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Archive for settembre 2012

Bruno Pesce, Coordinatore Comitato Vertenza Amianto e Romana Blasotti, Presidente Associazione Famigliari Vittime Amianto di Casale Monferrato si aggiudicano la
SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO TESTIMONE DI PACE.
Premiato anche il giornalista Farid Adly (sezione Informazione) e il Liceo delle Scienze Umane e Musicali “Sebastiano Satta” di Nuoro per la sezione Scuola.
La premiazione giovedì 4 ottobre 2012  presso il Teatro Splendor di Ovada (ore 21)

Andrà a Bruno Pesce, Coordinatore Comitato Vertenza Amianto e Romana Blasotti, Presidente Associazione Famigliari Vittime Amianto di Casale Monferrato il massimo riconoscimento nella settima edizione del premio Testimone di Pace.
Il premio è organizzato dal Comune di Ovada, dal Centro Pace Rachel Corrie, dall’Associazione Articolo 21 e dalla trasmissione radiofonica Fahrenheit (RAI Radio 3), con il sostegno della Regione Piemonte, della Provincia di Alessandria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
La giuria è composta da Marino Sinibaldi, Eleonora Barbieri Masini, Luigi Bettazzi, Tano D’Amico, Nando dalla Chiesa, Giovanni De Luna, Flavio Lotti, Lidia Menapace, Giorgio Nebbia.
Romana Blasotti e Bruno Pesce vengono premiati come rappresentanti e simbolo di tutti coloro che si sono battuti affinché emergesse la verità e, per quanto umanamente possibile, fosse fatta giustizia sulla vicenda tragica dell’utilizzo industriale dell’amianto. Una storia, purtroppo, del tutto aperta, che ha in Casale Monferrato e nell’Eternit il suo epicentro, ma che riguarda moltissime altre situazioni in Italia e nel mondo: tutti i luoghi in cui l’amianto è stato utilizzato e prodotto. Una storia aperta perché i tempi di latenza della malattia, nelle sue diverse forme, sono molto lunghi e perché non è cessata del tutto la produzione in vari Paesi né sono state fatte tutte le bonifiche necessarie. (altro…)

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proiezione del film “Polvere”

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VISUALIZZIAMO L’OCCUPAZIONE
Il diritto (o il privilegio) di protestare?
Israele e i suoi difensori si vantano spesso che essa sia “l’unica democrazia del Medio Oriente”, in cui le persone possono esprimere apertamente la propria opposizione alle politiche del governo. Tuttavia, quando si confronta una protesta a Tel Aviv per la “giustizia sociale” con una in Cisgiordania per i diritti dei Palestinesi, diventa subito chiaro che la libertà di dimostrare e i mezzi utilizzati per disperdere i manifestanti dipende da dove si trovano e da chi sono. Ecco la terza infografica sugli effetti dell’occupazione sulla popolazione civile israeliana.
di Michal Vexler*

Diritto (o privilegio) di protestare? – Visualizziamo l’Occupazione – Centro R.Corrie, Ovada

*Michal Vexler è una designer ed attivista che ha realizzato una serie di infografiche che analizzano gli effetti dell’occupazione sulla popolazione civile palestinese.  La ringraziamo per averci permesso di pubblicare queste schede, che compaiono in inglese in +972, blogmagazine indipendente di giornalisti, bloggers, fotografi.
La versione italiana è curata da Stefania Fusero per il Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie”.

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VISUALIZZIAMO L’OCCUPAZIONE
Pulizia Etnica
L’Accordo di Oslo ha diviso la Cisgiordania apparentemente in modo da assicurare una qualche forma di controllo ai Palestinesi. Tuttavia la crescita degli insediamenti israeliani, il controllo militare e la confisca delle terre rendono impossibile un’autentica autonomia palestinese. Ecco la seconda infografica sugli effetti dell’occupazione sulla popolazione civile israeliana.
di Michal Vexler*

Pulizia Etnica – Visualizziamo l’Occupazione – Centro R.Corrie, Ovada

*Michal Vexler è una designer ed attivista che ha realizzato una serie di infografiche che analizzano gli effetti dell’occupazione sulla popolazione civile palestinese.  La ringraziamo per averci permesso di pubblicare queste schede, che compaiono in inglese in +972, blogmagazine indipendente di giornalisti, bloggers, fotografi.
La versione italiana è curata da Stefania Fusero per il Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie”.

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VISUALIZZIAMO L’OCCUPAZIONE
Giornata dei Prigionieri Palestinesi – le cifre

In media Israele arresta più di nove Palestinesi al giorno. Attualmente 320 Palestinesi sono detenuti nelle prigioni israeliane senza processo. Il 17 aprile 20012 si è celebrata la Giornata dei Detenuti Palestinesi
di Michal Vexler*

Palestinesi prigionieri – Visualizziamo l’Occupazione – Centro R.Corrie, Ovada

*Michal Vexler è una designer ed attivista che ha realizzato una serie di infografiche che analizzano gli effetti dell’occupazione sulla popolazione civile palestinese.  La ringraziamo per averci permesso di pubblicare questeschede, che compaiono in inglese in +972, blogmagazine indipendente di giornalisti, bloggers, fotografi.
La versione italiana è curata da Stefania Fusero per il Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie”.

