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Archive for marzo 2011

Nei paesi seri con governi seri quello dell’energia e del nucleare è un problema, da noi è una commedia: in quattro atti. Il primo è stato segnato dal frenetico entusiasmo per la possibilità di diventare un grande paese nucleare importante, anche se dilaniato da gelosie fra potentati economici e enti e scienziati, fra complicità e affari con le multinazionali americane. E si è chiuso con l’incidente al reattore americano di Three Mile Island del 1979.
Nel secondo atto, passata la grande paura della centrale americana, sono riprese le frenetiche attività per costruire prima diecine, poi tre o quattro centrali nucleari, da qualche parte nel nostro territorio con forti contestazioni da parte delle popolazioni locali, con contraddizioni fra i partiti, poi concluso con l’incidente di Chernobyl del 1986 e i referendum del 1987.
Il terzo atto fu breve: quello della proposta di mettere le scorie radioattive a Scanzano, finito anche quello nel ridicolo. Occorreva trovare una sistemazione definitiva ai materiali radioattivi esistenti in Italia e che si trovavano in condizioni insoddisfacenti di sicurezza; si trattava (e si tratta tutt’ora, perché sono ancora dove erano tanti anni fa) di circa 70.000 metri cubi di rifiuti di “seconda categoria”, contenenti nuclei radioattivi che devono essere isolati dalle acque e da qualsiasi contatto con essere viventi per almeno 10 o 15 mila anni, con una attività di oltre 10.000 curie (la radioattività di un curie corrisponde a quella emanata da un grammo di radio puro). Poi ci sono i rifiuti di “terza categoria” contenenti nuclei radioattivi che devono essere sepolti e isolati per almeno 150.000 anni: circa 8.600 metri cubi con una attività di 190.000 curie. Nel corso del decadimento radioattivo i rifiuti generano continuamente calore che deve essere ventilato all’esterno del loro deposito. In Italia inoltre ci sono circa 200.000 chili di uranio arricchito e 1.700 chili di plutonio miscelati con altri materiali. (altro…)

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Una volta commesso il crimine “bisogna giustificarlo in qualsiasi modo”.
Il 23 Marzo 2011 la nostra Comunità di Pace ha denunciato di fronte al Paese ed al mondo l’esecuzione extragiudiziale di BERNARDO RÍOS LONDOÑO di 27 anni, membro da vari anni della nostra Comunità, dalla quale si era separato ultimamente per lavorare in una zona distante dai nostri insediamenti, ma lasciando i componenti della sua famiglia nella nostra azienda agricola principale di San Josesito, in qualità di membri a tempo completo della Comunità di Pace. È stato giustiziato nel luogo denominato Tierra Amarilla, situato sopra la strada che porta da Apartadó a San José, sito dove i paramilitari hanno compiuto numerosi crimini con la tolleranza, protezione ed appoggio della forza pubblica, la quale mantiene un presidio a pochi minuti di distanza. Poco prima i paramilitari avevano cercato di assassinare il rappresentante legale della nostra Comunità di Pace, che si spostava lungo lo stesso percorso in un veicolo di servizio pubblico, ma forse non l’hanno fatto perchè era accompagnato da membri di organizzazioni internazionali. Come al solito le istituzioni ufficiali hanno ostacolato in tutti i modi possibili la consegna del cadavere di Bernardo e l’istituzione preposta alla difesa dei Diritti Umani (Defensoría del pueblo) ha disattivato le sue linee telefoniche per non essere obbligata ad aiutarci in questo compito doloroso. (altro…)

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Gli affari delle industrie belliche italiane in Libia. Da cannoni e aerei degli anni ’70 ai sistemi di sorveglianza marittima dei giorni nostri
Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: i mezzi bombardati dagli aerei della coalizione, tra cui figurano anche i Tornado italiani, sono italiani. In una foto che ha fatto il giro del mondo… si riconosce l’obice semovente ‘Palmaria’, costruito ai cantieri Oto Melara di La Spezia.
In un’intervista a Repubblica di venerdì 25 febbraio, il ministro della Difesa Ignazio La Russa dichiarava: “Non mi risulta che ci siano state consegne di armi al regime, tanto meno nelle ultime settimane”. Il 3 marzo, era Finmeccanica a ‘smentire’ le notizie circolate sulla stampa sulle forniture militari a Gheddafi: “Ribadiamo di non aver mai venduto elicotteri da combattimento alla Libia, ma esclusivamente velivoli per attività di ricerca e soccorso e di controllo delle frontiere”.
Il nostro Paese ha invece venduto ingenti quantitativi di armi e mezzi militari alla Libia. Lo ha fatto sin dagli anni ’70, sotto forma di aerei, cannoni, missili, blindati, bombe, proiettili, apparecchiature elettroniche, sistemi di sorveglianza, pezzi di ricambio. (altro…)

