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Archive for aprile 2012

Ricordiamo in questo periodo due date importanti: il 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, e il 1 maggio, festa del lavoro. Rischiamo talvolta di celebrarle in modo rituale e distratto, mentre dovremmo invece riscoprirne il senso autentico. Proponiamo una riflessione a partire da alcuni passi dal discorso rivolto nel febbraio del 1946 da Albert Camus agli studenti della Columbia University, poi epicentro della contestazione del ’68.

“Di fronte al terrore hitleriano ci trovammo disarmati. Se il problema fosse stato quello del fallimento di una ideologia politica o di un sistema di governo, il fatto non sarebbe stato grave. Ma quel che accadeva veniva dal fondo stesso dell’uomo e della società: su questo non c’era da sbagliarsi, ne avevamo conferma ogni giorno, e più ancora nel comportamento dei mediocri che in quello dei criminali. A guardare i fatti, le società europee, se non gli individui uno per uno, meritavano quel che stava loro capitando: il loro modo di vita valeva veramente troppo poco, basato com’era sull’egoismo da una parte e su ideali non più creduti dall’altra. (…).
Ora che Hitler è scomparso, sappiamo un certo numero di cose. La prima è che il veleno di cui era saturo l’hitlerismo non è stato eliminato: è ancora in ciascuno di noi. Chiunque oggi parli dell’esistenza umana in termini di potere, d’efficienza, di compiti storici cui bisogna sacrificare i propri scrupoli morali, diffonde tale veleno: è un assassino, effettivo o potenziale. Giacché, se il problema della vita umana si riduce a un compito storico assegnato da non si sa quale istanza suprema, allora l’individuo non è che il soggetto passivo della Storia, e si può fare di lui ciò che si vuole, solo che si abbia la forza.
Un’altra cosa abbiamo imparato, ed è che non possiamo accettare nessuna concezione ottimistica dell’esistenza, nessuna specie di lieto fine al dramma della storia. Tuttavia, se crediamo che essere ottimisti è una stoltezza, sappiamo anche che dichiararsi pessimisti quanto alla possibilità di agire in mezzo ai nostri simili per diminuire i mali che ci affliggono e procurare qualche bene, è una viltà. Ci siamo opposti al terrore perché il terrore è la situazione nella quale la sola alternativa è uccidere o essere uccisi. Questa è la ragione per cui rifiutiamo ogni ideologia che pretenda a diritti globali sulla vita umana, e cioè il diritto permanente al terrore. Ma ci siamo anche opposti al terrore in nome di qualcosa di semplice e di positivo, che è il diritto dell’individuo alla parte di felicità che ogni vita può trovare sulla terra”.

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Mario Agostinelli ha lavorato come ricercatore chimico-fisico per l’ENEA [Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente] presso il CCR di Ispra. Sul piano internazionale opera da anni nel Forum Mondiale delle Alternative e nel Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, con lo scopo di costruire percorsi di coinvolgimento per affrontare la crisi ambientale, sociale e politica prodotta dall’attuale modello di sviluppo. E’ portavoce del Contratto mondiale per l’energia e il clima. Leggi di seguito l’articolo in cui denuncia il sequestro di acqua a scopi energetici in Patagonia, che rientra in un ” modello che viola i diritti, compromette l’ambiente, distrugge le economie locali”, l’esatto contrario di “un modello alternativo fatto di decentralizzazione, energy mix, impianti di piccola scala, partecipazione delle comunità locali alle decisioni ed alla gestione.” Per approfondire la questione del rapporto energia-acqua-cibo-territorio leggi anche Perchè non Riusciamo a Cambiare Energia scritto da Agostinelli per Democrazia Km Zero.

