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Archive for dicembre 2013

Sul cosiddetto “movimento dei forconi” si dicono molte cose, ma ancora troppo poco si sa. Crediamo che sia importante capire, per farlo è utile discutere, ma una discussione senza conoscenza è inutile quando non addirittura nociva.
Proponiamo uno scambio di opinioni avvenuto fra il 13 e il 17 dicembre fra l’amico Carlo Tagliacozzo e altri, oltre al comunicato stampa del 10 dicembre del Comitato provinciale dell’ANPI di Torino. 
Segnaliamo anche alcuni articoli che possono aiutare ad approfondire l’argomento: di  Guido Viale, Barbara Spinelli, Marco Revelli, Casa della Legalità, Moni Ovadia, Loretta Napoleoni. E un video.
Vi invitiamo a commentare e/o segnalare altri link utili sull’argomento.
Condivido l’impostazione di Lele Rizzo noto esponente del Centro sociale Askatasuna e molto attivo nel movimento No Tav. L’intervista è del Manifesto.
Saluti, Carlo Tagliacozzo
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Naturalmente io non la condivido. Non sempre la piazza ha ragione anche quando esprime disperazione. E non si dica che non c’è una testa del movimento. Mi pare che a dare le parole d’ordine nazional fasciste  – altro che ‘populiste’ (che per me è una buona parola) – siano stati gli imbroglioni fascio-berlusconiani. E mi pare che le parole che si sentono in piazza e relative minacce significhino pure qualcosa. Non ho capito cosa intendesse il furbacchione intervistato a proposito del fatto che bisogna attaccare la grande distribuzione. Bisogna bruciare Top D (o come diavolo si chiama)  e aggredire lì commessi e clienti? La questione è la violenza non la dimensione della ditta.
Meno male che  c’è stato l’episodio della Jaguar.
In genere se c’è Casa Pound bisogna andare da ultra parte. Così ingenuamente penso. O si va a dare forza ai nuovi Matacena come qualche rivoluzionario coglione dell’epoca di Reggio Calabria?
Chi ha il coraggio, le idee e la capacità di manifestare con istanze democratiche può manifestare altrove in altra piazza così lo capiscono forse anche i giornalisti, che per ora hanno iscritto nel movimento dei forconi gli studenti della Sapienza ai quali la polizia ha offerto ben altro trattamento.
Anche la Fiom è stata in piazza negli stessi giorni dei Forconi. Non se ne è accorto nessuno. Non era sufficientemente rivoluzionaria? Certo non voleva mandare tutti a casi tutti come Grillo e i forconisti. Ma ‘tutti’ chi?
Sbaglio o a Torino c’è qualche iniziativa ben distinta dalla – o in opposizione alla – piazza dai forconi?. Forse non sono nessuno ma almeno non si accodano alle minacciose manifestazioni a inequivocabile egemonia fascisteggiante E, per piacere, non si dica che gli episodi sono  un messaggio alla ‘classe politica’ (categoria non proprio utilissima per far chiarezza, quasi peggio di casta).Chi è poi questa classe : quella grillina, quella berlusconiana, quella di sinistra?. Quella berlusconiana se la ride ed è corsa incontro ai forconi.
Mi sembra una idea del cavolo questa della ‘classe politica’ che mette insieme Grillo (che non sa di farne parte), Berlusca, Letta e Vendola come se fossero la stessa cosa.
Certo il casino e l’esistenza di una piazza egemonizzata da demagoghi e mascalzoni dovrebbe far riflettere e far cambiare rotta a Pd e organismi collegati (parlamentari e non)  su tematiche rilevanti economiche e sociali. (altro…)

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Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso.
NELSON MANDELA (18 luglio 1918 – 5 Dicembre 2013)

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Il 13-14-15 Dicembre, ore 20.30, al Teatro LINGUAGGI CREATIVI, Via Villoresi 26, Milano:
MI CHIAMO RACHEL CORRIE   tratto dagli scritti di Rachel Corrie.
con Marta Paganelli; chitarra ed effetti Adriano Russo
regia Marta Paganelli
info e prenotazioni tel 02 39543699; mail  info@linguaggicreativi.it.              Guarda il video.

