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Archive for ottobre 2011

La gente della Val di Susa, domenica, ha fatto davvero un miracolo, nel senso etimologico del termine (dal latino mirari, come si dice di «cosa grande che meraviglia», o anche di «cosa grande e insperata»).
Deludendo l’intero universo politico-mediatico che aveva spasmodicamente atteso l’incidente (e in buona misura l’aveva anche preparato) per mettere, una volta per tutte, una pietra sopra la Valle e la sua resistenza. Hanno costruito un capolavoro: un corteo di migliaia e migliaia di persone di ogni età e condizione, che si snoda per sentieri di montagna (credo che sia l’unica esperienza al mondo), tra castagneti e blocchi di polizia, aggirando barriere e tagliando reticolati in un ordine assoluto, senza un gesto o una parola fuori posto, senza l’aggressività e la volgarità che invadono il mondo politico, senza neanche un petardo acceso o una pietra lanciata. Un’azione di disobbedienza civile in perfetto stile gandhiano, realizzata esattamente come le assemblee partecipatissime di valle avevano deciso nei giorni precedenti, mentre intorno strepitavano i profeti di sventura.
La ragione di questa forza è, tutto sommato, facile da spiegare, per chi abbia anche solo messo il naso in valle: perché quello della Val di Susa non è un semplice movimento, nel senso genericamente politico in cui si è soliti usare questo termine. E’ un popolo, una comunità con legami fortissimi con la propria terra e la propria storia, impegnata da almeno un paio di decenni a prendersi cura dei propri beni comuni, del proprio habitat, del proprio sistema di relazioni. Sono persone, individui, ma anche famiglie, catene generazionali, reti sociali di vicinato, culturalmente aperte, disponibili all’accoglienza, alla condivisione e alla contaminazione con gli altri, ma consapevoli della propria identità. (altro…)

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VENERDÌ 28 OTTOBRE ORE 21.00, CANTINE DEL PALAZZO COMUNALE, OVADA
CRISI FINANZIARIA E CRISI ECONOMICA: COLPEVOLI E VITTIME
incontro con Andrea Di Stefano, direttore del mensile “Valori”

Enormi fortune svaniscono nel nulla, gli Stati più ricchi del mondo sono pieni di debiti, le banche sono senza soldi (cosa ne hanno fatto?). Le tempeste finanziarie si scatenano con l’imprevedibilità dei terremoti, o almeno così sembra.
In ogni caso i governi decidono di spremere sempre di più i cittadini per dare continuamente soldi a coloro stessi che hanno contribuito a far scoppiare la crisi. In questo modo essa si riproduce, pochi si arricchiscono speculandovi sopra, l’economia reale arretra, la società ancora di più.
Ai giovani viene tolta la speranza nel futuro: precari a vita e senza pensione. Gli anziani, a loro volta, titolari di modeste pensioni, sono ritenuti colpevoli per il fatto stesso di esistere.
Quel che sta succedendo ha i tratti di una follia difficile da capire ma che ci riguarda tutti, quindi, presa coscienza che le spiegazioni ufficiali non servono o sono dannose, dobbiamo cercare di fare un po’ di luce sul cataclisma apparentemente e casualmente innestato dalla crisi americana dei “subprime” e non più arrestatosi.
L’incontro e dibattito con Andrea Di Stefano*, giornalista d’inchiesta, esperto di economia e finanza, del tutto estraneo alle varie lobby politiche e affaristiche, è un’occasione da non perdere per capire e saperne di più.
L’iniziativa è  organizzata dal Centro per la Pace e la Nonviolenza “R.Corrie” e dalla Banca del Tempo “l’idea” di Ovada. (altro…)

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Sul 15 ottobre

Pubblichiamo un’interessante riflessione di Mario Pezzella, docente presso la Scuola Normale Superiore di Pisa,  sull’esplosione di violenza che ha devastato la recente manifestazione romana del 15 ottobre  degli Indignati.

