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Archive for aprile 2015

La situazione nel campo profughi palestinese di Yarmuk, in Siria, alla porte di Damasco, è disperata. I jihadisti hanno lanciato un’offensiva per conquistarlo, i profughi che vivono nel campo sono fra i due fuochi dell’IS e dell’esercito di Bashar al-Assad.  Non viene consentito l’ingresso di aiuti umanitari, e  3.500 bambini restano intrappolati insieme a migliaia di adulti e anziani inermi. Ecco il racconto di Qusai Zakarya, giovane giornalista partecipativo siriano, pubblicato su Foreign Policy.

yarmuk_vignettaDopo che il regime di Bashar al Asad ha passato due anni a massacrare i palestinesi nel campo di Yarmuk, dopo che i bombardamenti del regime hanno distrutto circa il 70 percento del campo, dopo che in migliaia sono stati arrestati e torturati a morte, e dopo che i civili sono stati costretti a frugare tra i rifiuti e le erbe per scongiurare la morte per fame, dopo tutto questo, il mondo sta finalmente prestando attenzione alla situazione di questo quartiere meridionale di Damasco che soffre da tempo. E tutto ciò di cui vogliono parlare è lo Stato islamico.
Credo che questa sia una vergogna. Ma visto che è quello che il mondo vuole sentire, glielo dirò. Non si può comprendere l’assalto al campo da parte dello Stato islamico né ciò che significa se non si considera anche come Bashar al Asad − come regalo al popolo palestinese − abbia trasformato un prospero quartiere con centinaia di migliaia di persone in 18 mila persone disperate che attendono la morte. Non possiamo impedire che quanto è accaduto a Yarmuk si ripeta altrove a meno che non traiamo in salvo i 600 mila civili assediati che Asad sta lasciando morire di fame.
Fatemi tornare all’inizio, quando l’assedio di Yarmuk è iniziato, sul finire del 2012. Io ero lì in quel momento perché, in quanto siro-palestinese, avevo molti famigliari che vivevano nel campo. (altro…)

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25 APRILE
La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
“liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera”:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.

                                                   Alfonso Gatto

 

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Il grande Eduardo Galeano se ne è andato, ma ci lascia in eredità la determinazione di continuare a sognare. Grazie, Eduardo.

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vittorio_arrigoni

Giuro, tesserò per te
un fazzoletto di ciglia
scolpirò poesie per i tuoi occhi
con parole più dolci del miele
scriverò “sei palestinese e lo rimarrai”
Palestinesi sono i tuoi occhi,
il tuo tatuaggio
Palestinesi sono il tuo nome,
i tuoi sogni
i tuoi pensieri e il tuo fazzoletto.
Palestinesi sono i tuoi piedi,
la tua forma
le tue parole e la tua voce.
Palestinese vivi, palestinese morirai.

Mah­moud Darwish

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