la luce. Il cielo era azzurro, e non c’erano nuvole, ma c’era un anello rosso di fuoco su nel cielo, sopra la città! Nel mezzo dell’anello c’era una grossa palla bianca che continuava a crescere come la nuvola di una tempesta—era perfettamente rotonda. Diventava sempre più grande, finché non raggiunse l’anello, e allora esplose tutto, formando un’unica grande palla di fuoco. Era come vedere nascere un nuovo sole. Da piccolo avevo visto l’eruzione del vulcano Asama da vicino, ma questo era molto più forte. (altro…)

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La copertina del rapportoRoma – Medici Senza Frontiere (MSF) pubblica il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (Marsilio Editori) realizzato per l’ottavo anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il contributo di importanti rappresentanti del mondo giornalistico e accademico. Scarica un estratto del rapporto in formato pdf, contenente l’introduzione di Kostas Moschochoritis, la prefazione di Giovanni De Mauro, le schede di alcune crisi dimenticate (Afghanistan, Bahrein, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Sudan e Sud Sudan) e l’indice del volume.
Il libro è disponibile in libreria o sul sito della Marsilio Editori

Per il 2011, MSF ha deciso di porre l’attenzione su come i telegiornali italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte esplose in Tunisia, Egitto e Libia e su due fronti di crisi: le “crisi sanitarie”, malnutrizione in Somalia, HIV/AIDS e le malattie tropicali dimenticate; e le “crisi umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein Repubblica Democratica del Congo).
Su richiesta di MSF, l’Osservatorio di Pavia ha analizzato lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali – prime time dei TG Rai, Mediaset e La7 – alle crisi individuate da MSF. Nel 2011, i telegiornali hanno dedicato circa il 10% del totale dei servizi a contesti di crisi, a conflitti e a emergenze umanitarie e sanitarie, e tra questi spiccano naturalmente le rivolte della Primavera araba (Libia in primis) e il terremoto in Giappone. È proprio tale attenzione a spiegare l’incremento rispetto al 6% del 2009.
Per la prima volta, MSF ha deciso di far monitorare come e quanto i TG italiani hanno raccontato l’arrivo in Italia dei migranti in fuga da Libia, Tunisia ed Egitto. (altro…)

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Pubblichiamo una riflessione di Enzo Ferrando sull’argomento dei bambini soldato.

L’Aia, 14 marzo – La Corte Penale Internazionale ha condannato il capo della milizia congolese Thomas Lubanga, colpevole di crimini di guerra per aver arruolato bambini nel suo esercito.
Si tratta del primo verdetto della Corte dell’Aia, istituita dieci anni fa.
Lubunga, 51 anni, e’ stato dichiarato colpevole ”all’unanimità”’ per aver reclutato bambini soldato durante i quattro anni di guerra civile nella Repubblica Democratica del Congo, terminata nel 2003. ”Le prove dimostrano che i bambini erano impiegati in un duro allenamento e sottomessi a severi punizioni”, ha detto il giudice Adrian Fulford dell’Aia.
Il verdetto arriva all’indomani della diffusione del video, realizzato da “Invisible Children” che ha come protagonista Joseph Kony, capo dell’Esercito di resistenza del Signore (LRA), un altro gruppo ribelle ugandese che da anni semina il terrore nei territori fra l’Uganda, il Congo Kinshasa e il Sud Sudan.
Altri prima di lui erano stati accusati degli stessi crimini come Charles Taylor l’ex presidente della Liberia  accusato di crimini contro l’umanita’, massacri, stupri e reclutamento di bambini soldato attualmente ancora  sotto processo all’Aia dal 2006 –  sentenza prevista per il 26 aprile prossimo.
Il fenomeno dei bambini soldato avviene quando dei fanciulli vengono impiegati in operazioni militari. Il loro supporto può essere direttamente nelle ostilità o in ruoli di supporto (vedette, messaggeri, spie).  A questi bambini, in alcuni casi, vengono somministrate droghe e stupefacenti, mentre le bambine vengono spesso usate per scopi sessuali ma anche per cucinare, piazzare esplosivi, aprire la strada all’esercito sul campo minato perché possono essere rimpiazzati più facilmente, non devono essere pagati e non si ribellano.
Questo fenomeno è ancora diffuso in Africa (Congo, Mozambico, Angola, Liberia, Sierra Leone, Sudan, Uganda, Etioia, Somalia) ma anche in altri paesi, (Afghanistan, Pakistan, Colombia) nonostante la risoluzione ONU del 12 febbraio 2002. (altro…)

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Pubblichiamo un frammento di Tonio dell’Olio, responsabile di Libera Internazionale, che ieri coordinava nell’ambito della manifestazione di Genova in ricordo delle vittime di mafia l’incontro su “Il linguaggio trasnazionale dell’educazione” con Nicola Pelusi, Salvatore Inguì, Teresa Marcelli, Claudia Quinonez, Carlos A.Cruz Santiago.

Da Marsiglia dove è in corso il VI Forum Mondiale dell’Acqua, riportiamo una frammento. È un po’ deluso Val C. Vibal, un contadino delle Filippine, dopo la conferenza alla quale ha partecipato ieri a Marsiglia. Ha avuto poco tempo, il suo intervento era programmato dopo lunghi e teorici discorsi di ministri e dirigenti di grandi istituzioni internazionali. Ma dal tavolo dei relatori, pochi minuti gli sono bastati per sfidare investitori, banche e privati. “Le grandi multinazionali, le fabbriche e le industrie minerarie stanno consumando le nostre riserve d’acqua. Non solo, stanno comprando le nostre terre, con il beneplacito dei governi che chiudono gli occhi davanti all’espansione del landgrabbing. Il diritto alla terra, il diritto all’acqua, sono fondamentali e devono essere garantiti per tutti”. Pochi istanti prima José Lopez, vice-presidente della Nestlé, seduto allo stesso tavolo, aveva detto alla platea che le sue fabbriche – centinaia in aree rurali del Sud del mondo – “producono in maniera del tutto pulita, senza inquinare, senza arrecare danni di alcun tipo”. “Credo che questo signore non sappia di cosa sta parlando, non sta sul terreno” commenta Vibal alla MISNA. “A Central Luzon, la provincia dalla quale vengo, si è impiantata la Pepsi-Cola: da allora gli abitanti delle zone circostanti hanno problemi di acqua potabile”. (Fonte MISNA)
Tonio Dell’Olio in Mosaico di Pace, 15 marzo 2012

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