In un documento comparso il 17 settembre 2011 su Indymedia gli antagonisti sono invitati a impadronirsi violentemente della città, come una piccola minoranza ha effettivamente cercato di fare durante la manifestazione del 15 di ottobre a Roma. Colpisce, al di là dell’insurrezionalismo ingenuo e inconsistente, questa frase: «I compagni di ogni dove si stanno preparando per il 15: i compagni della Val Susa (onore a loro), gli operai, gli studenti, gli emarginati di sempre…combattere!». Colpisce in particolare l’allocuzione “onore a loro”, assolutamente tipica del linguaggio fascista; e in genere il tono dannunziano ed estetizzante dell’appello. Il concetto di onore, inteso in questo modo, non ha niente a che fare con la sinistra: allude a un individualismo eroico, al superuomo che mantiene la sua dignità in tempi disperati, a un’aristocrazia di combattenti che in fondo disprezza e usa la moltitudine come massa da macello. Il termine onore in questo senso era usato dai giovani che entravano nella Decima Mas ai tempi della Repubblica di Salò, quando la sconfitta era certa e proprio perché era certa: gusto necrofilo del martirio e della morte, che certo è presente anche in qualche frangia della tradizione della sinistra, ma che in origine fa parte di un mito della destra estrema.
Ci si potrebbe consolare dicendo che, appunto, il testo è una provocazione. Oppure ci si potrebbe preoccupare perché una certa retorica della “bella violenza” e della “bella morte” viene tollerato in un sito antagonista (l’appello, oggi rifiutato e insultato dai lettori del sito, vi è comunque rimasto per quasi un mese, senza che nessuno trovasse molto da obiettare). (altro…)

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Domenica prossima ci sarà una nuova manifestazione del Movimento No Tav in Val di Susa. Pubblichiamo la lettera di Ezio Bertok, attivista del Comitato No Tav Torino, con l’augurio che i manifestanti riescano a comunicare le proprie motivazioni civilmente, pacificamente e liberamente. Per chi vuole approfondire le ragioni degli oppositori alla linea Tav, consigliamo la lettura di un documento di analisi dei flussi di traffico merci sulla linea Torino-Lione dal 1997 al 2011.

Ciao a tutti
Siete sicuramente tutti al corrente che domenica a Giaglione ci sarà una manifestazione NO TAV.
Molti di voi, anche tra coloro che spesso frequentano le iniziative in val di Susa si stanno facendo domande, hanno molti dubbi: è più che comprensibile. Ognuno di voi, pensando alla manifestazione in programma domenica prossima, magari con l’aiuto interessato ricevuto dai media, avrà stabilito un nesso con quanto accaduto a Roma sabato scorso, avrà riflettuto su come è stata violentata una manifestazione che protestava civilmente per gridare a testa alta e a volto scoperto tutta l’indignazione accumulata in questi anni. Tutti noi siamo stati violentati, a cominciare questa volta da chi a volto coperto ci guarda come nemici da combattere perché crediamo ancora in forme di protesta civili e ci interroghiamo su come renderle più incisive. Subiamo violenze ogni giorno eppure rifiutiamo e condanniamo improbabili scorciatoie di violenza che portano solo in un vicolo cieco. Ci ostiniamo a credere che una prospettiva non si costruisce umiliando e stuprando chi non la pensa come noi. (altro…)

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All’indomani delle violenze e devastazioni che hanno funestato la grande manifestazione degli Indignati a Roma, facciamo nostro il commento che ne dà oggi Tonio Dell’Olio

E alla fine “spaccarono tutto”. Soprattutto la notizia. Perché chi l’ha letto l’appello degli indignati? Chi lo sa oggi quali sono le proposte di quel popolo per uscire dalla crisi? “Spaccare tutto” è linguaggio da incappucciati cui non interessano le istanze. Gente che non è né indignata né arrabbiata. Semplicemente si esercita nell’uso della violenza per screditare tutti. Rivendichiamo di essere il 99% contro ogni violenza. Anche nella manifestazione. Contro la violenza dell’economia finanziarizzata che condanna a morte ogni giorno milioni di persone e contro quella che pretende di adottare lo stesso linguaggio nella protesta. Per questo i bastoni non devono avere più spazio di parola delle idee. E mentre mi chiedo quale virus ha invaso la mente di chi gode nel bruciare auto pagate a rate e spaccare le vetrine delle filiali, non perdo la speranza che si estenda la pacifica convinzione di far pagare la crisi a chi l’ha prodotta e non a chi la subisce.

