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Archive for gennaio 2015

Ci piace pubblicare questo affettuoso ricordo di Naji al-Ali, creatore di Handala, nato nel 1936 nel villaggio palestinese di Ash Shajara, da cui fu cacciato con la famiglia alla nascita di Israele, e morì ammazzato nel 1987 a Londra. Il post ci ha colpito per la sensibilità di cui è permeato, ma diventa ancora più significativo se si considera chi lo ha scritto. Vi raccomandiamo quindi di leggere con attenzione l’auto presentazione dell’autrice, Primarosa Pia, a piè di pagina. Grazie, Primarosa!
Naji al-Ali, disegnatore e vignettista palestinese, papà premuroso di Handala, bimbo palestinese simbolo delle sue strisce di cui nessuno ha mai visto il volto perché è sempre stato disegnato di spalle. Un bambino che rappresentava la resistenza palestinese e un intero popolo, un bimbo che si sarebbe girato per mostrare il suo volto solo una volta tornato a casa sua, solo una volta tornato libero, in terra di Palestina.
Il papà di Handala, colui che muoveva quella matita così fastidiosa, era un uomo straordinario: a 10 anni era stato un Handala anche lui, esule, cacciato dalla sua terra e abitante di arrangiate tende nel campo di Chatila in Libano.
Naji al-Ali con la sua matita, ogni giorno, anche dal più lontano esilio londinese, colpiva il nemico israeliano occupante con strisce sottili e pungenti, laceranti e dolci, era un combattente instancabile, finchè Israele non decise di andarlo a cercare.
Trovò la morte con un colpo in pieno volto, a molte miglia di distanza dalla sua terra profumata di Timo, colpevole, con la sua ironia e le sue matite, di combattere l’occupazione militare, l’esilio, l’impossibilità di ritorno, l’apartheid che ancora avanza.–

handala_small

Handal_big

questa casella mail è curata

a titolo personale e gratuito da
Primarosa PIA
primar…@yahoo.it
figlia del superstite
Natale Pia kz 115658 Mauthausen-Gusen
e nipote di
Vittorio Benzi kz 115373 morto di fame e fatica a Mauthausen-Gusen a 17 anni,
Biagio Benzi kz 43493 superstite di Flossenbürg e
Giovanni Benzi, kz 7332 superstite di Bolzano,
tutti partigiani
vittime del rastrellamento avvenuto nella zona di Nizza Monferrato il 3 dicembre 1944.
Primarosa Pia ha frequentato il corso:
Insegnare la Shoah
presso
The International School for Holocaust Studies di Yad Vashem, a Gerusalemme.
http://www.yadvashem.org.il/

….per questo mi sono convinta che un uomo possiede tanta più esistenza quante più sensazioni ha provato, quante più conoscenze ha accumulato,
tanta più esistenza quanti più sono gli amici nel cui pensiero esiste.
[ Charlotte Delbo – Spettri miei compagni ]
siccome non insegno ma studio è gradito l’invio di pubblicazioni 🙂

Primarosa PIA piazza b. croce 6 15057 TORTONA – AL tel. 3493463847

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Je suis RaifAmnesty International informa che Raif Badawi, blogger saudita e prigioniero di coscienza, è stato flagellato pubblicamente il 9 gennaio. La  fustigazione viola il divieto assoluto di tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti previsti del diritto internazionale. Per sapere chi è  Raif clicca qui.
Amnesty International ha ricevuto informazioni che il 9 gennaio Raif Badawi è stato  frustato dopo la preghiera del venerdì di fronte alla moschea di al-Jafali a Gedda. La fustigazione è stata eseguita in pubblico. Il primo settembre 2014, la Corte d’appello di Gedda ha confermato la condanna di Raif Badawi a 10 anni di prigione, 1000 frustate e una multa di 1.000.000 di rial sauditi (circa 196.000 euro), per aver creato e amministrato il sito Saudi Arabian Liberals e aver insultato l’Islam. Raif Badawi è un prigioniero di coscienza.
Secondo il provvedimento definitivo, Raif Badawi riceverà non più di 50 frustate per sessione, con una pausa di non meno di una settimana tra le sessioni. Raif Badawi è stato inizialmente accusato di “apostasia”, un reato punito con la pena di morte in Arabia Saudita.
È detenuto dal 17 giugno 2012 nel carcere di Briman, a Gedda. Il suo avvocato, Waleed Abu al-Khair, è anche egli stesso in carcere per scontare una condanna a 15 anni per il suo attivismo pacifico.
Cosa è successo a Raif Badawi?
Raif Badawi è fondatore di”Free Saudi Liberals”, un forum ideato per discutere del ruolo della religione in Arabia Saudita. (altro…)

