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Archive for gennaio 2012

Si sta affermando la consapevolezza che le nostre condizioni materiali di vita siano sempre più condizionate dalle operazioni finanziarie, però un numero ancora molto ristretto di noi ha finora cercato di capire come opera la finanza – ci sembra un mondo tanto distante e temiamo di non riuscire a capire. Forse è arrivato il momento invece di cercare di comprendere come si muovono le persone che con un semplice clic del computer condizionano il nostro presente e il nostro futuro.
Vi proponiamo un articolo di Ugo Bertone pubblicato in FIRSTonline -Finanza Imprese Risparmio Scenari Tecnologie, una rivista di settore, il 26/01/2012. L’articolo riguarda un convegno tenutosi pochi giorni fa a Milano dal titolo «Finanza : la serva padrona?». L’incontro è stato organizzato dall’Aiaf, l’Associazione italiana degli analisti finanziari, insomma, quanto di più lontano da indignados o da movimenti antagonisti. Come dice lo stesso Bertone, non è certo la prima volta che la turbo-finanza finisce sul banco degli imputati. Ma è probabilmente la prima volta che in Italia un’assemblea di osservatori indipendenti di alto livello (Cesarini, Giacomo Vaciago, Bragantini, Donato Masciandaro, Michele Calzolari oltre ad Emilio Girino, Antonio Maria Rinaldi, Malcolm Duncam, Mario Bottazzi ed Alfonso Scarano) prende in esame i singoli aspetti di un processo degenerativo che ha ormai colpito portafogli e l’immaginario collettivo, come dimostra l’attenzione di massa per lo “spread” o altri simboli del disagio popolare.

Algo-finanza, gli HFT sono i nuovi, potenti e sconosciuti padroni della Borsa
IL CONVEGNO DELL’AIAF – Gli High Frequency Traders sono i nuovi dominatori dei mercati: un titolo sta in mano a un trader non più di 22 secondi e in un vortice pazzesco di scambi senza regole gli HFT fanno quel che vogliono a spese degli sprovveduti risparmiatori e dell’economia reale – Il 70% di Wall Street è in mano a 15 banche
Sotto i cieli della algo-finanza, un titolo azionario resta in mano ad un trader in media 22 secondi. Una pioggia di migliaia di micro-operazioni orchestate da 15 banche d’affari controlla il 70 per cento del volume di scambi della Borsa Usa. Il prezzo di un credit default swaps è il risultato di scambi privati, in busta chiusa, tra cinque intermediari che avvengono in piena opacità. Senza alcuna rispondenza con i valori economici o con il rating di un Paese, come dimostra il fatto che a pagella eguale possono corrispondere valori di cds anche doppi (come è avvenuto ad inizio estate tra Italia e Polonia). Il risultato? “La pressione sul debito sovrano – spiega Emilio Girino, docente del Cuoa di Vicenza – è il frutto dell’azione di speculatori pieni di cds ma che non hanno in tasca un solo Btp”.
Per non parlare delle agenzie di rating, libere di operare in una zona franca del diritto secondo modelli approssimativi, se non arbitrari. Il tutto in una cornice da grande casinò, sostanzialmente esente da controlli nonostante il proliferare di regolatori e di regole pletoriche (la legge americana Dodd-Franck consta di 2.100 pagine). In numeri, il dominio della finanza sull’economia reale si sintetizza così: 836mila miliardi di dollari contro 58mila miliardi di Pil. Ma le azioni o altri strumenti “tipici” sono ormai un’infima minoranza di quel che compare sugli scaffali dei supermercati della finanza: nel 2009 l’83% del mercato era composto da derivati, di cui l’87% erano strumenti “over the counter” sostanzialmente lontani da ogni controllo di sorta.
Questo e molto altro è emerso dal convegno “Finanza: la serva padrona?” organizzato dall’Aiaf, l’associazione italiana degli analisti finanziari. Atto d’accusa a 360 gradi sui vari aspetti della deriva dei mercati finanziari negli anni della crisi. Anzi da ben prima perché il “genio della finanza che è uscito dalla bottiglia”, immagine di Francesco Cesarini, è alla radice della crisi. (altro…)

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Yehoshua: Mai Stato Unico per Ebrei e Arabi
Nel contrastare con forza l’idea di uno Stato bi-nazionale, il noto scrittore israeliano arriva ad accusare i Palestinesi di incoraggiare l’occupazione. In nome di chi parla Yehoshua? Leggi l’articolo di Michael Warschawsky * pubblicato in Nena News

