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Archive for marzo 2012

La questione TAV ha diviso e divide il nostro Paese, ormai il rischio è quello di affrontarla con l’atteggiamento del tifoso di calcio, che sostiene una squadra contro le altre “a prescindere”, con il pericolo che temi centrali per la nostra vita vengano monopolizzati da gruppuscoli di teppisti da una parte e da manipoli di affaristi senza scrupoli dall’altra.
Per chi crede invece che il Treno ad Alta Velocità Torino-Lione riguardi problemi essenziali per il futuro dell’intero Paese, quali la tutela dell’ambiente e della salute, l’unica scelta possibile è sforzarsi di conoscere e di comprendere la questione in tutti i suoi aspetti, il che implica tempo e fatica.
Il 9 marzo 2012 il Governo ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un documento con il quale, rispondendo a 14 domande da se stesso formulate, motivava le ragioni per la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità/Capacità Torino-Lione.
Le risposte presentate sono state giudicate improprie, imprecise e non soddisfacenti a chiarire con il rigore e la qualità auspicabili le motivazioni di un’opera così costosa e impattante da parte delle comunità locali che si oppongono all’opera.
La Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone ha risposto proponendo una lettura critica dei contenuti del documento governativo. L’analisi è frutto dell’impegno collettivo degli Autori afferenti alla Commissione Tecnica «Torino-Lione» della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone e del contributo di esperti esterni in varie materie. Ha comportato alcune centinaia di ore di lavoro prestate a titolo personale e non retribuite.
Il documento è stato inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri. Leggilo qui

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Pubblichiamo di seguito un appello rivolto alle comunità cristiane da padre Alex Zanotelli, missionario comboniano da sempre in prima linea nelle lotte per la pace e la giustizia solidale:

APPELLO ALLE COMUNITA’ CRISTIANE
LA DITTATURA DELLA FINANZA :  ABBIAMO TRADITO IL VANGELO?
In questo  periodo quaresimale sento l’urgenza di condividere con voi una riflessione sulla ‘tempesta finanziaria’ che sta scuotendo l’Europa, rimettendo tutto in discussione: diritti, democrazia, lavoro….In più arricchendo sempre di più pochi a scapito dei molti impoveriti. Una tempesta che rivela finalmente il vero volto del nostro Sistema: la dittatura della finanza.
L’Europa come l’Italia è prigioniera di banche e banchieri. E’ il trionfo della finanza o meglio del Finanzcapitalismo come Luciano Gallino lo definisce: “Il finanzcapitalismo è una mega-macchina, che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni, allo scopo di massimizzare  e accumulare sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia del maggior numero di esseri umani sia degli eco-sistemi.”
Estrarre valore è la parola chiave del Finanzcapitalismo che si contrappone al produrre valore del capitalismo industriale, che abbiamo conosciuto nel dopoguerra. E’ un cambiamento radicale del Sistema!
Il cuore del nuovo Sistema è il Denaro che produce Denaro e poi ancora Denaro. Un Sistema basato sull’azzardo morale, sull’irresponsabilità del capitale, sul debito che genera debito. E’ la cosidetta “Finanza creativa”, con i suoi ‘pacchetti tossici’ dai nomi più strani (sub-prime, derivati,futuri, hedge-funds…) che hanno portato a questa immensa bolla speculativa che si aggira, secondo gli esperti, sul milione di miliardi di dollari! Mentre il PIL mondiale si  aggira sui sessantamila miliardi di dollari. Un abisso separa quei due mondi: il reale e lo speculativo. La finanza non corrisponde più all’economia reale. E’ la finanziarizzazione dell’economia.
Per di più le operazioni finanziarie sono ormai compiute non da esseri umani, ma da algoritmi, cioè da cervelloni elettronici che, nel giro di secondi, rispondono alle notizie dei mercati. Nel 2009 queste operazioni, che si concludono nel giro di pochi secondi, senza alcun rapporto con l’economia reale, sono aumentate del 60% del totale. L’import-export di beni e servizi nel mondo è stimato intorno ai 15.000 miliardi di dollari l’anno. Il mercato delle valute ha superato i 4.000 miliardi al giorno: circolano più soldi in quattro giorni sui mercati finanziari che in un anno nell’economia reale. E’ come dire che oltre il 90% degli scambi valutari è pura speculazione.
Penso che tutto questo cozza radicalmente con la tradizione delle scritture ebraiche radicalizzate da Gesù di Nazareth.Un insegnamento, quello di Gesù, che uno dei nostri migliori moralisti, don Enrico Chiavacci, nel suo volume Teologia morale e vita economica, riassume in due comandamenti, validi per ogni discepolo:” Cerca di non arricchirti “ e “Se hai, hai per condividere.” (altro…)

