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Archive for maggio 2011

Il Centro Rachel Corrie aderisce e sostiene Freedom Flotilla 2 e vi invita a firmare la petizione al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano (www.petizionepubblica.it/PeticaoAssinar.aspx?pi=P2011N10516), affinchè intervenga a sostegno della Gaza Freedom Flotilla II – Restiamo Umani , che partirà nella seconda metà di Giugno alla volta della Striscia di Gaza sotto assedio.
La Flotilla è composta da una decina di navi con a bordo dignitari, dottori, professori, artisti, giornalisti e attivisti, oltre a materiale da ricostruzione ed aiuti umanitari. Partirà da diversi porti Europei verso Gaza come atto di disobbedienza civile nonviolenta per persuadere la comunità internazionale ad adempiere ai propri obblighi nei confronti della popolazione Palestinese e porre fine ad un assedio illegale di Gaza da parte di Israele, che dura da più di 4 anni.
Questo è il secondo tentativo di organizzare una Flotilla, da cittadini internazionali a cittadini Palestinesi, organizzata su vasta scala da parte dei movimenti di massa internazionali. Partecipano 14 gruppi nazionali coordinati in una coalizione internazionale. Trasporterà circa 1000 passeggeri e includerà una nave italiana, la “Stefano Chiarini”, con a bordo decine di italiani dedicati a questa battaglia per la giustizia civile. (vedi http:www.freedomflotilla.it)
L’ultima Freedom Flotilla, partita nel maggio 2010, era composta da 7 imbarcazioni che trasportavano circa 700 passeggeri da 36 nazioni diverse. I commandos Israeliani attaccarono le navi sparando, uccidendo nove passeggeri, ferendone più di 50 e imprigionando tutti gli altri.cittadini italiani denunciano Israele per attacco (altro…)

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Rinnovabili: parola magica che sta ad indicare un gran fermento di attività dirette a produrre energia sotto forma di calore o elettricità dalle inesauribili forze del Sole. Ma troppo poco si discute del fatto che una parte dell’energia fossile non rinnovabile, da carbone, petrolio e gas naturale, cioè di quell’energia dalla cui schiavitù vogliamo liberarci — finisce nelle merci, negli oggetti di uso quotidiano.
Molti di questi sono stati ottenuti per millenni dai vegetali o dagli animali, risorse rinnovabili, fino a quando i chimici, dall’Ottocento in avanti, hanno scoperto che coloranti, fibre tessili, detersivi, cosmetici, prodotti chimici, fino allora ottenuti dalla Natura, potevano essere ottenuti “utilmente”, dal punto di vista del profitto, non della qualità, da carbone e petrolio.
Gli innumerevoli esseri viventi vegetali ed animali “fabbricano” sostanze chimiche con processi simili a quelli che si svolgono nelle fabbriche delle sintesi chimiche. La principale differenza fra fabbriche naturali e fabbriche umane sta nel fatto che nelle prime la natura manifesta una sfrenata fantasia. Le fabbriche umane invece producono un numero molto limitato di sostanze e spesso nei loro processi si formano scorie e sottoprodotti sgradevoli, fonti di quelli che chiamiamo inquinamenti. Mentre l’uso di materie prime fossili inevitabilmente è accompagnato dalla immissione nell’atmosfera di anidride carbonica e di gas che alterano il clima, le merci verdi sono prodotte con processi che “tolgono” dall’atmosfera una frazione di “gas serra” (soprattutto anidride carbonica) e alleviano i mutamenti climatici. (altro…)

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Il gruppo Gruppo BDS Pisa – Per la Palestina ha inviato la seguente lettera composta da 5 domande e 2 richieste al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, a proposito delle dichiarazioni da lui rilasciate a margine del suo incontro con l’ambasciatore dello Stato di Israele durante il Festival della cultura ebraica.
Chi lo ritiene opportuno può aderire alla lettera inviando una mail a:
cinquedomandeanichi@yahoo.it
Sono invitati a firmare sia singoli sia associazioni o gruppi.