Enel in Patagonia: la rapina dell’acqua
Spesso il dibattito sul futuro dell’energia sembra ristretto all’opzione di fondo tra fossili e uranio da una parte e rinnovabili dall’altra. C’è una questione altrettanto determinante, ma che viene messa in secondo piano: se la direzione di marcia è verso un sistema fortemente decentralizzato oppure continueremo ad essere invasi da grandi impianti, lunghissime reti di distribuzione, prevalenza dell’economia finanziaria, anche nel caso di ricorso a “fonti pulite”. Non c’è dubbio che le corporation puntano a far sopravvivere il sistema attuale e quindi a rendere la vita dura alle fonti naturali, sia ostacolandole nella loro diffusione, che riassorbendole nell’attuale modello a forte centralizzazione. In questa ottica di sostanziale continuità con gli interessi e i poteri delle imprese dell’era dei fossili, vengono proiettati nel futuro i progetti Desertec e Seatec per concentrare e trasportare in Europa l’energia del sole del Sahara e del vento del Mare del Nord. E, in attesa, vengono accelerati i sequestri ad uso energetico di ingenti quantità d’acqua dei fiumi più ricchi al mondo, anche ad opera di attori nostrani come Enel, formidabili player oltreconfine nel settore nucleare e delle grandi dighe.
E’ scandaloso il silenzio della nostra stampa sul progetto Hydro-Aysén, il cui iter è iniziato nel 2006, e prevede 5 centrali idroelettriche sul rio Baker, il principale fiume della Patagonia cilena, e sul rio Pasqua. Nel 1981 il Cile di Pinochet mise sul mercato l’acqua dei suoi fiumi, che, per lo sfruttamento elettrico nel Sud (dove si trova l’80% delle riserve idriche del paese), dal febbraio 2009 è finita in mano ad una società per il 92% appartenente ad Enel. (altro…)

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Pubblichiamo di seguito un articolo scritto per La Gazzetta del Mezzogiorno martedì 24 aprile 2012 dall’amico Giorgio Nebbia,  professore emerito di merceologia presso l’Università di Bari, unanimemente considerato tra i fondatori e i principali esponenti  dell’ambientalismo in Italia. L’articolo, che affronta i temi della salute e della difesa dell’ambiente partendo da un argomento solo apparentemente secondario, mostra un rispetto profondo di popoli lontani da noi, nella consapevolezza che “Occorre … unire vecchie tecnologie per il futuro alle conoscenze di popoli lontani da noi, con reciproco arricchimento e miglioramento dell’ambiente e della vita.” 

La settimana scorsa, il 16 e 17 aprile, si è tenuta a New York, presso la Fondazione Ford, una conferenza nel corso della quale si sono discussi i problemi delle … cucine domestiche. Non si trattava delle cucine aerodinamiche e teletroniche che ci vengono proposte dalla pubblicità, ma della maniera in cui viene cotto il cibo in “appena” due miliardi di famiglie povere nel mondo. Niente elettricità, niente gas da accendere elettronicamente: queste famiglie cuociono gli alimenti in fornelli rudimentali, alimentati da tutto quello che le donne trovano sul posto. Ho detto le donne perché sono loro, in queste comunità e villaggi sparsi nei paesi poveri, a cui spetta il compito di raccogliere, nei campi, il combustibile, costituito da ramaglie, sterco animale essiccato, carbonella, e poi di preparare il cibo quotidiano.
I combustibili poveri dei paesi poveri hanno l’inconveniente non soltanto di essere scomodi da raccogliere e portare nel villaggio, ma anche quello di bruciare con un fumo che contiene polveri, idrocarburi cancerogeni, gas e metalli tossici, diossine, respirati dalle donne e dai bambini in quantità da 20 a 100 volte superiori ai limiti massimi ammessi per l’aria dalle organizzazioni sanitarie internazionali. Le quali calcolano che questa maniera di cuocere il cibo provochi ogni anno, per inquinamento, diciamo “domestico”, un milione e mezzo di morti premature. (altro…)

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Festa d’aprile

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Il debito Di Paola (www.guerrepace.org)