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Lo scorso 9 marzo il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale di Michael Oren, ambasciatore israeliano negli USA, dal titolo: Israel and the Plight of Mideast Christians (Israele e la Difficile Situazione dei Cristiani in Medio Oriente), che ha immediatamente suscitato molti commenti. La scrittrice Fida Jiryis, che vive nel villaggio palestinese di Fassuta in Galilea, di cui uscirà presto il libro, ‘My Return to Galilee,’ (Il mio ritorno in Galilea), ha pubblicato una lunga risposta ad Oren  che pubblichiamo in italiano.
Il Mito del favorevole trattamento dei cristiani palestinesi da parte di Israele.
di Fida Jiryis
L’ambasciatore Michael Oren’s nel suo articolo “Israele e la Difficile Situazione dei Cristiani in Medio Oriente” presenta Israele come una democrazia tollerante, pacifica come una colomba. Ciò è smentito dai fatti.
Sono una di quei Cristiani palestinesi residenti in Israele a cui fa riferimento Oren. Neppure una volta in vita mia ho mai percepito il “rispetto ed apprezzamento” dello stato ebraico di cui parla in termini elogiativi Oren. La minoranza cristiana in Israele viene emarginata tanto quanto quella musulmana, e quando va bene semplicemente tollerata. Subiamo le medesime discriminazioni quando tentiamo di trovare un lavoro, quando andiamo in ospedale, quando chiediamo un prestito in banca, o quando saliamo sull’autobus – esattamente come i musulmani palestinesi.Fondamentalmente Israele è uno stato razzista costruito esclusivamente per gli Ebrei, e alla maggioranza della popolazione ebraica in realtà non importa di che religione siamo, basta che non siamo ebrei. Nei miei rapporti quotidiani con lo Stato non ho trovato altro che maleducazione e aperto disprezzo.
La frase di Oren “l’estinzione delle comunità cristiane in Medio oriente è un’ingiustizia di importanza storica” è francamente scioccante per chiunque abbia una conoscenza anche solo di base della storia della fondazione di Israele. Vorrei ricordare a lui e agli altri che la fondazione di Israele causò l’espulsione e lo sradicamento di migliaia di cristiani palestinesi dalle loro case nel 1948, costringendoli a fuggire oltre i confini oppure trasformandoli in profughi all’interno del Paese. Anche la pulizia etnica dei Palestinesi che fu alla base della fondazione di Israele è un’ingiustizia di storiche proporzioni. Chi vive in una casa di vetro – o in una casa rubata ai Palestinesi – dovrebbe pensarci due volte prima di gettare pietre. (altro…)

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La strage di Tolosa è stata immediatamente ribaltata di significato quando si è saputo che l’autore non era un nazista ma un seguace di Al Qaeda. Sul piano politico sotto accusa non sono più le movenze razziste ampiamente condivise dalle destre europee ma la distruttiva aggressività di un terrorismo che per essere antisionista trova comprensione a sinistra. La partita in gioco in Francia è come utilizzare al meglio quel che è successo nella lotta per la conquista dell’Eliseo; da questo punto di vista chi ne trae vantaggio è Sarkozy.
Invece di aizzare le tifoserie fanatiche in una gara macabra conviene riflettere su due punti:
1)      L’antisionismo viene spesso usato come maschera dell’antisemitismo, e su questo terreno l’incontro con il nazismo ha radici profonde.
2)      Quale che sia l’abito ideologico che indossa e la giustificazione che se ne adduce, l’annientamento fisico del nemico riproduce e alimenta la barbarie moderna.
Queste deve essere una barriera invalicabile per tutti coloro che intendono resistere alle derive distruttive; sia che condividano o meno la pratica della nonviolenza come via maestra ed efficace per la risoluzione dei conflitti.

