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Archive for dicembre 2015

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PENSA AGLI ALTRI                         
Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.
                                                                          Mahmoud Darwish

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Della guerra condotta dall’Arabia Saudita in Yemen con bombardamenti indiscriminati su città e villaggi e conseguente uccisione e ferimento di civili si sa ben poco. Le poche organizzazioni umanitarie presenti nel Paese forniscono dati e notizie impressionanti ma l’informazione tace. Si parla finora di seimila morti. E come sempre c’è chi è pronto a lucrare tramite la vendita di armi, anzi di bombe. Tra questi anche l’Italia perché c’è una multinazionale che ha la sua sede a Ghedi (Brescia) e uno stabilimento a Domusnovas (Carbonia Iglesias), la RWM Rheinmetall Defence che ha intensificato la produzione proprio negli ultimi tempi essendosi assicurata commesse importanti proprio dall’Arabia Saudita.

Venerdì 11 dicembre è partito dalla Sardegna l’ennesimo cargo pieno di bombe in piena violazione della 185 del 1990, la legge che regola le esportazioni di armi italiane. Ci sono varie interrogazioni che giacciono in Parlamento e alle quali il ministro Pinotti continua a non rispondere. A poco serve affermare che si tratta di un’azienda estera dal momento che è registrata in Italia avendo assorbito altre aziende italiane del settore o negare che siano costruite in Italia ma solo in transito sul nostro territorio dal momento che quella legge vieterebbe anche questa condizione. Inoltre secondo quella legge il nostro Paese non potrebbe vendere armi all’Arabia Saudita perché nazione impegnata in un conflitto non sostenuto ma condannato dalle Nazioni Unite e perché il regime saudita viola palesemente i diritti umani. Insomma cose da denuncia. Perché se parcheggi in divieto di sosta ti multano ma se vendi armi in violazione delle leggi, chiudono gli occhi. O almeno la bocca.

Tonio Dell’Olio, 16 dicembre 2015, Mosaico di Pace

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Pubblichiamo l’intervento di Sabrina Caneva, presidente del Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie” in occasione dell’incontro pubblico organizzato l’11 dicembre 2015 dal circolo del PD ovadese  come riflessione sugli attentati di Parigi del 13 novembre scorso.

Intanto vorrei sottolineare l’estrema difficoltà ad affrontare un così delicato argomento, che ci tocca tutti quanti da vicino, che tocca in particolare le nostre paure, la parte più vulnerabile e più nascosta di noi stessi.

Un tema che ha bisogno di riflessione e che per essere affrontato seriamente necessita di un po’ di silenzio, di sgombrare il campo da tutta una serie di luoghi comuni, di parole urlate, di improvvisati esperti geopolitici che hanno approfittato appunto delle nostre paure per raggiungere i loro squallidi obiettivi.

La prima cosa a cui ho pensato, dopo l’attentato di Parigi, dopo aver letto i primi titoli dei giornali, era che sarebbe stato necessario un lungo silenzio per pensare prima di proferire qualsiasi parola.

“Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia”, scrisse Karl Kraus1, disperato dal fatto che dinanzi all’orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchiericcio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui usò di quel consapevole silenzio per scrivere Gli Ultimi Giorni dell’Umanità, un’opera che sembra essere ancora di un’inquietante attualità.

Dopo il silenzio sono importanti iniziative di dialogo e confronto, come quelle di stasera. In cui tutti siamo parte attiva e non passivi ascoltatori di ogni sorta di fondamentalismo urlato.

La posizione, pertanto, nella quale come Centro Pace vogliamo porci, è quella del dialogo, del confronto, senza pretendere di possedere verità assolute, né posizione giuste o sbagliate. Facciamo nostro uno dei principali valori dell’Occidente: il relativismo, l’unico antidoto contro ogni genere di fondamentalismo. Il mettersi continuamente in discussione con l’umiltà di chi sa di non avere ancora trovato, ma continua a cercare. E’ la ricerca, il cammino verso la verità di cui parla il padre della cultura occidentale, Socrate. La virtù è la ricerca della conoscenza, che probabilmente non sarà mai data completamente nel corso di una sola vita.