Caro Nichi,
ci rivolgiamo a te dopo la notizia delle dichiarazioni che hai rilasciato a margine del tuo incontro con l’ambasciatore dello Stato d’Israele in Italia Ghideon Meir del 28 aprile, in occasione del Festival della Cultura ebraica.
Un incontro nel quale hai affermato di voler visitare lo stato di Israele, di cui lodi la capacità di innovazione “fin dalla sua nascita” e che a tuo dire “ha trasformato aree desertiche in luoghi produttivi e in giardini”. Un paese che, sempre secondo quanto affermi, “si confronta col tema mondiale del governo del ciclo dell’acqua, dell’energia, dei rifiuti con pratiche di avanguardia” e con il quale, da Presidente della Puglia vuoi stabilire relazioni sempre più strette.
Ti scriviamo perchè le dichiarazioni che hai rilasciato sullo stato di Israele ci lasciano senza parole e perchè ci preoccupa la tua intenzione di stringere relazioni economiche sempre più forti con uno stato che viola sistematicamente i diritti umani. (altro…)

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È morto nella notte di giovedì 19 maggio 2011 a Roma Roberto Morrione, giornalista Rai che fondò il primo canale all news della tv pubblica, Rainews e che successivamente mise la sua esperienza al servizio del progetto di Libera Informazione.
Piangiamo la scomparsa di un grande professionista e soprattutto di un uomo giusto che ha lottato fino agli ultimi momenti della sua vita per un’Italia più intelligente e più civile.
Noi l’avevamo conosciuto ad Ovada in occasione del seminario di educazione ai media organizzato per gli studenti aderenti al Premio Testimone di Pace – Sezione Speciale Scuola il 19 dicembre 2006, quando tenne una lezione su: “Il telegiornale: come vengono costruite e ordinate le notizie. Analisi comparata di alcuni telegiornali” (http://www.testimonedipace.org/1/upload/Morrione_telegionali.pdf)

Scegliamo di ricordarlo con le parole che Tonio Dell’Olio scrive oggi in Mosaico dei Giorni,  rubrica di Mosaico di Pace – rivista mensile promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino Bello” (http://www.mosaicodipace.it/)
Ciao Roberto. Ricordi? “Notevole”. In genere commentavi così le cose che ti piacevano. E io ci scherzavo su prendendoti anche in giro. Quell’espressione era il segno del tuo essere sempre misurato e serio, del tuo portamento composto. Rispettoso, sempre educato. Lo stesso che, quando meno te l’aspettavi, ti portava a telefonarmi per un grazie o per un complimento. E io a dirti: Roberto sei un vero signore! Sono in tanti in queste ore a mettere giustamente in evidenza le tue doti di giornalista giornalista, la schiena dritta, la tua passione civile, i 44 anni alla RAI in difesa della verità, della libertà, a far giocare al servizio pubblico quel contributo alla conoscenza, alla critica… A me preme dire della tua qualità umana. La stessa che hai sfoderato con umiltà anche nel corso della malattia. Notevole. Davvero notevole, Roberto Morrione. Sempre in punta di piedi. Sempre a innaffiare la speranza. A scommettere sui giovani. A indignarti per le ingiustizie e i pregiudizi. Sembra che il giornalismo d’inchiesta di un galantuomo abbia impresso il carattere dell’eternità. Da credente (ma anche da amico) sono certo che Dio al tuo arrivo ti ha riservato un abbraccio nel quale ti sei immerso. Ma sono altrettanto certo che subito dopo, taccuino alla mano, hai cominciato a fargli qualche domanda. Forse le stesse che anche noi vorremmo porgli.