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Questa messa in scena parla del conflitto israelo-palestinese, ma ancor prima parla della presa di coscienza, della volontà di informarsi e di prendere una posizione riguardo alle grandi questioni politiche del nostro tempo. La situazione in medioriente parla di noi, ci riguarda. Le politiche e le economie degli stati di tutto il mondo sono legate fra loro a doppio filo e non è più possibile comprendere la situazione senza fare riferimento alla globalità.
Spesso in questo quadro ogni possibilità di azione del cittadino medio sembra inibita, come se la politica interna ed estera riguardasse ormai un piano totalmente scollegato dalla vita di tutti i giorni.
Come si può tornare ad agire in un mondo in cui la scelta dei singoli sembra sempre più marginale e inutile?
La voce di Rachel non è la sola, ce ne sono tante altre. Voci che vogliono bucare le pareti del silenzio che ci circonda. In un mondo in cui veniamo bombardati incessantemente dalla cosiddetta “informazione”, in cui si parla di tutto e non si dice niente, Rachel racconta piano la sua storia, senza ergersi a paladina della giustizia o detentrice di una verità.

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La nostra cara amica Raffaella Romagnolo, autrice de L’Amante di Città, La Masnà, Tutta Questa Vita, ha scritto questo bell’articolo per «Grazia» del 21 novembre 2013.

                                               La cugina Angela
Le donne che vivevano sulle colline tra Tanaro e Po, 42 anni fa, andavano a partorire all’ospedale di Casale Monferrato. Così mia madre. Poi ci trasferimmo, e a Casale tornavamo, di tanto in tanto, a trovare una cugina di mio padre, che faceva la maestra. Era una donna di una bontà da libro Cuore, una “signorina” che a me pareva una gran signora, con lo scamiciato e al collo la medaglietta con la Madonna. Quando arrivai alle Elementari, mi chiese di mandarle delle lettere, che lei avrebbe corretto. “Hai scritto emozzione” – diceva -“ma all’emozione basta una zeta”.
Da grande ho scoperto di essere nata nella città dell’amianto. No, la città del mesotelioma pleurico, il cancro che ti viene se hai respirato fibre di amianto. Ho scoperto che ne basta una, di fibra. Un respiro, una pagliuzza. Si addormenta da qualche parte per anni – decenni – poi un bel giorno si risveglia e ti devasta. Ho scoperto che i morti sono oltre tremila. Cominciavano a morire quando noi caricavamo i bagagli su una giardinetta che sapeva tanto di campagna. Operai, ma anche bottegaie, impiegate, medici, giornalisti. E ho scoperto che in tutti questi anni in cui la mia vita è scivolata altrove, i miei concittadini hanno combattuto una guerra, e per lottare hanno inventato armi che non esistevano e adesso sono lì, disponibili, per tutti. Strumenti legislativi (la legge del ’92 di messa al bando dell’amianto) e giurisprudenziali (la sentenza del tribunale di Torino, che ha condannato i proprietari dell’Eternit). Strumenti utili per interpretare il diritto al lavoro e alla salute nel mondo nuovo, e combattere un certo capitalismo di rapina, che della globalizzazione ha fatto il suo campo di gioco e la sua scusa.
Perché la questione amianto non riguarda solo la provincia italiana. Se potete, guardate il documentario “Polvere”, girato da Bruna e Prandstraller. C’è il processo Eternit, ma anche tanto Brasile, e Canada, e India. Per riuscire a vederlo ci vuole fortuna o molta determinazione, visto che la televisione italiana, a quanto ne so, non lo ha mai trasmesso. So che gira, però. Io l’ho visto in una piccola sala cinematografica, e davanti alla resistenza e alla capacità di inventarsi leggi, strategie e alternative dei miei concittadini, mi sono sentita orgogliosa ed “emozzionata”. La cugina di mio padre, che si chiamava Angela Bocca, è morta il 6 dicembre 2010, di mesotelioma pleurico. E mi piace pensare che no, neanche in questo caso avrebbe lasciato correre sull’eccesso di zeta.

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