Roma, 14 gennaio 2012, Nena News – Il noto scrittore israeliano A.B. Yehoshua ha pubblicato una risposta ad un articolo di Avraham Burg, il quale affermava che le politiche dei governi israeliani potrebbero aver ucciso in maniera definitiva la soluzione dei due stati, e che per questo è necessario prepararsi all’opzione di un stato bi-nazionale. La discussione riguardo ad uno stato bi-nazionale non è del tutto nuova – Meron Benvenisti l’aveva già sollevata nel 1980, paragonando Israele e i Territori palestinesi ad un uovo strapazzato che non può essere decifrato e separato. Mentre Benevenisti è stato attaccato per la sua posizione, il recente articolo di Burg suggerisce come il tema sia ormai diventato mainstream. Burg, dopo tutto, è un principe del sionismo – un ex membro della Knesset, e un ex capo dell’Agenzia Ebraica per Israele.
Yehoshua freme alla possibilità di una stato bi-nazionale, nella consapevolezza che le politiche di Israele hanno distrutto la possibilità di una divisione in due stati, e se la prende con le vittime, coi palestinesi, per il fatto che questa stessa occupazione coloniale continua da più di 40 anni. Egli scrive: “I palestinesi guardano passivamente l’accelerata costruzione delle colonie; e con la loro sub-conscia pazienza, loro (ci tengo a sottolineare) ci trascinano verso uno stato bi-nazionale”.
Incredibile. I palestinesi – che hanno pagato con migliaia di morti la loro opposizione all’occupazione israeliana e al progetto di colonizzazione della loro terra – sono accusati da un autore israeliano di essere passivi, di non aver fatto abbastanza per porre fine all’occupazione e alla colonizzazione, al furto di terra e acqua, e all’espropriazione della loro terra. Io non conosco nessun colonialista inglese o francese che sia arrivato fino a questo punto pur di giustificare il colonialismo del suo paese e pur di pulirsi la coscienza, trasformando la vittima in colpevole. Spesso ci imbattiamo in questo tipo di argomentazioni quando si parla di una donna che è stata violentata. (altro…)

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La Politica Agricola Comune che vorremmo,  Marinella Correggia in Il Manifesto
La Commissione europea ha reso note le proposte relative alla Politica agricola comune (Pac) 2014-2020. Grandi cambiamenti? No, purtroppo, secondo il Coordinamento europeo via campesina (Ecvc), la piattaforma di organizzazioni di piccoli e al massimo medi agricoltori dei vari paesi europei, aderente al movimento mondiale La Via Campesina – in Italia ne fanno parte Associazione rurale italiana-Ari e Associazione italiana per l’agricoltura biologica-Aiab. Se l’Ue vuole conservare un’agricoltura contadina e favorire l’insediamento dei giovani, in un continente che ha perso il 20 per cento delle sue aziende agricole fra il 2003 e il 2010 e mentre infuria la bufera della crisi economico-occupazionale e si aggravano le emergenze ambientali, allora dovrebbe mettere al centro i prezzi agricoli giusti e prospettive di reddito, ma «non sembra che sia così: continua la stessa politica con qualche variazione».
Ecvc ha elaborato proposte precise per la sovranità alimentare: nutrire la popolazione europea invece di dare la priorità alle importazioni ed esportazioni; promuovere agricolture su piccola scala e sostenibili dovunque in Europa; regolamentare la produzione e i mercati, condizione necessaria per avere prezzi giusti e stabili.
Le proposte della Commissione, invece, non prevedono grandi misure in questa direzione. (altro…)

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Riceviamo la cronaca di una manifestazione oceanica svoltasi due giorni fa, il 25 gennaio, in Egitto a un anno dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011. La cronaca è di Elisa Ferrero, traduttrice e studiosa del mondo arabo, ed è particolarmente interessante perchè dimostra che i valori che hanno spinto alla rivoluzione egiziana non sono stati sconfitti nonostante la presenza dei militari al potere e la vittoria degli islamisti alle elezioni.