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E’ finalmente arrivata la sentenza sull’omicidio di Vittorio Arrigoni. Leggi l’articolo di Luca Salerno in Nena News.

Gaza, 17 settembre 2012, Nena News.

Dopo tanti rinvii e tentennamenti la corte militare di Gaza ha deciso. L’omicidio di Vittorio è finalmente arrivato a sentenza.
Mahmoud Salfiti e Tamer Hasasnah, accusati di rapimento e omicidio – uno, Salfiti, venne preso nel corso del blitz in cui furono uccisi i «capi» della cellula salafita Abdel Rahman Breizat e Bilal al Omari – sono stati condannati all’ergastolo (che per la legge di Gaza equivale a 25 anni di prigione) più 10 anni e lavori forzati a vita. Khader Jram, colui che ha suggerito con insistenza ai compagni di sequestrare Vittorio, è stato accusato di rapimento e condannato a 10 anni di prigione . Amer Abu-Ghoula, colui che aveva affittato la casa dove Vittorio è stato ucciso e sul cui ruolo sembrano esserci ancora molte ombre, è stato condannato in contumacia ad un anno di prigione.
I quattro sono i superstiti della (presunta) cellula salafita (altri due membri, tra cui il giordano Abdel Rahman Breizat, sono morti in uno scontro a fuoco con le forze speciali di Hamas) che credeva, prendendo in ostaggio l’attivista italiano, di poter liberare lo sceicco jihadista al Maqdisi, arrestato dalla polizia di Gaza a inizio anno.
Intanto si respira tensione all’esterno del tribunale. I parenti degli assassini di Vik non sembrano accettare la sentenza e iniziano ad insultare e minacciare gli italiani e gli amici di Vik presenti, accusandoli di essere delle spie. É intervenuta la polizia che ha cercato di calmare gli animi ed ha allontanato i presenti, ma la paura è che adesso ci possano essere ritorsioni contro chi ha sempre chiesto a gran voce giustizia per Vik.
Anche se c’è soddisfazione per la sentenza, nulla potrà mai colmare il vuoto immenso lasciato da Vik.
Restiamo Umani, Stay Human.
Luca Salerno in Nena News

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Sembra che anche nella nostra regione siano purtroppo diffusi casi di sfruttamento e di disprezzo della dignità dei lavoratori. Dopo il caso dei lavoratori marocchini a Castelnuovo Scrivia, segnaliamo quello dei 200 lavoratori agricoli migranti che vivono intorno al Foro Boario a Saluzzo. Ringraziamo il Coordinamento Contadino Piemontese per la segnalazione.

Comunicato Stampa del Coordinamento Contadino Piemontese
La situazione riguardante i circa 200 lavoratori agricoli migranti che vivono nell’immediato intorno del Foro Boario a Saluzzo ci lascia sgomenti: da giugno sul territorio era chiaramente immaginabile che il numero dei migranti nella zona sarebbe aumentato nelle settimane a venire con il procedere della stagione della raccolta.
Come cittadini siamo scandalizzati dal fatto che le  istituzioni dello Stato italiano ed i responsabili delle amministrazioni locali non siano stati capaci di affrontare tempestivamente ed efficacemente una situazione ampiamente prevedibile.
Come contadini siamo amareggiati che a questi lavoratori agricoli, molti dei quali contadini nel proprio Paese d’origine, non siano stati riconosciuti i diritti umani e sociali fondamentali della persona e del lavoro, nonostante essi siano considerati necessari per le operazioni di raccolta e gestione agricola stagionale. Questi uomini sono in possesso sia di un permesso di soggiorno sia di un contratto di lavoro e quindi la loro situazione non differisce da quella di qualunque lavoratore agricolo stagionale che negli anni passati si sia dedicato alla raccolta della frutta. Sembra dunque che la differenza di trattamento da parte delle istituzioni e degli imprenditori agricoli saluzzesi, che non sono stati in grado di provvedere ad un’ adeguata accoglienza, sia motivata esclusivamente dall’origine e dalla provenienza geografica di questi stessi lavoratori.
L’accoglienza degna non c’è stata! I lavoratori sono stati umiliati nella loro dignità per due stagioni consecutive: lo scorso anno, quando queste persone dormirono per mesi in un deposito dismesso accanto alla stazione ferroviaria; quest’anno in cui si sono ripetuti analoghi meccanismi di incongruenza ed inadeguatezza organizzativa.
Lo sfruttamento dei lavoratori agricoli stagionali migranti è un fenomeno ormai conosciuto  in tutte le grandi aree agricole italiane e, se non si dovesse arrivare al più presto ad una soluzione condivisa con adeguate condizioni di accoglienza e trattamento, questo disagio potrebbe sfociare rapidamente in episodi analoghi a quelli verificatisi
in diverse località europee: El Ejdo in Spagna, Bouches du Rhone in Francia e recentemente Rosarno e Nardò in Italia.
Noi contadini delle associazioni del Coordinamento Contadino Piemontese esprimiamo la più grande solidarietà ai lavoratori e a tutte quelle realtà saluzzesi che cercano di rendere accettabile una realtà impensata e impensabile per il “civile” Piemonte. (altro…)

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