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Archive for dicembre 2011

Ritrovo: alle ore 21.00 davanti alla sede dell’associazione “Idea” in Piazza Gobetti.
Percorso: Via Dossena,P.zza S.Stefano,Via Verona, Via Padova, Via dei Guasco, Via Migliara, Via Milano, Piazzetta della Lega, Via dei Martiri. Conclusione in Piazza della Libertà davanti al Palazzo della Provincia.
Durante il percorso saranno presentati brevi flash sui singoli Obiettivi del Millennio proposti dall’ONU: eliminare la fame e la povertà estrema; educazione universale; parità tra uomo e donna; salute dei bambini e delle bambine; salute materna; combattere l’hiv/aids e le altre malattie; sostenibilità ambientale; partnership globale.
Come saluto e augurio l’Associazione Interculturale Arcobaleno offrirà agli intervenuti the arabo.
Alla conclusione la Diocesi organizza un momento di preghiera in Cattedrale a partire dalle ore 22.

Torna per la 22ma volta la Marcia per la Pace di Alessandria. L’iniziativa nacque nel 1990 su iniziativa del Vescovo Mons. Charrier, recentemente scomparso, come proposta per un San Silvestro alternativo, controcorrente, che non esorcizzi semplicemente il passato e la paura del futuro con rituali paganeggianti e scaramantici, ma che cerchi di guardare agli eventi del passato e del presente per progettare e proporre l’impegno ad agire in prima persona e come comunità per un futuro più giusto, solidale, più umano. Nata in ambito credente ha visto da subito la numerosa partecipazione di molti non credenti e appartenenti ad altre confessioni religiose. Si decise perciò di far uscire la Marcia e la sua organizzazione dall’ambito strettamente cattolico, rendendola aperta a tutte le partecipazioni, a tutte le “buone volontà”, riservando alla preghiera per la Pace la giornata del 1° gennaio. Così anche quest’anno. L’iniziativa è stata presa da un Comitato promotore formato da: Associazione per la pace e la nonviolenza, Associazione Calebasse, Associazione Cultura e sviluppo, Alessandriacolori, Associazione L’ulivo e il libro, Anolf, CittadinanzAttiva, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento provinciale per la Palestina, MASCI, Pro Natura, Rete Radiè Resh. Hanno dato la loro adesione: Diocesi di Alessandria con le sue Associazioni, Centro culturale protestante e Chiesa evangelica valdese e metodista, Centro culturale islamico, CGIL-CISL-UIL, Associazione Agire ora, Associazione Eurobalkan, Associazione Idea, Associazione italiana Mucopolisaccaridosi, Associazione Verso il Kurdistan, Comunità San Benedetto al Porto di Frascaro, Cooperativa Equazione, Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie” e altri.
Il tema che guiderà la riflessione di tutti i partecipanti è di stringente attualità: Democrazia, diritti umani, dignità sulle sponde del mar mediterraneo. (altro…)

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L’Associazione per la Vita e per la Pace  sviluppa progetti per la promozione della pace e dei valori della solidarietà tra i popoli in ambito internazionale, con particolare riguardo all’area israelo-palestinese e ogni anno dal 2001 ha realizzato il Concerto per la Vita e per la Pace da Betlemme e Gerusalemme, giunto quest’anno alla undicesima edizione.
In virtù dell’ammissione della Palestina come Stato membro dell’UNESCO e della richiesta di ammissione alle Nazioni Unite, l’Associazione ha scelto quest’anno di chiedere ad un’orchestra palestinese, la Palestine Youth Orchestra del  Conservatorio Nazionale Edward Said, di esibirsi nel concerto natalizio con un’unica rappresentazione a Betlemme, come gesto di amicizia e solidarietà verso i suoi cittadini. Il concerto si è tenuto il 20 dicembre nella Chiesa della Natività e verrà ritrasmesso, come negli anni precedenti, dalla Rai alle 21.30 del 24 dicembre (Radio 3) e alle 14.30 del 25 dicembre (Rai Tre).
Leggi il comunicato di Michele Cantoni, direttore dell’Edward Said National Conservatory of Music e direttore artistico della Palestine National Orchestra e Palestine Youth Orchestra, in cui esprime la sua soddisfazione per la nuova impostazione del concerto e spiega perché il fatto che le orchestre ospiti si esibissero in giorni consecutivi davanti al pubblico palestinese della Betlemme occupata e a quello israeliano della libera Gerusalemme Ovest, alimentava (forse involontariamente) un’immagine di parità fra palestinesi ed israeliani che di fatto è inesistente. E’ di fatto solamente uno dei due popoli a godere di totale libertà, mentre il suo Stato (una delle principali potenza militari al mondo) controlla tutto il territorio, le risorse e –crucialmente – ogni libertà dell’altro, oltre ad aver istaurato una fitta rete di barriere e di leggi militari concepita per impedire il contatto fra civili palestinesi e israeliani, e per separare i palestinesi gli uni dagli altri.

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Il consiglio comunale di Casale Monferrato ha accettato i 18,3 milioni di euro offerti da Stephan Schmidheiny, ex proprietario dell’azienda, a Giorgio Demezzi, sindaco di centrodestra della città più danneggiata dall’amianto. Nonostante le proteste degli abitanti e dei familiari delle vittime, il Comune rinuncerà alla costituzione di parte civile nel processo di Torino.