23/V/2011

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Diviene sempre più urgente, e non solo nel nostro paese, prendere coscienza che le dimensioni della “questione delle armi” sono molto grandi e che si tratta di una questione pervasiva di ogni sfera economica e culturale.
Proviamo a vedere la “questione della armi” dal nesso causale migrazioni/conflitti, anche sotto la spinta dell’attualità e dei “venti di guerra” che soffiano sulla sponda meridionale del Mediterraneo.
Non c’è dubbio che il nostro paese si trovi ormai coinvolto, sul territorio libico, in un’altra guerra dall’esito alquanto incerto. Tuttavia la questione non può essere confinata – come non poteva esserlo neppure per l’intervento in Afghanistan e in Iraq – entro lo schema della “guerra umanitaria” e dell’”esportazione della democrazia”. Il governo italiano ha deciso di appoggiare l’operazione Odyssey Dawn per un insieme di ragioni tra loro collegate: per la competizione con Francia e Gran Bretagna nell’accaparramento delle forniture energetiche libiche; per restare nel gioco militar-diplomatico di Sarkozy e Cameron che hanno in tutta evidenza forzato la mano agli alleati; per rimediare ad uno squalificatissimo trattato italo-libico firmato a Bengasi nell’agosto 2008. Al centro di quel trattato c’era l’”emergenza emigrazione”, ovvero la delega al regime di Gheddafi del controllo preventivo (e repressivo) sulle correnti migratorie provenienti dal Nordafrica e dirette alle isole Pelagie e alla Sicilia, in cambio di 5 miliardi di dollari in vent’anni in infrastrutture, e il comodato d’uso di sei motovedette per il pattugliamento marittimo. In più – si legge nel Trattato – Italia e Libia “promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche, da affidare a società italiane in possesso delle competenze tecnologiche necessarie. L’Italia si è impegnata a sostenere il 50 per cento dei costi di realizzazione di tale sistema, mentre per il restante 50 per cento Italia e Libia chiederanno all’Unione europea di farsene carico”. (altro…)

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Il 26 aprile, nonostante la legge che sembrava abrogare il nucleare, Berlusconi ha dichiarato che “il nucleare è l’energia del futuro, la più sicura”. A Sarkozy ha detto che gli accordi con Edf sono solo sospesi. E il presidente francese ha risposto: ”Rispettiamo la decisione italiana e siamo pronti a lavorare con voi rispondendo a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali”. Ma Mycle Schneider, 52 anni, ingegnere con ufficio in centro a Parigi consiglia agli italiani “di continuare a lottare contro questo ritorno idiota al nucleare”. Schneider è uno tra i massimi conoscitori dell’industria nucleare d’Oltralpe, quella che dovrebbe riportare i reattori in Italia. Fino al 2003 è stato consigliere per l’Eliseo sulle questioni ambientali e per più di vent’anni si è occupato di energia atomica per il Parlamento europeo. Oggi è consulente per l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Schneider considera pura follia la partnership italo-francese sul nucleare. “Questa industria nel mio paese – continua Schneider – è in fin di vita e la probabilità di un incidente come quello di Fukushima, con la fusione del nucleo, è possibile ogni giorno nelle nostre 58 centrali nucleari. (altro…)

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Al venticinquesimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl in Ucraina – e a più di due mesi dal terremoto e lo tsunami che ha devastato il Giappone – noi sottoscritti Nobel per la Pace chiediamo di investire in un futuro più sicuro e più pacifico impegnandosi sulle fonti di energia rinnovabile. E’ tempo di riconoscere che il nucleare non è una fonte pulita, sicura e conveniente di energia.
Siamo profondamente turbati che la vita delle persone in Giappone venga messa in pericolo da radiazioni nucleari nell’aria, nell’acqua e nel cibo a causa del guasto nell’impianto di Fukushima. Siamo fermamente convinti che se il mondo uscisse gradualmente dall’uso corrente di energia nucleare, le future generazioni di persone in tutto il mondo – e il popolo giapponese che ha già sofferto troppo – vivranno in una maggiore pace e sicurezza.
“Venticinque anni dopo Chernobyl, alcune persone affermano che le cose stanno migliorando. Non sono d’accordo”, dice Mykola Isaiev, un liquidatore di Chernobyl (una persona che ha contribuito a ripulire il sito). “I nostri figli sono malati dal mangiare cibo contaminato e la nostra economia è distrutta”. Isaiev dice che può riguardare i liquidatori ora al lavoro in Giappone. Come lui, probabilmente non hanno messo in discussione tanto la sicurezza delle centrali nucleari. (altro…)

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