Lo scorso 6 aprile il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge delega per la “revisione dell’assetto strutturale e organizzativo della difesa” presentato dall’ammiraglio Di Paola, “tecnico” della guerra prestato al governo del paese.
Obiettivo del provvedimento è quello di garantire nei prossimi anni alle Forze Armate risorse costanti – con la possibilità qualche maggiorazione, soprattutto per le missioni di guerra – per portare a termine i programmi di “rinnovamento tecnologico” e di armamenti.
Due le novità più rilevanti.
In primo luogo, vista la “necessità di contenere i costi, a causa dell’attuale congiuntura economica e finanziaria”, la programmazione di una percentuale “stabile” della spesa per la “funzione difesa” dello 0,84% del PIL, spostando progressivamente tali risorse (oggi secondo il ministero al 70% necessarie per il personale) verso l’operatività dello strumento militare e l’ammodernamento (leggi, riarmo) – con l’obiettivo di riequilibrare la spesa della Difesa, portando al 50% quella per il personale ed al 25% sia le spese per l’addestramento sia quelle per gli investimenti. (altro…)

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L’accordo di “libero scambio” UE-Israele è in questo momento in discussione nelle Commissioni affari esteri e Commercio internazionale del Parlamento europeo. Questo protocollo consentirebbe il rafforzamento delle relazioni UE-Israele facilitando l’accesso dei prodotti industriali israeliani al mercato europeo grazie ad una sola e unica procedura di certificazione.
Questo sarebbe grave, date le ripetute violazioni da parte di Israele dei diritti umani e del diritto internazionale, certificate sia dalle istituzioni internazionali (ONU, Banca mondiale) sia dalla stessa Unione Europea!
La votazione in Commissione è in programma per il 24 e il 26 aprile. È urgente mandare un chiaro messaggio ai parlamentari europei: l’accordo va respinto!

Per inviare una email a 40 parlamentari europei con un click: http://www.change.org/petitions/l-accordo-di-libero-scambio-ue-israele-va-respinto

Tutta l’Europa si mobilita per fermare l’accordo. La scorsa settimana la Confederazione dei Sindacati Europei, che rappresenta 83 confederazioni nazionali in 36 paesi europei per un totale di 60 milioni di iscritti, ha inviato una lettera chiedendo al Parlamento Europeo di votare contro l’accordo con Israele.

Se preferisci, puoi inviare un messaggio direttamente dalla tua posta. Di seguito il testo della lettera e gli indirizzi email.

BDS Italia
L’accordo di “libero scambio” UE-Israele va respinto
Gentile deputato/a (altro…)

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piero e chiaraSegnaliamo il bel contributo offerto dai giovani Chiara Arossa e Piero Carosio al Festival Pop della Resistenza che si è tenuto giovedì 19 aprile scorso al Teatro Comunale di Ovada. Piero e Chiara hanno proposto alla riflessione del pubblico la vita di due testimoni di pace particolarmente cari al nostro Centro,Vittorio Arrigoni e Rachel Corrie, morti entrambi nella striscia di Gaza mentre con metodi non violenti si adoperavano in difesa della popolazione civile minacciata dalle truppe israeliane, attraverso alcuni brani tratti dalle loro lettere. Grazie, Chiara e Piero!

RACHEL: Sono in Palestina da due settimane  ed ho ancora poche parole per descrivere ciò che vedo.. Io non so se molti dei bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi di carri armati alle pareti e senza le torri di un esercito di occupazione che li sorveglia costantemente. Io penso che anche il più piccolo di questi bambini capisca che la vita non sia così ovunque. Nessuno della mia famiglia è stato mai colpito, guidando la sua macchina, dal lancio di un razzo. Io posso andare a vedere l’oceano. Così, se percepisco violenza arrivando nel mondo in cui esistono questi bambini mi chiedo cosa succederebbe a loro arrivando nel mio mondo. Essi sanno che i bambini negli Stati Uniti di solito non hanno i genitori uccisi e che qualche volta vanno a vedere l’oceano.

VITTORIO: A Gaza un plotone di esecuzione ha messo al muro Ippocrate, ha puntato e ha fatto fuoco. (altro…)

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