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Archive for marzo 2015

Nel corso di un incontro promosso a Torino dal Dipartimento Culture,Politica e Società dell’Università di Torino il 19 marzo 2015 al Campus Luigi Einaudi, Moni Ovadia ha fatto un intervento video esprimendo perplessità sulla validità del boicottaggio accademico contro la protratta occupazione israeliana della Palestina. Omar Barghouti gli ha risposto, come si vede nel video di Invictapalestina.

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stradafiocchi

Il 3 marzo 2015, alla presenza di moltissimi amici e del console italiano a Gerusalemme, è stata solennemente intitolata ad Abuna Walter, don Walter Fiocchi, una importante strada che collega il centro alla zona universitaria di Ramallah, Palestina.
Era presente anche il sindaco di Gerico, città gemellata con Alessandria, che ha annunciato che il prossimo anno verrà intitolato a don Walter anche un parco cittadino.

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Michael Schwartz, eminente docente emerito di sociologia alla Stony Brook University, è autore di libri pluripremiati come “Protesta radicale e struttura sociale” e “ La struttura del potere nel mondo degli affari americano” (con Beth Mintz). Pubblichiamo il suo documentato articolo “The Great Game in the Holy Land” apparso sul  sito TomDispatch, in cui spiega come il ricco giacimento di gas scoperto nel Mediterraneo orientale, noto anche con il nomignolo di “Leviatano”, sia diventato l’epicentro di una lotta internazionale per le risorse energetiche.

leviathan

 

 

 

 

Indovinate un po’? Praticamente tutte le guerre, insurrezioni e altri conflitti in Medio Oriente sono legati da un unico filo, che è anche una minaccia: questi conflitti sono parte di una sempre più frenetica competizione per trovare, estrarre e commercializzare combustibili fossili il cui successivo consumo sicuramente porterà ad una serie di catastrofiche crisi ambientali.

Tra i vari conflitti legati alle fonti energetiche fossili nella regione uno di questi, pieno di minacce, piccole o grandi, è stato largamente trascurato, e Israele ne è l’epicentro. Le sue origini si possono far risalire ai primi anni ’90, quando i leader israeliani e palestinesi hanno iniziato ad confrontarsi su supposti depositi di gas naturale nel Mediterraneo lungo le coste di Gaza. Nei decenni successivi questo è diventato un conflitto su più fronti che ha coinvolto vari eserciti e tre flotte. Nel frattempo ha già inflitto incredibili sofferenze a decine di migliaia di palestinesi e minaccia di aggiungere nuovi livelli di miseria alle vite di persone in Siria, Libano e Cipro. Forse potrebbe impoverire persino gli israeliani.
Le guerre per le risorse, ovviamente, non sono niente di nuovo. Di fatto tutta la storia del colonialismo occidentale e della globalizzazione successiva alla Seconda guerra mondiale è stata animata dallo sforzo di trovare e commercializzare le materie prime necessarie a costruire o conservare il capitalismo industriale. Ciò comprende anche l’espansione di Israele nei territori palestinesi, e la loro appropriazione. Ma le risorse energetiche sono diventate centrali nelle relazioni israelo-palestinesi solo negli anni ’90, e questo conflitto, inizialmente circoscritto, solo dopo il 2010 si è esteso, includendo la Siria, il Libano, Cipro, la Turchia e la Russia.

La storia avvelenata del gas naturale di Gaza
Nel lontano1993, quando Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) firmarono gli accordi di Oslo che si pensava avrebbero posto fine all’occupazione israeliana di Gaza e della Cisgiordania e creato uno Stato sovrano, nessuno aveva prestato molta attenzione alla linea costiera di Gaza. Di conseguenza Israele accettò che la neonata ANP controllasse totalmente le sue acque territoriali, anche se la flotta israeliana stava ancora pattugliando la zona. Le voci di depositi di gas naturale su quella costa non interessavano molto a nessuno, perché allora i prezzi erano molto bassi e le riserve molto abbondanti. (altro…)

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3 marzo 2015, Um al Nasser, Striscia di Gaza, villaggio beduino di 5mila abitanti, di cui il 60% sono bambini sotto i 12 anni
Fatima, la direttrice della Terra dei Bambini, ci racconta come la popolazione di Um al Nasser ha vissuto durante i 50 giorni dell’operazione militare “Margine Protettivo”. Una testimonianza unica e dettagliata, soprattutto della notte in cui gli abitanti hanno dovuto lasciare il villaggio, senza poter portare nulla con loro se non i vestiti che avevano addosso, senza una meta precisa, perchè nessun posto era sicuro.
Ma Fatima è ancora piena di speranza e crede nella pace, perché, dice, “ogni essere umano merita la pace”.
E con questo messaggio, Fatima e le maestre della Terra dei Bambini continuano oggi, nonostante le condizioni precarie, a portare avanti le attività educative per i bimbi e i servizi di supporto per le donne di Um al Nasser.
da Vento di Terra

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