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Archive for maggio 2012

La copertina del rapportoRoma – Medici Senza Frontiere (MSF) pubblica il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (Marsilio Editori) realizzato per l’ottavo anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il contributo di importanti rappresentanti del mondo giornalistico e accademico. Scarica un estratto del rapporto in formato pdf, contenente l’introduzione di Kostas Moschochoritis, la prefazione di Giovanni De Mauro, le schede di alcune crisi dimenticate (Afghanistan, Bahrein, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Sudan e Sud Sudan) e l’indice del volume.
Il libro è disponibile in libreria o sul sito della Marsilio Editori

Per il 2011, MSF ha deciso di porre l’attenzione su come i telegiornali italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte esplose in Tunisia, Egitto e Libia e su due fronti di crisi: le “crisi sanitarie”, malnutrizione in Somalia, HIV/AIDS e le malattie tropicali dimenticate; e le “crisi umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein Repubblica Democratica del Congo).
Su richiesta di MSF, l’Osservatorio di Pavia ha analizzato lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali – prime time dei TG Rai, Mediaset e La7 – alle crisi individuate da MSF. Nel 2011, i telegiornali hanno dedicato circa il 10% del totale dei servizi a contesti di crisi, a conflitti e a emergenze umanitarie e sanitarie, e tra questi spiccano naturalmente le rivolte della Primavera araba (Libia in primis) e il terremoto in Giappone. È proprio tale attenzione a spiegare l’incremento rispetto al 6% del 2009.
Per la prima volta, MSF ha deciso di far monitorare come e quanto i TG italiani hanno raccontato l’arrivo in Italia dei migranti in fuga da Libia, Tunisia ed Egitto. (altro…)

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Ovada non sarà più la stessa senza Marcello.
In ogni angolo della città, là dove ci sono le persone, quelle autentiche con cui lui amava condividere e tessere legami, trovavi Marcello e le sue idee, le sue proposte, i suoi silenzi di ascolto, il suo offrirsi a dare una mano, il suo discreto ma concreto appoggio.
Marcello maestro di cittadinanza e partecipazione, corresponsabilità e condivisione. Uno che se c’era da lavorare era il primo a cominciare e l’ultimo a smettere, uno che ci potevi contare davvero, non a  parole, come tanti, ma a fatti. Marcello presente in ogni luogo in cui ci fosse la possibilità di comunicare, costruire insieme un’alternativa al modello individualistico ed egoistico che la società ci impone. Uomo di pace, testimone di nonviolenza nella sua vita quotidiana. Senza discorsi eclatanti, con la propria esperienza, la propria presenza, sapeva creare intorno a sé un clima di dialogo, confronto e gentilezza.
Impegnato in ogni ambito sociale,  con la sua creatività era sempre pronto a ricominciare da capo, senza lamentarsi, con l’umiltà di chi sa che le cose importanti sono difficili e che bisogna agire senza aspettarsi troppi riconoscimenti o soddisfazioni.
Marcello che sapeva sorridere e ti faceva credere che il mondo potesse essere davvero migliore!
Non sarà più lo stesso, senza Marcello.
Marcello uomo autentico, in grado di distinguere dove stanno le cose veramente importanti. Marcello, a volte, ingenuo ottimista capace di trovare il bene in ciascuno di noi, ma giudice severo dell’ingiustizia e dell’ipocrisia. Amico leale e sincero, non tollerava la meschinità.
Non ci siamo neppure resi conto, presi tutti dal nostro individualismo autoreferenziale, di quanto tutto ruotasse intorno a lui e al suo “saper fare” e “saper ascoltare”. Intontiti dalle nostre stesse parole, spesso abbiamo fatto fatica ad ascoltare le sue.
E adesso che Marcello ci ha lasciato ci sembra di essere incapaci di parlare, di fare, di reagire.
Grazie Marcello, per avere condiviso con noi una parte del cammino, per essere stato te stesso con autenticità disarmante, per averci insegnato ad affrontare la vita con entusiasmo e senso di responsabilità, per aver saputo sorridere a ciascuno di noi, anche nella malattia e nella sofferenza. E averci insegnato che il mondo non lo si potrà forse mai cambiare, ma sicuramente lo si può rendere migliore. Come hai fatto tu.