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La recente inchiesta denominata MAFIA CAPITALE ha finalmente svelato come rom e immigrati siano stati negli ultimi anni un grande business per un ampio comitato d’affari, composto da politici, funzionari, imprenditori e crimine organizzato. Così si guarda ora con occhi nuovi anche ai MEGA-CAMPI attrezzati della cosiddetta Emergenza Nomadi, che a Roma hanno permesso a criminali senza scrupoli di arricchirsi e non hanno creato nessuna integrazione.
Per sapere come si vive all’interno dei Mega-Campi, disumanizzanti e costosi, ZaLab mette on line gratuitamente dalle h.24.00 del 9 gennaio alle h.24.00 del 18 gennaio il documentario Container 158 , girato nel campo attrezzato di via Salone, uno dei più grandi d’Italia, diretto da Stefano Liberti ed Enrico Parenti e prodotto con il sostegno di Open Society Foundations. Guarda il video:

CONTAINER 158

All’iniziativa è collegata la petizione Oltre I Mega-Campi per chiedere il superamento delle politiche segreganti e anticostituzionali dei MEGA-CAMPI per soli rom (in collaborazione con Associazione 21 Luglio) e il concorso per le scuole ROMpiamo Pregiudizi .

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Scegliamo di commentare gli atroci fatti che hanno sconvolto la Francia con le parole dell’amico Beppe Giulietti.

Charlie Hebdo, non servono le ‘palle’ ma il cuore e il cervello

Era giusto o no pubblicare quelle vignette? Non avranno esagerato? Sarebbe un errore sottovalutare il senso della domanda che, spesso, viene posta da persone stimabili e non certamente sospettabili di nutrire insane nostalgie per la censura o i bavagli. Comprendiamo anche chi richiama l’attenzione sui massacri occidentali, le guerre sbagliate, l’indifferenza per le sorti di tanti esseri umani massacrati a colpi di bombe e di torture. Eppure continuiamo a pensare, come continua a ripetere Dario Fo, che non ci sono ragioni per accettare nuove limitazioni alla libertà d’informazione e al diritto di satira.vignetta-charlie-675-300x122 Non ci sono ragioni per accettare leggi speciali e per subire una ulteriore riduzione dei diritti. Questo, per  altro vorrebbero non solo gli assassini, ma anche gli integralisti di ogni natura e colore, quelli che  invocano sempre lo stato di polizia e la pena di morte per liquidare non tanto “i terroristi islamici”, quanto il pensiero e l’azione critica. Mai come in questo momento non servono le “palle”, da sempre l’organo di riferimento dei reazionari nel mondo, quanto il cuore e il cervello, organi di riferimento di chi vuole far crollare i muri dell’odio e disinquinare le paludi dai veleni.
Proprio per questo, oltre a piangere i morti di Parigi, bisogna piangere i morti nigeriani, siriani, libici, afghani, e ricordare i tanti cronisti, anche arabi, anche musulmani, restati seppelliti sotto le nostre bombe o uccisi dai terroristi, perché considerati infedeli, esattamente come i cristiani, gli ebrei, i non credenti.
Per sconfiggere gli assassini e gli integralisti di ogni natura, occorre una alleanza tra soggetti diversi, distinti e distanti, ma uniti dalla condivisione di alcuni valori comuni. Allargare le maglie della censura o dell’autocensura sarebbe il primo passo verso la decadenza delle libertà e dei diritti civili.
Tra qualche giorno quello che resta della redazione di Charlie Hebdo riporterà nelle edicole il giornale e questo sarà il modo migliore per rispondere agli assassini e ai loro sostenitori. Quel giorno potremmo e dovremmo aprire tutti i nostri siti e tutti i nostri giornali con la loro prima pagina e farla diventare la dichiarazione comune di chi crede nella libera circolazione dei segni, dei disegni e delle opinioni, fossero anche le più diverse e lontane dalle nostre.

Giuseppe Giulietti su  Il Fatto Quotidiano, 9 gennaio 2015

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il foglio wolinski 15-01-07

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2015

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