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Archive for giugno 2012

Paola Maugeri, giornalista e autrice del libro La mia vita a impatto zero,  nota per il suo impegno per la sostenibilità ambientale, ha scelto di essere testimonial per Sodastream, ditta israeliana che trae profitti dal furto di terre palestinesi e dalle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.
Firma la lettera aperta a Paola per convincerla a non lasciare che le sue giustissime convinzioni vengano usate per costruire un’immagine positiva di una ditta che approfitta dall’occupazione israeliana. Leggi e firma qui.
Fatti sentire da Paola anche attraverso Facebook e Twitter.

Cara Paola,
ti conosciamo per le tue scelte di vita, dall’essere vegana all’impegno a vivere in modo responsabile e sostenibile, a impatto zero. Ed è proprio per questo che ci stupisce la tua scelta di essere testimonial di Sodastream, produttore israeliano di gasatori domestici che d’impatto ne ha, eccome! La Sodastream opera in palese violazione dei diritti umani e del diritto internazionale.
Sta scritto nero sul bianco nella relazione annuale di Sodastream: i principali impianti produttivi si trovano a Ma’aleh Adumim, un insediamento israeliano costruito illegalmente nei territori palestinesi occupati.[1] È fin dal 1996 che Sodastream sostiene direttamente questo insediamento illegale, attraverso le imposte comunali, tasse destinate esclusivamente alla crescita e allo sviluppo, cioè l’espansione sulle terre rubate ai palestinesi.[2]
E mentre Sodastream investe ingenti somme in campagne pubblicitarie in Italia, 3 milioni di euro per il 2012,[3], cercando di fare leva su un’immagine di azienda ecologista, sta contribuendo all’inquinamento di acque e terre palestinesi. Ma’aleh Adumim infatti gestisce la famigerata discarica di Abu Dis[4], anche questa costruita su terre confiscate ai Palestinesi, dove ogni giorno vengono scaricate oltre 1.100 tonnellate di rifiuti provenienti da Gerusalemme e dagli insediamenti israeliani. Perfino il ministero israeliano per l’Ambiente ha dichiarato che la discarica sta “inquinando fiumi e terreni vicini”![5] (altro…)

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Operazione Colomba è un progetto promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII aperto a tutti coloro, credenti e non credenti, che vogliono sperimentare con la propria vita che la nonviolenza è l’unica via per ottenere una pace vera, fondata sulla verità e la giustizia. Le principali caratteristiche degli interventi in cui sono impegnati sono la nonviolenza, l’equivicinanza e la partecipazione popolare.
Dal 1992 ad oggi oltre mille persone hanno partecipato ai progetti di Operazione Colomba, che può ritenersi un modello significativo ed efficace di Corpo Civile e Nonviolento di Pace che interviene in conflitti armati e sociali acuti, una alternativa concreta agli interventi militari che vengono ipocritamente definiti “umanitari”.
I volontari operano ad At-Tuwani, in Cisgiordania e nel Municipio di Apartadó in Colombia, dove si trova la Comunità di San José, Testimone di Pace 2007. Palestina e Colombia sono due aree a cui il Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie” è da sempre vicino.
Per questo abbiamo deciso di promuovere una sottoscrizione pubblica nel ricordo dell’amico Marcello Oddone e di devolvere il ricavato a quel progetto proprio quando esso festeggia i primi 20 anni di vita.
Crediamo che Marcello, che è sempre stato uomo di pace e autentico testimone di nonviolenza nella sua vita quotidiana, sarebbe felice di sapere che nel suo nome si darà un aiuto concreto a chi cerca di “gettare ponti e lenire le ferite”, proteggendo civili indifesi, creando spazi di incontro e dialogo, come fanno i volontari di Operazione Colomba, che continuano in quel difficile cammino “nuovo” che anche lui ha cercato di percorrere durante la sua vita.
Per aderire alla sottoscrizione, che si conclude il 31 luglio, si può contattare il Centro per la Pace e la Nonviolenza Rachel Corrie, Piazza Cereseto 7, 15076 Ovada (Al). L’orario di apertura nel mese di luglio sarà il seguente: martedì e venerdì dalle h.17,30 alle 19.00.
In alternativa telefonare a Silvana (348 0438783).

