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Archive for the ‘Africa’ Category

In occasione della riunione alle Nazioni Unite di oggi lunedì 19 settembre, che vedrà i leader di tutto il mondo riuniti per adottare la cosiddetta Dichiarazione di New York per la Migrazione, lavorando insieme “su un approccio umanitario e coordinato per affrontare i grandi movimenti di rifugiati e migranti”,  Medici Senza Frontiere ha presentato un rapporto dedicato ad alcune situazioni d’emergenza che sono all’origine di tali movimenti.
Il rapporto di Msf è intitolato “Reality Check. Come stanno le cose” e presenta nove gravi emergenze che coinvolgono migranti e rifugiati. Solo nell’ultimo anno “5.749 persone sono decedute alle frontiere di tutto il mondo”. Quello che si può trovare nel documento non è «uno sguardo esaustivo sul tema della migrazione ma mostra la realtà testimoniata nei progetti di Msf, che assistono alcuni dei 65 milioni di sfollati forzati e dei 244 milioni di migranti presenti oggi nel mondo”.

Scarica qui il rapporto “Reality Check. Come stanno le cose” di MSF.

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Che fare in Libia?

“Se faremo la guerra “non basteranno 300mila soldati.” Per cercare di capire cosa sta succedendo in Libia e cosa deve fare l’Italia, la Tavola della Pace ha realizzato una video-intervista al giornalista e storico Angelo Del Boca.  

Puoi leggere la trascrizione della video intervista realizzata da Emanuele Giordana e Alessandro Rocca.

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Camerun, un centro per il dialogo nella terra di Boko Haram
Gerolamo Fazzini in Vatican Insider

La diocesi di Maroua-Mokolo, nell’estremo nord Camerun, è balzata alla ribalta delle cronache, suo malgrado, perché da mesi vi si susseguono attacchi violenti e massicci delle milizie di Boko Haram che sconfinano dalla confinante Nigeria, seminando morte e terrore. Proprio lì, in una terra martoriata e nell’occhio del ciclone, oggi 16 febbraio verrà inaugurata una «Casa dell’incontro tra cristiani e musulmani» per iniziativa di cattolici, protestanti, ortodossi e islamici locali.

Spiega padre Giuseppe Parietti, missionario del Pime, attivo da lunghi anni in Camerun e segretario della Commissione diocesana dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso di Maroua-Mokolo: «Il dialogo interreligioso nella nostra regione non è una novità, perché è da anni che si tessono buoni rapporti tra le varie autorità religiose, inoltre c’è il dialogo di vita, cioè la convivenza pacifica tra le varie popolazioni di fede diversa. Ora però nasce qualcosa di più strutturato e continuativo, soprattutto in questo momento in cui Boko Haram della vicina Nigeria si presenta come alternativa facile alla disoccupazione giovanile reclutando centinaia di giovani camerunesi. Per noi invece è proprio la conoscenza reciproca che può aprire le menti al rispetto dell’altro e a favorire lo sviluppo». (altro…)

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Pubblichiamo l’appello promosso da due profondi conoscitori della realtà africana, Angelo Del Boca, il maggiore storico del colonialismo italiano, e Alex Zanotelli, per lungo tempo missionario comboniano in Africa. E’ possibile aderire all’appello aprendo il link in fondo al post.

L’abbattimento del regime di Gheddafi ha riportato la Libia al clima politico ed economico di due secoli fa, prima della colonizzazione italiana e ancora prima della presenza ottomana. In altre parole, si è tornati a una tribalizzazione del territorio. Scomparsi i confini amministrativi, ogni tribù difende le proprie frontiere e sfrutta le risorse petrolifere.
Non c’è alcun dubbio che Muammar Gheddafi sia stato un crudele dittatore, ma nei suoi 42 anni di regno ha mantenuta intatta la nazione libica, l’ha dotata di un forte esercito e di un’eccellente amministrazione al punto che il reddito pro-capite del libico era il più alto dell’Africa e si avvicinava a quello dei paesi europei. Ma soprattutto ha dato ai libici una fierezza che non avevano mai conosciuto.
A tre anni dal suo assassinio (avrebbe meritato un processo), la Libia è nel caos più completo e già si parla con insistenza di risolvere la questione inviando truppe dall’estero per organizzarvi una seconda, micidiale e sciagurata guerra.
Nel corso della prima infausta guerra, voluta soprattutto dalla Francia di Sarkozy, il paese ha subito danni immensi, 25 mila morti e distruzioni valutate dal Fondo Monetario Internazionale in 35 miliardi di dollari. Poiché le voci di un intervento militare italiano si fanno più frequenti, noi chiediamo alle autorità del nostro Paese di non commettere il gravissimo errore compiuto nel 2011 quando offrimmo sette delle nostre basi aeree e più tardi una flotta di cacciabombardieri per aggredire un paese sovrano, violando, per cominciare, gli articoli 11, 52, 78 e 87 della nostra Costituzione.
In un solo caso l’Italia può intervenire, nell’ambito di una missione di pace e dietro la precisa richiesta dei due governi di Tripoli e di Tobruk che oggi si affrontano in una sterile guerra civile. Ma anche in questo caso l’azione dell’Italia deve essere coordinata con altri paesi europei e l’Unione Africana (Ua), animati soprattutto dal desiderio di riportare la pace in un paese la cui popolazione ha già sofferto abbastanza.
Ci appelliamo al nostro ministro degli esteri Gentiloni, che non si faccia catturare dai venti di guerra che stanno soffiando insistenti. Ma soprattutto chiediamo a tutto il movimento per la pace perché faccia pressione sul governo Renzi affinché l’Italia, come ex-potenza coloniale, porti i vari rivali libici attorno a un tavolo. Questo per il bene della Libia, ma anche per il bene nostro e dell’Europa.
Angelo Del Boca, Alex Zanotelli

