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Archive for ottobre 2014

rahmahSimone Brocchi, attivista dell’ISM a cui è ormai stato vietato l’ingresso in Palestina, ha tradotto dall’inglese il comunicato stampa che potete leggere di seguito. Si tratta dell’ordinaria oppressione da parte israeliana contro chi combatte in modo nonviolento l’occupazione della Cisgiordania. Volentieri lo pubblichiamo, chiedendo a tutti/e di aiutarci a diffonderlo il più possibile:
Il Difensore dei Diritti Umani Abdallah Abu Rahma è stato giudicato colpevole dalla Corte Militare Israeliana per aver “disturbato un soldato”.
“Manifestare contro l’occupazione non può essere considerato un crimine. La condanna di Abdullah dimostra solamente che l’esercito Israeliano è uno strumento per perpetrare l’occupazione”, afferma Gabi Lasky, avvocato di Abdallah Abu Rahma, parlando con l’ISM.
Abdallah ha parlato con l’ISM circa la sua recente condanna: “Ieri la Corte Militare Israeliana ha deciso per la mia colpevolezza, dimostrando ancora una volta che loro stanno dalla parte dell’occupazione e non della verità e della giustizia.
Sono stato arrestato il 13 maggio 2012 di fronte alla prigione militare di Ofer, durante una manifestazione in ricordo della Nakba e in solidarietà con i prigionieri, molti dei quali erano in sciopero della fame. Ero stato imprigionato a Ofer durante 16 mesi un anno prima, a causa del ruolo da me giocato nelle manifestazioni non violente che si sono tenute nel mio villaggio, Bil’In, contro il muro dell’Apartheid e le colonie costruite sulla nostra terra.
Questa volta, quando sono stato arrestato sono stato ritenuto per alcune ore e rilasciato dopo il pagamento di una cauzione e non sono stato richiamato a Corte fino all’inizio del 2013, in seguito al successo dei comitati popolari nella costruzione dei villaggi palestinesi di Bab Al Shams and Bab Al Manatir.”

Abdullah Abu Rahma è il coordinatore del comitato popolare di Bil’In, dove cominciarono le manifestazioni popolari contro il muro dell’Apartheid nel gennaio del 2005. Il percorso del muro dell’Apartheid era stato pianificato in modo da separare il villaggio dal 50 % della suoi terreni agricoli. Come risultato della continua resistenza del villaggio, il percorso del muro è stato modificato e il 25% della terra del villaggio è stata annessa alle colonia illegale di Modiin Elite.
Centinaia di attivisti sono stati arrestati e feriti dall’esercito Israeliano a Bil’In dall’inizio della resistenza popolare nel villaggio. Nel 2009 durante una manifestazione, Bassam Abu Rahmah è stato colpito nel petto da un proiettile contenente gas lacrimogeno sparato ad alta velocità. Bassam è morto a causa delle sue ferite pochi minuti dopo. Il primo gennaio 2011, Jawaher Abu Rahmah è morto causa avvelenamento per aver inalato una dose eccessiva di gas lacrimogeno durante una delle manifestazioni settimanali tenutasi il giorno precedente.

traduzione dall’inglese di Simone Brocchi
Per maggiori informazioni:
Abdallah Abu Rahmah: +972-5991-07069
Gabi Lasky: +972-5444-18988

Fonti:

Lettera dell’Unione Europea che dichiara Abdallah Abu Rahmah un difensore dei Diritti Umani;
https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/116232.pdf
La morte di Bassam Abu Rahmah:
http://www.aljazeera.com/indepth/features/2011/01/20111513358119488.html
La morte di Jawaher Abu Rahmah:
http://mondoweiss.net/2011/01/bilin-protester-dies-of-asphyxiation-caused-by-tear-gas-inhalation#sthash.CThGP1dm.dpuf
Informazioni su Bal Al Shams:
http://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/violating-court-order-israeli-occupiers-forcibly-remove-bab-al-shams-village
Informazioni su Bal Al Manatir:
http://palestinemonitor.org/details.php?id=088b5ia2464yzkeoiv2ul

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Maso Notarianni scrive in Il Fatto Quotidiano, 10 ottobre 2014

Da giorni alla frontiera tra la Turchia e la Siria, o quel che ne rimane, si sta combattendo una disperata battaglia per la difesa della città di Kobane.
I miliziani Curdi, si legge nelle pompose retoriche dei media occidentali, stanno difendendo il “nostro stile di vita” dai barbari dell’Isis. E – sempre secondo le cronache – l’occidente, l’Italia, gli Stati Uniti, la Nato, stanno sostenendoli con i raid aerei.
Eppure.
Eppure questi curdi combattenti sono ancora nella black list degli Stati Uniti e dell’Occidente: il Pkk è considerata ancora una formazione di terroristi tale e quale all’Isis.
Eppure la Turchia ha chiuso le sue frontiere, non permettendo ai curdi di Turchia di andare in soccorso dei loro fratelli “siriani”. E impedendo a questi ultimi di scappare da una guerra che sta massacrando la popolazione, anche sparando addosso a chi prova a forzare il blocco in un senso o nell’altro.
E la Turchia, come sappiamo, è paese membro di quella stessa Nato che dice di voler fermare lo Stato Islamico. È un Paese che ha fatto richiesta di entrare a far parte della Unione Europea.
Ma è uno stato islamico e teme fortissimamente la creazione di uno stato curdo indipendente. E uno Stato amico, come lo sono anche gli Usa e l’Europa, di quelle petromonarchie del golfo che calpestano i diritti umani in nome di una presunta religione di Stato foraggia i fanatici dell’Isis. Petromonarchie che negli ultimi anni sono state abbondantemente utilizzate dall’Occidente per sostenere “il nemico del nemico” di turno. Prima i talebani, sommersi di armi e di dollari, poi Saddam, poi gli stati arabi investiti da misteriose e armatissime “primavere” come la Libia di Gheddafi. Infine la Siria di Assad.
Una situazione intricata, e apparentemente spiegabile.
Non basta dire che raggiunta l’autosufficienza energetica l’interesse principale degli Stati Uniti d’America sia diventato quello di destabilizzare i Paesi produttori – o trasportatori – di petrolio poco propensi ad essere servi delle scelte dell’Occidente per spiegare del tutto quel che sta accadendo. Ma è un buon inizio per capire meglio la situazione.
Quello che è importante, ora, e che la si smetta con le ipocrisie. (altro…)

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