Cari amici e amiche,
trilioniya è il termine che ha usato oggi un utente di Twitter (Shady Sherif) per descrivere quello che è successo oggi in Egitto, che ha lasciato a bocca aperta persino gli attivisti più ottimisti. Milioni di egiziani hanno invaso le strade del Cairo, Alessandria, Suez, Ismailiya, Mahalla al-Kubra e si potrebbero citare tutti i nomi delle città più importanti. E’ stato un vero oceano di gente, a sentire molti dei presenti, più grande di quello che c’era stato l’11 febbraio 2011, quando Mubarak aveva lasciato il potere. Una massa di gente così grande che uno dei tanti cortei della giornata (più numerosi di quelli previsti dal programma) ha impiegato 45 minuti solo per attraversare il ponte Galaa, faticando a entrare nella straripante piazza Tahrir.  C’era così tanta gente che si sono registrati centinaia di feriti a causa del sovraffollamento, per fortuna gli unici della giornata, che finora è trascorsa in pace, se si esclude il tentativo di attaccare una stazione di polizia ad Assyut.
Ma cosa è stata, infine, questa enorme manifestazione? Una protesta o una festa? A giudicare dagli slogan, è prevalsa nettamente la protesta, seppur in un clima di gioia per essere di nuovo così in tanti. Gli slogan, quasi tutti contro i militari, hanno avuto il sopravvento sulla musica e la retorica degli islamisti, i quali non sono riusciti a imporre la propria direzione degli eventi. Si sono occupati della sicurezza delle entrate della piazza (le forze di sicurezza erano assenti), hanno eretto un palco (che è crollato due volte, sotto la pressione della folla) e hanno cercato di dare un tono celebrativo all’evento. Tuttavia, la massa di chi invocava la fine del governo militare li ha quasi sommersi, come una goccia in mezzo al mare. (altro…)

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Rafeef Ziadah è un’artista e attivista canadese-palestinese. Fa parte della Coalizione contro l’Apartheid Israeliano , membro della campagna internazionale BDS  e del Palestinian Academic and Cultural Boycott Initiative .
Guarda la bella e intensa performance di Rafeed intitolata “Noi insegniamo la vita, signore” (in inglese). Il testo in italiano è di seguito.

Noi insegniamo la vita, signore.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV ed è dovuto stare dentro battute e limiti di parole.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV ed è dovuto stare dentro battute e limiti di parole riempiti a dovere di statistiche per replicare a reazioni non sproporzionate.
E ho perfezionato il mio inglese e mi sono studiata le risoluzioni dell’ONU.
Eppure, lui mi ha chiesto, Signora Ziadah, non pensa che tutto si aggiusterebbe se solo voi la smetteste di insegnare tanto odio ai vostri figli?
Pausa.
Cerco dentro di me la forza di essere paziente ma la pazienza non è sulla punta della lingua mentre le bombe cadono su Gaza.
La pazienza mi ha appena abbandonata.
Pausa. Sorriso.
Noi insegniamo la vita, signore.
Rafeef, ricordati di sorridere.
Pausa.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi Palestinesi insegniamo la vita dopo che ci hanno occupato anche l’ultimo cielo.
Noi insegniamo la vita dopo che si sono costruiti le loro colonie, i loro muri di separazione, dopo gli ultimi cieli.
Noi insegniamo la vita, signore.
Ma oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV ed è dovuto stare dentro battute e limiti di parole.
E ci dia una storia, una storia umana.
Vede, qui non facciamo politica.
Vogliamo solo raccontare alla gente di lei e del vostro popolo così ci dia una storia umana.
Non nomini quella parola “apartheid” e “occupazione”.
Qui non facciamo politica.
Lei deve aiutare me come giornalista ad aiutarla a raccontare la vostra storia che non è politica.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV.
Che ne dice di raccontarci la storia di una donna di Gaza che ha bisogno di cure mediche?
Che ne dice di lei?
Ha abbastanza ossa rotte da coprire il sole?
Mi passi i vostri morti e mi dia la lista dei nomi in non più di 1200 parole.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV ed è dovuto stare dentro battute e limiti di parole  e commuovere chi è desensibilizzato al sangue terrorista.
Però loro si sono dispiaciuti.
Si sono dispiaciuti per gli animali di Gaza.
Così, gli do le risoluzioni e le statistiche dell’ONU e condanniamo e deploriamo e rifiutiamo.
E queste parti non sono alla pari: occupante e occupato.
E cento morti, duecento morti, e mille morti.
E in mezzo, fra guerra crimine e massacro, io pronuncio parole e sorrido “non esotici”, “non terroristi”.
E conto, conto cento morti, mille morti.
C’è qualcuno?
Qualcuno ascolta?
Vorrei piangere sui loro corpi.
Vorrei correre a piedi nudi in ogni campo profughi e abbracciare ogni bambino, coprirgli le orecchie in modo che non debba sentire per il resto della vita il suono dei bombardamenti come lo sento io.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV.
E mi consenta di dire, non c’è nulla che le vostre risoluzioni dell’ONU abbiano mai fatto per questo.
E nessuna battuta,  nessuna battuta che io metta insieme, indipendentemente da quanto sia buono il mio inglese, nessuna battuta,  nessuna battuta,  nessuna battuta,  nessuna battuta li riporterà in vita.
Nessuna battuta rimedierà a questo.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi Palestinesi ci svegliamo ogni mattina per insegnare la vita al resto del mondo, signore.