firma l’appello

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Facciamo nostro l’appello ricevuto da padre Alex Zanotelli – missionario comboniano e Vittorio Agnoletto – medico, network internazionale Flare dal titolo “FERMIAMO GLI EPA”
DIFENDIAMO IL FUTURO DEI POPOLI AFRICANI DAGLI ACCORDI ECONOMICI CHE L’EUROPA VUOLE IMPORRE
L’Unione Europea, anche a motivo della crisi economica, persegue una politica sempre più aggressiva per forzare i paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) a firmare gli EPA (Economic Partnership Agreements – Accordi di partenariato economico). Una trattativa questa durata quasi dieci anni;  la UE esige che  entro il 1 ottobre 2014 gli accordi siano siglati (questo è il primo passo che precede la vera e propria firma che può avvenire anche a diversi mesi di distanza dopo la soluzione di tutti gli aspetti legali).
Le relazioni commerciali tra la UE e i paesi ACP sono state regolate dalla Convenzione di  Lomé (1975-2000) e poi di Cotonou (2000-2020) con la clausola che i prodotti ACP – prevalentemente materie prime – potessero essere esportati nei mercati europei senza essere tassati. Questo però non valeva per i prodotti europei esportati nei paesi ACP, che dovevano invece sottostare a un regime fiscale di tipo protezionistico.
Ora, la UE chiede ai paesi ACP di eliminare le barriere protezionistiche in nome del libero scambio perché così richiede il WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) che persegue la politica di totale liberalizzazione del mercato. Con gli EPA infatti le nazioni africane saranno costrette a togliere sia i dazi che le tariffe oltre ad aprire i loro mercati alla concorrenza. La conseguenza sarà drammatica per i paesi ACP: l’agricoltura europea (sorretta da 50 miliardi di euro all’anno) potrà svendere i propri prodotti sui mercati dei paesi impoveriti. I contadini africani, infatti, (l’Africa è un continente al 70% agricolo) non potranno competere con i prezzi degli agricoltori europei che potranno svendere i loro prodotti sussidiati. E l’Africa sarà ancora più strangolata e affamata in un momento in cui l’Africa pagherà pesantemente i cambiamenti climatici…. leggi l’appello integrale

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Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso.
NELSON MANDELA (18 luglio 1918 – 5 Dicembre 2013)

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Dal 1999 il 25 novembre è la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne. Noi abbiamo scelto di ricordarla con la storia di una undicenne segnalata da Avaaz, rete globale di 30 milioni di persone che promuove campagne affinché le opinioni e i valori dei cittadini di ogni parte del mondo abbiano un impatto sulle decisioni globali (Avaaz significa “voce” in molte lingue). Eccola.

Care amiche e cari amici,
Kaia*, una 11enne sopravvissuta a uno stupro ha denunciato il suo stesso governo per aver fallito nel compito di proteggerla dalla violenza, e ha vinto. Ora possiamo fare leva su questa sentenza storica per aiutare altre donne, ma abbiamo bisogno di risorse per farlo. Se ognuno di noi si impegnerà a donare anche solo 4€, potremo fare in modo che questa incredibile vittoria sia l’inizio di una svolta epocale nella difesa delle donne:
Kaia* aveva undici anni quando è stata assalita e violentata mentre andava a scuola. Un’insegnante l’ha portata in ospedale, ma poi ha dovuto addirittura corrompere la polizia anche solo per poter sporgere denuncia.
La reazione di Kaia è stata di un coraggio incredibile. Ha denunciato la polizia per non aver fatto il necessario per proteggerla. E la cosa ancora più incredibile è quello che è accaduto subito dopo.
In Kenya, il paese dove vive Kaia, una donna o una ragazza vengono stuprate ogni 30 minuti. La polizia di norma chiude gli occhi, isolando ulteriormente le giovani sopravvissute e rinforzando l’idea che lo stupro è accettato.
Kaia e altri dieci altri giovani sopravvissute hanno deciso di averne abbastanza. Nel giorno del processo, ignorando le minacce ricevuto e i blocchi di sicurezza hanno marciato dalle loro case fino al tribunale, intonando lo slogan “Haki yangu” — che in Kiswahili “Voglio i miei diritti.” Dopodiché il giudice ha emesso la sentenza: le ragazze avevano vinto! (altro…)

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