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Archive for maggio 2013

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con mons. Bettazzi, Ovadese Terre di Pace 2006

DON ANDREA GALLO, IL NOSTRO ANGELO ANARCHICO
di Giorgio Barberis
Ero pronto da giorni a ricevere la tremenda notizia. Eppure quando Fabio della Comunità di San Benedetto al Porto, uno dei miei amici più cari, mi ha scritto che il Gallo se n’era andato, non riuscivo a crederci. Sono rimasto senza parole, confuso, incapace di avere una qualsiasi reazione. Poi piano piano sono affiorati i ricordi, tantissimi, degli incontri con il don, dei suoi insegnamenti, della sua straordinaria umanità; e con i ricordi, un’infinita tristezza per questa perdita devastante.
Don Andrea Gallo, il nostro angelo anarchico, ha sempre lottato dalla parte giusta, che è quella degli sconfitti, dei respinti, dei disperati, di chi è stato relegato ai margini dalle spietate liberaldemocrazie nelle quali ci tocca (soprav)vivere. Le sue parole, le sue storie, i suoi racconti di vita vissuta sapevano tratteggiare con un’immediatezza senza pari un mondo di miserie e di splendori, di solitudine e di amore. Coinvolgevano tutti. Non escludevano mai nessuno. E sapevano dare forza e speranza. «Bisogna sempre osare la speranza», ripeteva spesso, e non smettere mai di sperare l’impossibile. Inseguire l’utopia. Citando Edoardo Galeano, il Gallo diceva: «L’utopia sta all’orizzonte, mi avvicino di due passi, lei si allontana dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungo mai. Quindi, a che serve l’utopia? Serve a questo: a camminare». Tantissime persone sono ancora in cammino, non si rassegnano e attraversano il nostro tempo adoperandosi, nonostante tutto, per costruire un altro mondo possibile. Un mondo più libero e più solidale, senza Servi né Signori, senza violenza né coercizione. Un’utopia? Forse. Ma contro un sistema che sacrifica migliaia di persone ogni giorno e prospera grazie a umilianti disuguaglianze è assolutamente necessario fare qualcosa. «So di non essere onnipotente», scriveva don Gallo, e tutti noi sappiamo di non esserlo; però egli subito aggiungeva: «Ma non voglio concedermi la scusa dell’impotenza». Non ci si deve rassegnare al pensiero che non si possa cambiare nulla; occorre invece moltiplicare gli sforzi per dare sempre più spazio a un’idea di solidarietà liberatrice in grado di coniugare le libertà, i bisogni e i diritti di tutti, e vincere ipocrisia ed egoismi. In che modo possiamo riuscirci? In realtà, non ci sono scorciatoie o modelli precostituiti. Si trova la via soltanto ricercandola con gli altri. Ed è proprio ciò che ha sempre fatto don Gallo, con la sua infaticabile disponibilità a incontrare tutti e la sua capacità di coinvolgere le persone nel suo percorso di condivisione, di emancipazione e di lotta all’indifferenza, che per Andrea era «la summa massima di tutti i peccati».
Lo avevamo chiamato spesso in Alessandria anche per ricordare insieme Fabrizio De André, la sua buona novella libertaria, radicale, umanissima. Determinati a viaggiare nel mondo sempre in direzione ostinata e contraria. E ora abbiamo bisogno che Andrea, con Faber, continui a guidare il nostro cammino. Abbiamo bisogno di stringerci intorno alla sua Comunità, ai suoi ragazzi, per piangere con loro, ma anche per costruire un futuro, per proseguire il cammino. Insieme. Senza mai dimenticare quello che ci ripeteva il don: «Chi sceglie un’ideologia può anche sbagliare; chi sceglie i poveracci, i senza voce, i fragili, non sbaglia mai».

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ARTICOLO 11, blog di informazione critica su missioni di guerra e spese militari italiane, pubblica un interessante e documentato post, che potete leggere di seguito.

Si discute molto di quali capitoli di spesa pubblica tagliare per reperire urgentemente risorse indispensabili a rifinanziare la cassa integrazione, a saldare il debito pubblico verso le imprese e a ridare respiro alle famiglie riducendo le tasse.
Raramente si pensa di tagliare le folli e inutili spese militari che gravano sulle casse dello Stato. E quando tale proposta viene suggerita, lo si fa in modo retorico e generico, parlando sempre solo degli stessi e più noti programmi militari (i disastrosi cacciabombardieri F-35 in primis) e sparando cifre spalmate su decenni senza mai dettagliare l’annuale incidenza finanziaria dell’infinità di voci di spesa che potrebbero concretamente essere tagliate, eliminate o congelate.
Qui ci riferiamo in particolare le spese in armamenti, che nel 2013, per esempio, ammontano a quasi 5 miliardi e mezzo di euro.
Una cifra impressionante, finanziata non solo con i fondi del ministero della Difesa annualmente destinati ai “programmi di ammodernamento e rinnovamento dei sistemi d’arma” (3,2 miliardi l’anno), ma che grava anche sui ministeri che in teoria dovrebbero sostenere – oggi più che mai – lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese, non lo smisurato e insensato potenziamento dell’apparato bellico nazionale. Nel 2013, ad esempio, il ministero dello Sviluppo Economico finanzia con quasi 2,2 miliardi i principali e più costosi programmi di riarmo, ai quali contribuisce perfino il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca con 50 milioni di euro.
NB: Ai quasi 5 miliardi e mezzo spesi in armamenti, quest’anno vanno aggiunti un miliardo di euro del ministero dell’Economia e delle Finanze per finanziare le missioni militari all’estero (speso in gran parte per l’incostituzionale missione di guerra in Afghanistan), quasi 10 miliardi di spese per il personale di esercito, marina e aeronautica e oltre un miliardo e mezzo per il mantenimento di infrastrutture e mezzi militari.

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