traduzione di Stefania Fusero

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Secondo l’organizzazione Via Campesina la fame e l’insicurezza alimentare stanno aumentando: un miliardo di persone soffrono la fame, un  miliardo la denutrizione, mentre un altro miliardo ha dei problemi di sovralimentazione, paradossi del sistema. Parallelamente la devastazione della Terra e delle risorse ambientali continua incessante.
Quando pensiamo al consumo del territorio e alla distruzione dell’ambiente che minaccia il pianeta, tendiamo a dimenticare che l’agricoltura che conta, che fa produzione, continua ad essere un fattore, invisibile ai più, dell’attacco distruttivo all’ambiente. La crisi ecologica non è causata solo dall’industria e dalle sue infrastrutture, dall’invasione e cementificazione delle campagne. L’agricoltura industriale incide in modo non meno pesante e diretto colpendo la biodiversità e la fertilità del suolo, consumando in modo squilibrato energia e risorse naturali, causando inquinamenti non inferiori a quelli industriali …, il tutto per produrre su grande scala cibi di  qualità scadente se non dannosi alla salute….
I contadini, dati per scomparsi, dimostrano invece di sapersi collegare attraverso i paesi e i continenti, si pensi a “Via Campesina”,  sia nei contesti dove sono ancora socialmente maggioritari, come in gran parte dell’Africa, America Latina, Asia, sia in realtà altamente industrializzate, come quella europea e italiana, dove la loro presenza numerica è rarefatta ma non priva di qualche incidenza, culturale più che politica.
Il fatto è che le questioni sollevate dai contadini di oggi, con la loro variegata e multiforme resistenza, hanno sì un forte e concreto radicamento nella terra, nel loro ambiente di vita e di lavoro, ma esprimono altre sì istanze di valore generale, che concernono il pianeta, o almeno la vita della specie umana in un punto di svolta della storia naturale, alle prese con le conseguenze dell’industrializzazione, in quanto processo di illimitata artificializzazione del mondo.  La resistenza contadina, nonostante la sua fragilità, debolezza economica e politica, costituisce un fatto di grande valore simbolico…. Di qui l’indicazione di un programma antitetico, facente perno sulla “sovranità alimentare”, vale a dire la capacità di ogni territorio di auto sostenersi, valorizzando al massimo le risorse locali, evitando gli sprechi, innanzitutto energetici, puntando sulla biodiversità e la sostenibilità ambientale.
leggi Resistenza Contadina, di Pier Paolo Poggio
Pier Paolo Poggio dirige il Museo dell’Industria e del Lavoro “E. Battisti” e la Fondazione Luigi Micheletti di Brescia

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La Costituzione dell’Ecuador ci sembra bellissima quando definisce l’acqua un diritto umano e quando promuove la sovranità alimentare.
Art. 12:  Il diritto umano all’acqua è fondamentale e irrinunciabile. L’acqua costituisce un patrimonio nazionale strategico di uso pubblico, inalienabile, imprescrittibile, irrinunciabile ed essenziale per la vita;
art. 13:  Le persone e le collettività hanno diritto all’accesso sicuro e permanente ad alimenti sani, sufficienti e nutrienti; preferibilmente prodotti localmente e conformemente alle loro diverse identità e tradizioni culturali. Lo Stato Ecuadoriano promuoverà la sovranità alimentare.
In Italia, in spregio del clamoroso risultato ottenuto dal referendum sull’acqua, il governo Monti nella bozza di decreto legge sulle liberalizzazioni aveva riproposto la privatizzazione del servizio idrico, ma dopo l’imponente mobilitazione del popolo dell’acqua ha ritirato il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.
La mobilitazione paga, dunque. Leggi il comunicato del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

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