A poche decine di chilometri da Ovada, nella nostra stessa provincia, una
popolazione è stata ed è colpita da una catastrofe, uno dei disastri industriali più gravi mai avvenuti, con migliaia di vittime, più altre ancora che ci saranno in futuro.
E però di Casale Monferrato ben poco si parla, forse addirittura poco si sa.
Prevale la politica dello struzzo, con poche eccezioni, da parte delle forze organizzate e da parte della società cosiddetta civile.
Coloro che si battono per la verità e la giustizia, trovando infine ascolto presso la magistratura, sono stati sostenuti in modo del tutto insufficiente. E’ in questo clima che è potuta maturare la scelta dell’amministrazione comunale di Casale di uscire dal processo, raccattando un po’ di milioni dal megamiliardario padrone della Eternit.
Gli esperti in economia di mercato possono esercitarsi nel calcolare quale sia stato il prezzo -da liquidazione- che gli amministratori casalesi hanno attribuito ai loro concittadini morti di mesotelioma (nullo comunque per le
vittime che verranno).
In realtà tutta la vicenda denota un disprezzo assoluto per il valore della vita umana, una sottomissione altrettanto totale alla più ignobile logica mercantile.
Esprimiamo la nostra vicinanza ai parenti e amici delle vittime, a coloro che continuano a battersi, anche per noi, contro l’avanzare della barbarie.
Centro per la Pace e la Nonviolenza Rachel Corrie.

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Bradley Manning è un soldato USA di 24 anni accusato di avere rivelato informazioni segrete mentre lavorava come analista per l’Intelligence in Iraq. Manning è in carcere da maggio 2010 e rischia l’ergastolo per “avere aiutato il nemico”. Nello specifico è sospettato di avere divulgato a Wikileaks il video “Collateral Murder”, che mostra un elicottero USA che uccide dei civili disarmati iracheni e dei giornalisti della Reuters. Clicca qui per avere aggiornamenti sul processo Manning (in inglese).

E’ stato tenuto per nove mesi in condizioni inumane: 23 ore al giorno in isolamento, privato della luce del sole, denudato per lunghi periodi e costretto a rispondere all’appello delle guardie ogni cinque minuti, 24 ore su 24. Ora il soldato accusato di aver passato informazioni a WikiLeaks va alla sbarra. Ecco perché va salvato. (altro…)

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Gideon Levy è un giornalista israeliano che scrive per il quotidiano Ha’aretz. Ha recentemente pubblicato un articolo sulle profonde trasformazioni che sta attraversando il suo Paese, “Israel is in the Midst of a Culture War”, che vi proponiamo di seguito tradotto in italiano.

Israele si trova nel pieno di una guerra culturale

La destra ha governato per un lungo periodo e ora, al suo 35° anno di gestione del potere e al 64° dalla fondazione dello Stato, si è posta il compito di rimodellare la fisionomia del paese senza quasi trovare opposizione.
Chiunque dica che si tratta di poche leggi irrilevanti porta la gente fuori strada; chiunque sostenga che è un procedimento reversibile ci vuole imbrogliare; chiunque affermi in modo rassicurante che è una fase passeggera sta tentando di ingannarci. Anche chi pensa che si tratta solamente di un tentativo di cambio di regime si illude in modo grave.
Ciò a cui assistiamo è una g-u-e-r-r-a.
In Israele quest’autunno, niente di meno, è esplosa una guerra culturale e sta interessando molti fronti più in profondità  di quel che appare. Non si tratta della messa in discussione solo della forma di governo, per quanto importante esso sia,  ma anche del carattere stesso dello Stato. Sta per cambiare il nostro modo di vita, dalla culla alla tomba. (altro…)

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La voce, le storie, la dignità dei migranti contengono la risposta necessaria alle inaccettabili derive di odio razziale che hanno attraversato l’Italia negli ultimi giorni.
Ai due ragazzi senegalesi uccisi a Firenze e ai Rom vittime del pogrom di Torino è dedicata la messa in onda speciale de IL SANGUE VERDE di Andrea Segre (versione ridotta – 36′)
Venerdì 16 dicembre 2011 – ore 23.15 – RAI3 (prodotto da ZaLab – video partecipativo e documentari)

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Karim Metref è nato nel 1967 in Algeria. E’ insegnante, educatore, attivista politico e culturale. Di seguito proponiamo una sua riflessione sul pogrom contro i Rom recentemente scatenato a Torino dalle false accuse di una sedicenne.

Sono anni ormai che basta una prima dichiarazione di qualcuno sotto interrogatorio perché si scateni l’inferno contro stranieri e minoranze.Vogliamo andare avanti così?
Ci ricordiamo tutti come Erica e Omar a Novi Ligure non avevano finito di raccontare la loro versione che già si parlava di caccia allo straniero per le strade della città. Ci ricordiamo che le salme del piccolo Yussuf e di sua madre non erano ancora fredde ad Erba che già tutti erano convinti della colpa del padre la cui unica colpa era di essere tunisino. Vi ricordate tutti della condanna unanime delle due “bestie rumene” del parco della Caffarella e del silenzio assordante che ha seguito l’annuncio della loro innocenza. Ci ricordiamo come a Brembate sono apparsi striscioni razzisti non appena si è parlato di possibile colpevole… straniero… Ci ricordiamo o forse non ci ricordiamo. Forse è questo il problema. Le storie si ripetono, simili, quasi uguali, e noi facciamo finta che è sempre la prima volta.
Ogni volta si fa finta di chiedersi: ma Novi é una città razzista? Ma Roma è una città razzista? Ma Torino è una città razzista? L’Italia è razzista? Come se ci fossero paesi razzisti e altri non razzisti in modo permanente e innato. (altro…)

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