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manifestazione no F35 marzo 2012

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Pubblichiamo una riflessione di Enzo Ferrando sull’argomento dei bambini soldato.

L’Aia, 14 marzo – La Corte Penale Internazionale ha condannato il capo della milizia congolese Thomas Lubanga, colpevole di crimini di guerra per aver arruolato bambini nel suo esercito.
Si tratta del primo verdetto della Corte dell’Aia, istituita dieci anni fa.
Lubunga, 51 anni, e’ stato dichiarato colpevole ”all’unanimità”’ per aver reclutato bambini soldato durante i quattro anni di guerra civile nella Repubblica Democratica del Congo, terminata nel 2003. ”Le prove dimostrano che i bambini erano impiegati in un duro allenamento e sottomessi a severi punizioni”, ha detto il giudice Adrian Fulford dell’Aia.
Il verdetto arriva all’indomani della diffusione del video, realizzato da “Invisible Children” che ha come protagonista Joseph Kony, capo dell’Esercito di resistenza del Signore (LRA), un altro gruppo ribelle ugandese che da anni semina il terrore nei territori fra l’Uganda, il Congo Kinshasa e il Sud Sudan.
Altri prima di lui erano stati accusati degli stessi crimini come Charles Taylor l’ex presidente della Liberia  accusato di crimini contro l’umanita’, massacri, stupri e reclutamento di bambini soldato attualmente ancora  sotto processo all’Aia dal 2006 –  sentenza prevista per il 26 aprile prossimo.
Il fenomeno dei bambini soldato avviene quando dei fanciulli vengono impiegati in operazioni militari. Il loro supporto può essere direttamente nelle ostilità o in ruoli di supporto (vedette, messaggeri, spie).  A questi bambini, in alcuni casi, vengono somministrate droghe e stupefacenti, mentre le bambine vengono spesso usate per scopi sessuali ma anche per cucinare, piazzare esplosivi, aprire la strada all’esercito sul campo minato perché possono essere rimpiazzati più facilmente, non devono essere pagati e non si ribellano.
Questo fenomeno è ancora diffuso in Africa (Congo, Mozambico, Angola, Liberia, Sierra Leone, Sudan, Uganda, Etioia, Somalia) ma anche in altri paesi, (Afghanistan, Pakistan, Colombia) nonostante la risoluzione ONU del 12 febbraio 2002. (altro…)

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Pubblichiamo un frammento di Tonio dell’Olio, responsabile di Libera Internazionale, che ieri coordinava nell’ambito della manifestazione di Genova in ricordo delle vittime di mafia l’incontro su “Il linguaggio trasnazionale dell’educazione” con Nicola Pelusi, Salvatore Inguì, Teresa Marcelli, Claudia Quinonez, Carlos A.Cruz Santiago.

Da Marsiglia dove è in corso il VI Forum Mondiale dell’Acqua, riportiamo una frammento. È un po’ deluso Val C. Vibal, un contadino delle Filippine, dopo la conferenza alla quale ha partecipato ieri a Marsiglia. Ha avuto poco tempo, il suo intervento era programmato dopo lunghi e teorici discorsi di ministri e dirigenti di grandi istituzioni internazionali. Ma dal tavolo dei relatori, pochi minuti gli sono bastati per sfidare investitori, banche e privati. “Le grandi multinazionali, le fabbriche e le industrie minerarie stanno consumando le nostre riserve d’acqua. Non solo, stanno comprando le nostre terre, con il beneplacito dei governi che chiudono gli occhi davanti all’espansione del landgrabbing. Il diritto alla terra, il diritto all’acqua, sono fondamentali e devono essere garantiti per tutti”. Pochi istanti prima José Lopez, vice-presidente della Nestlé, seduto allo stesso tavolo, aveva detto alla platea che le sue fabbriche – centinaia in aree rurali del Sud del mondo – “producono in maniera del tutto pulita, senza inquinare, senza arrecare danni di alcun tipo”. “Credo che questo signore non sappia di cosa sta parlando, non sta sul terreno” commenta Vibal alla MISNA. “A Central Luzon, la provincia dalla quale vengo, si è impiantata la Pepsi-Cola: da allora gli abitanti delle zone circostanti hanno problemi di acqua potabile”. (Fonte MISNA)
Tonio Dell’Olio in Mosaico di Pace, 15 marzo 2012

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