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Archive for giugno 2013

Mancano pochi giorni alla discussione e votazione alla Camera dei Deputati della mozione (stimolata anche dalle richieste della campagna Taglia le Ali alle Armi) che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter F-35.
Abbiamo tutti ancora la possibilità di esercitare una forte pressione sui Deputati, rilanciando loro le motivazioni della nostra mobilitazione – in corso dal 2009 – e prendendo spunto dall’appello a sostegno di “Taglia le ali alle armi” sottocritto da diverse personalità e referenti delle realtà del mondo del disarmo.
Usate il testo dell’appello ed inviatelo a tutti i Deputati, di cui trovate i contatti a questo link, oppure cliccate sui link che trovate in coda a questo post.
Tutte le possibilità di agire sui parlamentari (anche tramite social network come Facebook e Twitter) sono riassunte in questa pagina.
Il tuo contributo è fondamentale! NO F35!

“La Camera voti la cancellazione del programma F-35”
Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati discuterà una mozione di 158 parlamentari di SEL, PD e M5S che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter.
In linea con le richieste e indicazioni della campagna “Taglia le ali alle armi” (che dal 2009 si batte contro i caccia) sosteniamo questa nuova iniziativa parlamentare e tutte quelle che si renderanno necessarie per bloccare una scelta così sbagliata. (altro…)

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Riceviamo un preoccupato e documentato messaggio da Alfonso Navarra, vicepresidente dell’Associazione Energia Felice (ARCI)  che pubblichiamo di seguito. L’argomento è l’arsenale atomico dislocato sul territorio italiano.