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Nella spirale di violenza in cui è precipitata la Siria, tra crimini contro l’umanità commessi dalle forze del presidente Assad (cui probabilmente dovrà essere addebitato anche l’ultimo di venerdì a Hula), il crescendo di violenza da parte dell’opposizione armata e gli attentati della cui responsabilità l’una parte accusa l’altra, la condanna a morte di Mohammed Abdelmawla al-Hariri, emessa il 23 maggio, può anche non essere considerata il fatto più grave. Ma fa impressione lo stesso.
I reati per i quali al-Hariri è stato condannato alla pena capitale sono quelli di “alto tradimento” e “contatti con elementi stranieri. Sarebbe colpevole di aver collaborato con la tv satellitare al-Jazeera – che il governo siriano accusa di essere al centro di un complotto per destabilizzare il paese – e di averle concesso una serie di interviste, l’ultima delle quali il 15 aprile, sulla situazione nella sua città natale, Dera’a, dove era iniziata la rivolta, 14 mesi fa .
Nelle cinque settimane trascorse tra l’arresto, risalente al 16 aprile, e il processo, al-Hariri sarebbe stato torturato brutalmente, al punto di rimanere semiparalizzato. Questo accanimento non è per niente raro, dato che Amnesty International ha i nomi di oltre 350 persone morte sotto tortura da marzo 2011 ad aprile 2012. Il campionario dei metodi di tortura praticati in Siria è terribile: chi vuole, legga qui. Non sono risparmiati neanche gli ospedali.
Secondo Reporters Sans Frontières, dall’inizio della rivolta in Siria i giornalisti uccisi sono 13, e oltre 30 quelli in carcere. Tra loro, Mazen Darwish, direttore del Centro per l’informazione e la libertà d’espressione di Damasco.
Il destino della rivolta sembra sempre più sfuggire dalle mani dei manifestanti pacifici che avevano portato il vento della primavera araba nelle città siriane: non più accompagnati dalla simpatia del mondo dell’informazione (che preferisce ricorrere alla rassicurante definizione di “guerra civile”); decimati dalla repressione, che prosegue persino sotto gli occhi degli osservatori delle Nazioni Unite, portata avanti dagli innumerevoli apparati di sicurezza e dalle forze armate di Assad, costantemente rifornite dalle armi russe; scarsamente e malamente rappresentati dall’opposizione in esilio, sono sempre meno.
Più probabilmente, quel destino si gioca all’esterno del paese: a Mosca, a Riad, a Doha, ad Ankara, a Washington, a Pechino e in altre capitali.
E, perso un anno tra veti da un lato e minacce d’intervento militare dall’altro, ogni soluzione rischia di essere dolorosa e sanguinosa.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, in Il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2012

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Dalle ore 8,30-12.00 di martedì 29 maggio 2012 presso l’Aula Magna Scuola Media “S. Pertini” – Ovada si terrà un incontro fra e con gli alunni di classi terze della Scuola media “Cavour”, Scuola media “A.Vivaldi” – IC Galilei di Alessandria, Scuola media “S.Pertini” di Ovada e della classe 1^E del Liceo scientifico “Amaldi” di Novi Ligure.
L’incontro conclude un percorso educativo-didattico organizzato dalle Associazioni ICS-onlus e “L’ulivo e il Libro”.
Il percorso, che si chiama QUESTA TERRA E’ LA MIA TERRA! – Esperienze didattiche a confronto, partendo dal presupposto che il conflitto e l’instabilità abbiano ripercussioni sulla convivenza quotidiana, anche all’interno della scuola, ha analizzato il caso della Palestina attraverso varie attività e si è avvalso del metodo del cooperative learning.
Profondi sono i legami tra le nostre comunità locali e la Palestina: il gemellaggio tra i Comuni di Alessandria e Gerico; le attività di cooperazione della Provincia di Alessandria (e dell’ICS a Ramallah, Gerico, Hebron); il sostegno fattivo per giovani palestinesi dell’Associazione di solidarietà alessandrina “L’Ulivo e il libro”, l’attenzione del Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie”verso la Palestina.

 

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Venerdì 25 maggio 2012 alle ore 20.45 presso la Sala Soci COOP,Via A.Gramsci 19, Ovada (accesso dal parcheggio superiore) verrà proiettato:
LA VITA NON PERDE VALORE
Padre Berton e gli ex bambini soldato della Sierra Leone
film documentario di Wilma Massucco*, Bluindaco Productions © 2012 (53′)

Durante l’attività svolta in Sierra Leone per i Documentari del progetto EUGAD, Wilma Massucco fece la conoscenza di Padre Giuseppe Berton, missionario vicentino saveriano che già da 40 anni viveva in Sierra Leone, e che durante gli anni della guerra civile (1991 – 2002) aveva recuperato più di 3000 bambini soldato (bambini che, dopo essere stati catturati dai ribelli, venivano costretti a commettere crimini e violenze inaudite, a volte contro i loro stessi familiari, sotto l’effetto della droga).
Padre Berton chiese a Wilma di fermarsi per fare un approfondimento del suo operato con i bambini soldato, e durante le due settimane successive vennero effettuate le riprese di quello che sarebbe diventato il film-documentario La vita non perde valore. (altro…)

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Ogni anno il popolo palestinese commemora al-Nakba, la catastrofe.
Al Nakba è l’appellativo che i Palestinesi danno al 15 maggio 1948, il giorno dopo la proclamazione dello stato d’Israele. Per molti di loro questo ha significato la distruzione dei villaggi e l’estromissione  dalla Palestina. Noi abbiamo scelto di ricordare la Nakba con un articolo di Fida Jiryis, scrittrice palestinese autrice di Hayatuna Elsagheera (La Nostra Piccola Vita), raccolta di racconti sulla vita in Galilea.