Mosaico di Pace, 17 ottobre 2011

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Segnaliamo questo appello del  Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane (CISDA) a cui vi invitiamo, se volete, ad aderire inviando una mail a cisda@tiscali.it

8 ottobre 2001 – 8 ottobre 2011
DIECI ANNI DI BOMBARDAMENTI, OCCUPAZIONE E MISERIA IN AFGHANISTAN
Nel decimo anniversario dei bombardamenti USA/NATO sull’Afghanistan, il Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane (CISDA) denuncia il bilancio fallimentare della missione internazionale in Afghanistan.
L’8 ottobre 2001, a seguito del tragico evento dell’11 settembre, gli USA e i loro alleati iniziano l’occupazione dell’Afghanistan con pesanti bombardamenti con il pretesto di “sconfiggere il terrorismo”, abbattere il regime dei talebani responsabili di aver sostenuto Bin Laden, riportare la democrazia, liberare le donne, ricostruire un paese già devastato da 20 anni di guerra.
Gli USA scelgono di sfruttare sul terreno le milizie dell’Alleanza del Nord, gruppi di fondamentalisti islamici responsabili della guerra civile del 1992-1996 che ha devastato l’Afghanistan, facendo perdere la vita a 70.000 persone nella sola Kabul; gli stessi criminali di guerra già sostenuti, con grossi finanziamenti e forniture di armi, per cacciare le armate sovietiche che avevano occupato il paese nel 1979.
Quando cade il regime talebano, la comunità internazionale consente a questi criminali di guerra (tra i quali Sayyaf, Fahim, Rabbani – appena ucciso in un attentato dei talebani, con i quali stava avviando trattative “di pace” – Qanuni, Abdullah, Ismail Khan, Khalili, Mohaqiq) di occupare governo e Parlamento afgani e di riprendere il controllo del paese, negando invece sostegno e appoggio alle forze democratiche e laiche.
Nel marzo 2007 il governo Karzai vara una legge che garantisce l’amnistia per tutti i crimini di guerra commessi in Afghanistan negli ultimi vent’anni.
Inoltre, il via libera dato ai signori della guerra ha fatto sì che dal 2001, in tutto il paese, si siano formati e abbiano spadroneggiato nelle aree sotto il loro controllo centinaia di nuove milizie e gruppi para-militari. In Just Don’t Call It a Militia, un recente rapporto di Human Rights Watch uscito nel settembre 2011, si dice che “gruppi militari di vari tipo hanno partecipato a rappresaglie tribali, omicidi, traffici illeciti ed estorsioni. Stupri di donne, ragazze e ragazzi sono frequenti. Le milizie sono solitamente controllate da capi locali o signori della guerra”.
La situazione delle donne afgane rimane drammatica. Nel 2009, cercando di garantirsi sostegno elettorale dalla comunità shiita, il governo Karzai vara una legge che prevede l’impossibilità per le donne shiite di rifiutare rapporti sessuali con il marito, di recarsi liberamente dal medico, a scuola o al lavoro senza il permesso del coniuge, pena il ritiro di qualsiasi sostegno finanziario. Tutt’ora ci sono donne che si suicidano dandosi fuoco, donne costrette a matrimoni forzati, donne ripudiate dalla famiglia se vittime di stupro perché motivo di vergogna. (altro…)

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Amnesty International ha promosso un appello per rendere l’Europa una zona libera dalla pena capitale:

La Bielorussia è l’unico paese in Europa e nell’ex Unione Sovietica a eseguire condanne a morte.
A marzo 2010, dopo una pausa durata un anno, durante la quale per la prima volta non sono state registrate esecuzioni in Europa e nell’ex Unione Sovietica, le autorità bielorusse hanno messo a morte due uomini: Vasily Yuzepchuk e Andrei Zhuk, uccisi da un colpo di proiettile dietro la testa.
Nello stesso anno, sono state emesse tre nuove condanne a morte. Due uomini sono stati condannati il 14 maggio per reati commessi durante una rapina a mano armata avvenuta a ottobre 2009 in un appartamento a Grodno. A luglio 2011, Amnesty International ha ricevuto conferma dell’esecuzione di uno di loro,  Andrei Burdyka, avvenuta presumibilmente tra il 14 e il 19 luglio. Il 23 settembre la famiglia è stata contattata dalla corte regionale di Grodno per la consegna dei certificati di morte. Un terzo uomo è stato condannato a morte a settembre 2010 e la sua sentenza è stata confermata a febbraio 2011. (altro…)

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