Le popolazioni lombarda e  friulana sono più da vicino coinvolte dalle armi atomiche B-61 in dotazione agli squadroni dell’aviazione americana ed impiegabili secondo il concetto NATO della condivisione nucleare.
I pacifisti lombardi, a partire da Brescia e dintorni, con Ghedi, e friulani ,a partire da Pordenone con Aviano,  hanno più responsabilità dirette nella lotta per rispedire le armi atomiche al mittente americano. Ma il problema è, nella sua importanza, attualità ed urgenza, di tutti gli italiani ed europei, non possiamo fare i distratti su questo punto basilare.
Leggendo l’International Herald Tribune del 28 maggio 2013, sono stato colpito da un commento del direttore che, facendo i dovuti collegamenti e le dovute riflessioni che su essi possono essere innestate, mette in rapporto Aviano (e Ghedi) con il disarmo atomico mondiale.
L’editoriale si intitola “SPLURGING ON NUKES” (Sperperi sulle armi nucleari) e lo riporto nel file allegato  con una mia approssimativa traduzione (il mio inglese non è di alto livello!).
Va anche considerata, a completare il quadro,  una recente informativa del quotidiano inglese “The Guardian” (21 aprile 2013) sul riadattamento delle B61, per poterle utilizzare come armi teleguidate montate sui cacciabombardieri F-35, che riporto anche essa nel pezzo originale di Julian Borger –  tradotto alla meno peggio in italiano dall’inglese – e  nella sua citazione da un articolo di panorama.it.
 La vicenda può essere riassunta nel seguente modo (non la faccio tanto lunga!):
1- Si stanno ammodernando con oltre 10 miliardi di dollari le B-61 a Ghedi (20) e ad Aviano (50) con testate nucleari adatte al trasporto degli F-35.
2- I repubblicani del congresso USA ratificano il “New START” (Trattato per la riduzione delle armi strategiche) solo perché Obama ha stanziato 80 miliardi di dollari per l’ammodernamento dell’arsenale nucleare strategico e tattico.
3- Ma a questo punto sono i russi, già irritati per il sistema antimissile in Polonia e Romania (quello che i cechi hanno rifiutato grazie ad una potente mobilitazione popolare), prendendo spunto dall’ammodernamento delle “tattiche” in Europa, a fare problemi sulla entrata in vigore del Trattato in questione minacciando una possibile disdetta.
Ogni tanto infatti da Mosca, a varie riprese, ed anche il groviglio siriano e mediorientale è complice in questo,  giungono dichiarazioni sulla possibile uscita dall’accordo con gli USA  perché la Russia vede nelle mosse americane non dei comportamenti distensivi ma al contrario minacciosi (e questo aspetto  anche l’editoriale dell’IHT lo mette in rilievo).
Basta visitare il sito di “Russia Oggi” (www.russiaoggi.it) per trovare molti articoli preoccupati in questo senso, sottolineanti come la “buona volontà russa” venga sistematicamente frustrata da fattori che non favoriscono la partecipazione di Mosca alla lotta per l’azzeramento delle armi nucleari.“
Chiariamo brevemente, già che ci siamo, la situazione dei Trattati tra USA e Russia: il Trattato sulla limitazione dei sistemi balistici è del 1972; l’Accordo provvisorio sulla limitazione delle armi offensive strategiche (SALT 1) è dello stesso anno; il Trattato sui missili europei a medio raggio (INF) – ricordate i Cruise di Comiso? – è del 1987; il Trattato sulla riduzione e sulla  limitazione delle armi offensive strategiche e quello sulla ulteriore riduzione e limitazione di tali armi (START 1 stipulato nel 1991 e venuto a scadenza nel 2009, e START II, 1993 non entrato in vigore e di fatto superato dal trattato SORT del 2002) sono ora ricompresi nel New Start del 2010 di cui ci stiamo occupando, che avrebbe durata decennale.
Albert Einstein disse a suo tempo che “o avremmo eliminato le armi atomiche o queste avrebbero finito per eliminare l’umanità”.
Il New Start non porta alla cancellazione totale degli ordigni perché fissa solo dei limiti (ad es. il tetto di 1.550 tra testate e bombe nucleari), ma è pur sempre un passo avanti da non disprezzare.
Stiamo giustamente protestando contro il programma di acquisto degli F35 perché, oltretutto, li consideriamo uno spreco inaccettabile in un momento di scarsità di risorse e di crescente ingiustizia sociale aggravate dalla crisi economica in atto.
A maggior ragione non dobbiamo permettere ordigni nucleari sul nostro territorio e ancor più non permettere che vengano sostituite le vecchie bombe atomiche con munizioni più moderne adattate alle missioni degli F35.
Dobbiamo, come Paese che “ripudia la guerra” e che quindi si impegna – questa è la corretta interpretazione della Costituzione –  per la difesa armata solo dei propri confini, rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare, che prevede l’impegno a non ospitare ordigni nucleari sul proprio territorio.
Il sottoscritto, insieme ai miei compagni di studio, ma soprattutto di azione e resistenza nonviolenta, da via Pichi a Milano (la Campagna OSM-DPN in particolare con la sua articolazione “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico), con la collaborazione dell’Associazione Energia Felice (ARCI), siamo pronti ad aiutare e sostenere chiunque in ogni sede sollevi la questione ed intenda battersi per risolverla una volta per tutte.
Alfonso Navarra – vicepresidente Associazione Energia Felice (ARCI)

Il telefono dell’ufficio della Campagna OSM-DPN è lo 02-50101226 (chiamare i pomeriggi, escluso sabato e domenica, dalle 15.00 alle 19.00).
Documentazione nel file allegato (editoriale International Herald Tribune con traduzione, articolo di The Guardian con traduzione, articolo Panorama.it)