RITORNEREMO – La Storia di Iqrit
“Non voglio riaprire le mie ferite…,” dice Maher Daoud, discendente da esuli di Iqrit, mentre stiamo andando in macchina verso il luogo dove si trovava un tempo il villaggio dei suoi genitori. Provo imbarazzo e mi scuso, sapendo quanto debba essere difficile l’argomento per lui. Iqrit è uno dei circa 350 villaggi palestinesi sottoposti a completa distruzione e a pulizia etnica nel 1948, quando ai residenti fu impedito il ritorno e dal giorno alla notte essi si ritrovarono trasformati in esuli all’interno del proprio Paese.
Maher, 43 anni, è sposato con mia cugina Njoud con cui vive a Mi’ilya, un villaggio in Galilea. Vanno regolarmente a Iqrit, di cui oggi non rimane che la chiesa, per partecipare alle funzioni religiose a Pasqua e Natale e per visitare i propri defunti nel cimitero di Iqrit. L’occasione della nostra attuale visita è triste: la madre di Maher è mancata due anni fa, e siamo qui per visitarne la tomba per il Venerdì Santo, come è d’uso fra i Cristiani palestinesi.
Per venire a Iqrit dal mio villaggio, Fassouta, bastano una ventina di minuti in macchina. Entrambi si trovano in Galilea, nel nord della Palestina storica, a pochi chilometri dal confine libanese. Durante la “guerra di indipendenza” israeliana del 1948, o Nakba (Catastrofe), come la chiamano i Palestinesi, i residenti di Iqrit e di Biram, un altro villaggio nelle vicinanze, furono strappati dalle proprie case per “motivi di sicurezza”, presumibilmente per proteggere i confini settentrionali di Israele. (altro…)

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A Niscemi in provincia di Caltanisetta hanno cominciato a sbancare e cementificare un pezzo di collina della riserva naturale della “Sugherata” per costruire un pezzo del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare Usa. Costa all’incirca 6 miliardi di dollari e costituisce il “modello” delle guerre prossime e venture. Permetterà di spiare ogni angolo del mondo e di far muovere i droni, gli aerei senza pilota.

Elettrosmog, a Niscemi arriva il Muos
Il paese si mobilita contro le antenne
Manifestazioni, convegni e mozioni contro la realizzazione nel Comune nisseno di sistema di comunicazione satellitare. Impossibile quantificare l’impatto della nuova stazione radar prima della sua installazione. Ma nel territorio che ospita la base Nato ci sono già 41 antenne
IL PROGETTO. Uno straordinario contesto naturalistico ad alto rischio di inquinamento elettromagnetico. Il progetto del governo statunitense di installare una stazione Muos (Mobile User Objective System) proprio lì, a circa due chilometri dal centro di Niscemi. E i timori della popolazione sui rischi per la salute e la presenza, nello stesso sito, di una base Nato con ben 41 antenne installate da quasi vent’anni. Un mix di fattori che ha spinto la popolazione del comune nisseno a scendere in piazza contro l’arrivo di ulteriori fonti di inquinamento. «Stiamo parlando di un cittadina che fa parte un’area a rischio ambientale: il triangolo Gela, Butera, Niscemi – spiega il direttore dell’Arpa regionale, Sergio Marino -. La popolazione è già molto provata per la presenza nel territorio di una raffineria a cui si aggiunge l’inquinamento elettromagnetico prodotto dalle antenne della Nato già presenti nella zona».
RASSICURAZIONI USA. In virtù del segreto militare, fino alla sua eventuale installazione non è dato sapere quale sarà l’impatto del Muos, ma già ora sulla potenza e sui rischi delle 41 antenne esistenti i pareri sono discordanti. Secondo il console generale Usa in Italia, J. Patrick Truhn, incaricato dal governo americano di mettere a disposizione della Regione Siciliana tutta la documentazione richiesta dai tecnici dell’Arpa, «le misurazioni effettuate nel sito confermano che le emissioni in radiofrequenza sono e rimarranno entro i limiti fissati dalla normativa italiana anche dopo l’installazione del Muos e il sistema di telecomunicazioni rispetterà anche i più cautelativi limiti futuri raccomandati dalla Commissione Europea sul Rapporto Bioiniziative».
I DATI ARPA. L’Arpa Sicilia invece parla di valori di attenzione. (altro…)

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