Pertanto sgombriamo il campo anche da verità assolute. Io non ne ho. Troppo spesso sono state la bandiera anche di un certo pacifismo e di un certo modo di essere. Il risultato è stato quello di arrivare a personalismi e posizioni autoreferenziali che nulla hanno contribuito al cammino di pace.

Partiamo dalla parola che più abbiamo sentito pronunciare in questi giorni: GUERRA.

È la parola, scrive Marino Sinibaldi2, “più usata, più temuta e più esibita, lanciata come un grido esaltatorio o un epiteto ricattatorio. Siamo in guerra, riconosciamolo. Siamo in guerra, ammettetelo. Dai discorsi dei leader feriti (e indeboliti) la parola rimbalza ai titoli dei giornali come una pallina impazzita e incontrollabile…  È una guerra. Non vogliamo ammetterlo, ci dicono, per cecità laicista o viltà pacifista. La stiamo già perdendo perché non vogliamo riconoscerla, perché il nostro relativismo indebolisce i valori in nome dei quali combattere e ci disarma.

Proviamo, con Sinibaldi, a decostruire questa narrazione. Anche perché se accettiamo questo presupposto allora di conseguenza ne accettiamo tutte le conseguenze e siamo finiti. Il terrorismo ha raggiunto il suo obiettivo. Farci sentire estremamente insicuri, farci rinunciare ai nostri valori in nome di un ineludibile stato di guerra. Intanto dove sarebbe questa novità nell’uso della parola? (altro…)

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Angelo Stefanini recensisce per Nena News il nuovo libro di Jeff Halper che abbiamo presentato lo scorso 15 settembre ad Ovada:

L’ondata di attentati terroristici di queste settimane fa da tragica cornice alla tesi sostenuta da un imperdibile libro dell’israeliano Jeff Halper, “War Against the People”: questa è una “guerra contro la gente”, contro tutti noi.
Proprio quando il primo ministro israeliano Netanyahu è in seria difficoltà di fronte alla incalzante “Intifada dei Coltelli”, e soprattutto quando i direttori delle quattro principali compagnie israeliane di armamenti lo avvertono della ‘grave crisi’ di quella che è la principale industria nazionale, ecco che un’ondata terroristica globale senza precedenti gli offre opportunità imperdibili.
Parigi: un tragico spot pubblicitario
Una prima mossa che Netanyahu non si lascia sfuggire è alimentare la tensione internazionale presentando anche il suo paese come vittima, spacciando così come fondamentalismo islamico la resistenza palestinese contro un regime oppressivo, coloniale e di apartheid.
Una seconda occasione colta al volo dall’intellighenzia militare israeliana è tentare di convincere l’occidente a riscrivere il diritto internazionale, alla stregua di quello israeliano che consente di incarcerare minorenni, torturare e detenere persone sospette per tempi indefiniti senza un’accusa formale. Già lo aveva fatto G.W. Bush dopo l’11/09 con il Patriot Act. Ora è Hollande che si candida con solerzia a fedele esecutore proponendo la modifica della Costituzione francese. E non soltanto come una manovra temporanea.
Se i funzionari israeliani possono mostrare tanta indifferenza di fronte a centinaia di bambini massacrati a Gaza o alla violenza sproporzionata delle forze di sicurezza è grazie al lavoro infaticabile di avvocati specializzati nello sviluppare nuovi principi giuridici che diano una parvenza di legalità a quelle che sono violazioni del diritto internazionale. Think-thank e accademici israeliani hanno coniato il termine di “lawfare” (altro…)

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gideonlevy            Gideon Levy, giornalista israeliano, scrive per il quotidiano Ha’aretz e dal 2010 anche per la rivista italiana Internazionale. Il 2 dicembre 2015  si è tenuta alla Casa della Cultura a Milano la sua affollatissima lectio magistralis. Il titolo: La Situazione Odierna in Medio Oriente e le Prospettive Possibili nel Conflitto Israelo-Palestinese. Per vederne la registrazione integrale clicca qui.

 

 

 

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