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Alla giunta regionale del Piemonte, al parlamento italiano: CHIUDERE IL SAN LORENZO E’ MALASANITA’, OLTRE CHE UN ATTACCO ALLA SANITA’ PUBBLICA (firma la petizione)
La giunta regionale piemontese vuole chiudere uno degli ospedali con maggiori prospettive di sviluppo dell’intera regione Piemonte: il San Lorenzo di Carmagnola (per vedere e “sapere” cosa è il “San Lorenzo”, clicca qui oppure qui )
La scelta della Regione si basa su numeri falsi e sull’inquinamento dei dati per cercare di privilegiare scelte di parte (e partitiche), anche a costo della loro onerosità. Questa scelta pone di fatto il San Lorenzo sul mercato della salute, a tutto vantaggio del settore privato. Un ospedale gioiello per le sue strutture, con sale operatorie all’avanguardia, con spazi e possibilità architettoniche per l’investimento in tecnologie, rispondente a tutti i requisiti e le norme, sia dal punto di vista tecnico che di umanizzazione, viene spogliato delle sue potenzialità per una riconversione che non ha niente a che vedere con scelte di tutela della salute del territorio. Un’eccellenza gettata alle ortiche! E’ una scelta contro ogni logica di buon governo. E’ necessario sapere, infatti, che è stato scelto per il 2012 e 2013 a 106.000 euro all’anno, come consulente della Giunta regionale per la valorizzazione immobiliare e la gestione del patrimonio, Ferruccio Luppi. Luppi è membro del CDA del più grande ente di gestione fondi immobiliari (Idea Fimit SGR, holding con 10 miliardi di masse in gestione e 31 fondi immobiliari di cui 5 quotati nel segmento MIV, Mercato Telematico degli Investment Vehicles, di Borsa Italiana), ma soprattutto è presidente di Générale de Santé, il gruppo ospedaliero con 110 strutture di cura private e oltre 35.000 dipendenti in Francia, leader nel settore della sanità privata (Il Gruppo. recupera strutture pubbliche per trasformarle in strutture private. Un colosso che ha tra i principali soci Antonino Ligresti, De Agostini e Mediobanca: fa parte, quindi, di un progetto che, in prospettiva, ha come scopo quello di finanziare le strutture private con i soldi pubblici. (altro…)

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La campagna “Tre leggi per la giustizia e i diritti” – leggi l’appello – è promossa da un ampio cartello di associazioni e organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti umani, tra cui: A Buon diritto, Acat Italia, L’Altro Diritto, Associazione 21 luglio, Associazione difensori di Ufficio, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Consiglio italiano per i rifugiati – Cir, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Rete della Conoscenza, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere.
Si stanno raccogliendo le firme su tre proposte di legge di iniziativa popolare” per l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano, il rispetto dei diritti e della legalità nelle carceri attraverso misure come il numero chiuso e l’istituzione del Garante nazionale dei detenuti, e per la modifica della legge sulle droghe responsabile di tanta inutile carcerazione.
Tutte le informazioni sulla campagna, i punti di raccolta firme e le iniziative in programma sono disponibili al sito: www.3leggi.it.

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palestina cena2013

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RESPECT!

Ieri si è disputata a Tel Aviv la prima partita del Campionato Europeo Under 21 di calcio. Non ho potuto fare a meno di ritornare con la memoria ai Mondiali del 1978 in Argentina. Mentre si giocavano le partite e tutto il mondo tifava e parlava di calcio, la dittatura torturava, faceva sparire e uccideva brutalmente gli oppositori politici. Non una parola fu spesa da quella tribuna importante del calcio mondiale per dire delle libertà calpestate, dei diritti violati e delle vite spezzate. I sopravvissuti della ESMA, la scuola meccanica della marina militare, dove centinaia di persone sono state detenute illegalmente, torturate e uccisi con i voli della morte, raccontano che da lì si potevano udire le urla dello stadio di Buenos Aires in cui si disputavano le partite di cartello. Pablo Llonto ha raccolto le loro testimonianze in un libro dal titolo significativo “I mondiali della vergogna”. Ci sarà in questi giorni qualcuno che abbia il coraggio di dire ad alta voce che il Paese ospitante del Campionato Europeo Under 21 viola quotidianamente i diritti umani delle popolazioni palestinesi, che non rispetta le risoluzioni delle Nazioni Unite, che ha creato una prigione inumana a cielo aperto in Gaza? Per il regime di apartheid che aveva creato, il Sudafrica nel 1964 venne escluso da tutte le manifestazioni olimpiche fino al 1992 quando finalmente condannò le discriminazioni razziali con leggi ad hoc. Ironia della sorte, ieri sera a bordo campo spiccava la scritta RESPECT, la campagna che la UEFA propone per chiedere fair play in campo. Di quello che succede fuori, in nome di una malintesa neutralità dello sport, sembra non importarci nulla.
Tonio Dell’Olio, Mosaico dei giorni, 6 giugno 2013 –

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