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Pubblichiamo una lettera di Ettore Masina, che molti di noi ricordano come giornalista RAI, fondatore della Rete Radié Resch, “Colomba d’Oro per la pace” nel 1998. E’ una riflessione amara ma non disperata sulla capitolazione del sistema politico al potere inumano e avido dell’economia e sul conseguente processo degenerativo delle democrazie.
“Sappiamo bene di contare poco da molti punti di vista ma ci capita di sentire in noi, di tanto in tanto, all’improvviso, quel respiro della storia che si chiama speranza”.
Recentemente è nato un movimento per l’economia democratica, leggi il manifesto qui.

A portarlo al pronto soccorso di un ospedale ateniese è stato un gruppo di giovani. Si occupavano di quel vecchio con una tenerezza che ha commosso il medico di guardia ma lo ha fatto anche arrabbiare: “Vostro nonno è in crisi respiratoria perché ha inalato i gas lacrimogeni della polizia. Non è grave, ma gli anziani,  in questi giorni di violenza, bisogna tenerli in casa!”. I giovani – idioti! – hanno riso, guardandosi fra loro.
Più tardi il vecchio è stato dimesso. Il medico lo ha rivisto il giorno dopo in una grande fotografia su un giornale; con i suoi capelli candidi e il corpo appesantito dagli anni,  stava in prima fila in un gruppo di manifestanti che si opponevano a una carica di poliziotti. “Anche Manolis in piazza” spiegava il quotidiano. Manolis Glezos, novant’anni, è uno dei due resistenti greci che, esattamente 71 anni fa,  la notte del 30 maggio 1941, scalarono il colle Eretteo per strappare dal Partenone la bandiera nazista innalzatavi dagli invasori tedeschi. Con lui, quella notte, c’era un altro studente, suo coetaneo: Apostolos Santas detto “Lakis”. “Lakis” è morto il 30 aprile scorso. “Altrimenti – dice Manolis- sarebbe stato in piazza con me contro la dittatura internazionale che ci impone di diventare più poveri o di scomparire”.
Quale bandiera sventola oggi sulla Grecia? Quella di una storia gloriosa e terribile, sanguinosa e luminosa della quale anche noi (la nostra cultura, il concetto  di civiltà, di democrazia) siamo figli o quella della legge barbara e regressiva del più forte che schiaccia il debole? Nelle ultime elezioni un numero pericolosamente alto di greci ha votato per una destra ottusa e violenta: il 40 per 100 dei poliziotti e dei militari ha scelto “Chrysi Avgi” (Alba dorata), una formazione neo-nazista che propone, fra l’altro, di minare le frontiere per bloccare l’ingresso di clandestini nel paese. Questa degenerazione politica è perfettamente funzionale al feroce cinismo del sistema capitalista mondiale. Dovunque gli speculatori finanziari stringono i paesi nella tenaglia del loro potere, la democrazia entra in crisi. Sembra incredibile che non se ne accorgano gli  statisti europei: (altro…)

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Mercoledì 20 giugno Giornata Internazionale del Rifugiato

Il corto Una Rivoluzione non fa Primavera, montato da Silvia Giosmin,  segue il percorso di un rifugiato tunisino e il suo incontro con una bella realtà di volontariato durante i suoi primi mesi in Italia. Guardalo qui sotto:


Raccoglie consensi  la campagna contro i respingimenti dei migranti promossa da ZaLab con Open Society Foundations e Amnesty International Italia in occasione della Giornata Internazionale del Rifugiato. Sono oltre 100 le proiezioni  di Mare Chiuso che si svolgeranno in contemporanea il 20 giugno in almeno 60 città italiane  – Alessandria è fra queste, la proiezione si terrà presso la Casa di Quartiere di Borgo Rovereto in Via Verona 116 alle ore 21.30 e sarà seguita da testimonianze di rifugiati e richiedenti asilo.
Cinema, teatri, scuole, università, parrocchie, centri sociali, biblioteche, musei: centinaia di associazioni, istituzioni e privati cittadini hanno aderito alla campagna per dire basta alla politica dei respingimenti, per cui l’Italia è già stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo. Lo stesso giorno Mare Chiuso andrà in onda su Cielo alle ore 23.30.
Oggi, alla luce della recente pubblicazione su La Stampa del resoconto  dell’incontro del 3 aprile scorso a Tripoli tra i ministri degli interni italiano e libico, si riaffaccia un preoccupante scenario: (altro…)

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Secondo l’ufficio di statistica del ministero dei Prigionieri dell’Autorità palestinese (Anp), dal 1948, data di fondazione dello stato sionista, oltre 800mila palestinesi sono stati arrestati da Israele. Nessuno è stato risparmiato da un fenomeno che sarebbe diventato prassi: uomini, anziani, donne e bambini, rappresentanti della politica e della resistenza palestinese.
La campagna di arresti quotidiani contro palestinesi è una realtà quotidiana, la media degli arresti condotti ogni giorno è di 10 palestinesi e praticamente ogni famiglia è stata toccata da tale politica.
Oggi, sempre secondo l’ANP, Israele detiene 4.700 palestinesi. 63 sono in una prigione dell’occupazione israeliana da oltre 20 anni, e 23 palestinesi da oltre 25 anni.
Mahmoud Al- Sarsak, venticinquenne membro della squadra nazionale di calcio palestinese, è rinchiuso in carcere da quasi tre anni sotto il decreto israeliano sui “Combattenti fuori-legge”, che permette la reclusione a tempo indeterminato dei palestinesi della Striscia di Gaza, senza accuse né processo. I detenuti rinchiusi sulla base di questo decreto godono di poca o nessuna protezione legale, e i loro diritti in questo senso sono inferiori persino a quelli dei detenuti amministrativi della Cisgiordania.
Mahmoud sta digiunando da 80 giorni contro la sua detenzione iniziata quando, calciatore della nazionale palestinese, è uscito di casa per andare ad allenarsi e lo hanno arrestato. Le sue condizioni sono gravissime e per salvarlo si tenta di fare pressione sul presidente UEFA Michel Platini. (fonte infopal)
Firmate e fate firmare cliccando qui.

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“Le radici dell’attuale crisi economica”
Nel 1973, Nicholas Georgescu-Roegen* promosse un manifesto che cercava di ispirarsi al concetto cinese del “Dai Dong”, secondo cui “la famiglia di ciascun uomo (e donna n.d.r.) non è soltanto la sua famiglia, i figli di ciascun uomo (e donna n.d.r.) non sono soltanto i suoi figli, ma tutto il mondo è la sua famiglia, tutti i bambini sono suoi figli”.
Il “manifesto” nasceva come presa d’atto dell’aprirsi della crisi ad un tempo economica e ecologica, e proponeva, in linea con gli studi di Georgescu-Roegen, ripresi in Italia da Giorgio Nebbia, una nuova economia il cui scopo fosse la gestione intelligente delle risorse e il controllo razionale delle applicazioni della tecnica, per i reali bisogni di un’umanità concepita secondo il principio del “Dai Dong”.
Sono stati sprecati alcuni decenni percorrendo una strada opposta; è ormai evidente che bisogna invertire la rotta ma le attuali classi dirigenti non sono in grado di farlo.
Pier Paolo Poggio

*economista rumeno di nascita, fondatore della bioeconomia (o economia ecologica) e della decrescita

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