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Questo pomeriggio (23 marzo) carri armati israeliani hanno bombardato nei pressi di una casa ad est di Gaza city: 5 civili uccisi, 10 feriti. 3 bambini ammazzati. Stavano giocando a calcio. I loro nomi sono: Muhammad Jihad Al-Hilu, 11; Yasser Ahed Al-Hilu, 16; Muhammad Saber Harara, 20; Yasser Hamer Al-Hilu, 50 e un quinto cadavere di un adolescente non ancora identificato.
Sabato sera (19 marzo), l’uccisione di Mohammed Issa Faraj Allah 16 anni e Qasem Salah Abu Uteiwi, 15 anni, uccisi mentre stavano giocando a Est del villaggio di Juhr Addik,  a circa 300 metri dal confine nel centro della Striscia di Gaza. Un carro armato ha sparato contro di loro più di venti missili. (fonte Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani abitante a Gaza).
Le persone nella lista di Arrigoni sono civili poveri ed inermi chiusi da anni in un assedio senza via di uscita, la cui vita dipende dal capriccio di chi li controlla attraverso la torretta di un tank al confine, e che oggi ha deciso che dovevano morire.
Nel frattempo la Libia è oggetto di un attacco sferrato da una coalizione di volenterosi ”nobile” e “umanitaria” di cui fa parte anche l’Italia, coalizione che libererà i poveri Libici dall’oppressione del tiranno sanguinario bombardandone le postazioni armate.
Da quando Gheddafi è diventato il tiranno sanguinario? Da ieri? Oppure lo era già quando gli fornivamo una quantità enorme di armi senza preoccuparci se violava i diritti umani dei suoi cittadini, o se lasciava morire nel deserto o nelle sue prigioni le vittime dei respingimenti?
Da tempo saremmo dovuti intervenire in difesa dei diritti umani in Libia. La Tavola della Pace lo aveva chiesto ripetutamente, mentre l’atteggiamento del governo italiano, della comunità internazionale e di gran parte dei responsabili della politica oscillava invece tra l’inerzia e le complicità con Gheddafi.
E ancora oggi, mentre si interviene in Libia, non si dice e non si fa nulla per fermare la sanguinosa repressione delle manifestazioni in Bahrein, nello Yemen e negli altri paesi del Golfo, proprio come non si è intervenuti a difesa dei civili di Gaza , del Darfur, del Congo.
Concordiamo con quanto dichiarato dalla Tavola della Pace: l’Italia e l’Europa, prima di ogni altro paese e istituzione, devono mobilitare ogni risorsa disponibile a sostegno di chi si batte per la libertà e la democrazia.
Dobbiamo lavorare per costruire un dispositivo politico, diplomatico, civile e militare sotto il completo controllo dell’Onu, che possa intervenire efficacemente in tutte le situazioni di crisi per proteggere i civili in modo tempestivo, dispositivo che non esiste perché le grandi potenze hanno sempre impedito all’Onu di attuare quanto previsto dall’art. 43 della sua Carta e di adempiere al suo mandato. La costruzione di un vero e proprio sistema di sicurezza comune globale non è più rinviabile.
La guerra non è uno strumento utilizzabile per difendere i diritti umani. La guerra non è in grado di risolvere i problemi ma finisce per moltiplicarli e aggravarli.
Facciamo nostre le parole di Flavio Lotti: “L’Italia ha un solo grande interesse e una sola grande missione da compiere: fermare l’escalation della violenza, togliere rapidamente la parola alle armi e ridare la parola alla politica, promuovere il negoziato politico a tutti i livelli per trovare una soluzione pacifica e sostenibile. L’Italia deve diventare il crocevia dell’impegno europeo e internazionale per la pace e la sicurezza umana nel Mediterraneo. Per questo l’Italia non doveva e non deve bombardare. Per questo deve cambiare strada. Subito….”
L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA ALLA LIBERTÀ DEGLI ALTRI POPOLI E COME MEZZO DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI.” COSTITUZIONE ITALIANA, ART. 11.

Ovada, 23 marzo 2011.

Centro per la Pace e la Nonviolenza “Rachel Corrie”

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Nell’aprile del 2000 centinaia di migliaia di persone scendono in piazza e marciano a Cochabamba contro il governo, costretto a fare marcia indietro e a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua. Il contratto con la multinazionale Bechtel viene interrotto e il servizio idrico ripubblicizzato. La vicenda, conosciuta come “Guerra dell’Acqua di Cochabamba”, ha assunto un alto valore simbolico nell’ambito delle lotte per la difesa dei beni comuni, dimostrando che la partecipazione popolare può portare ad esercitare una reale influenza sulle decisioni riguardanti la gestione della cosa pubblica.

Breve cronologia del conflitto: (altro…)

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In questi giorni , dopo che i media lo davano ormai per spacciato, Gheddafi è riapparso sugli schermi con in mano il Libro verde, ne ha letto dei passi tra lo stupore generale degli osservatori internazionali. È lo stesso Libro verde che, trasformato in monumento nazionale, è stato buttato giù a colpi di piccone dalle folle inferocite di Bengasi pochi giorni fa. In nessun posto al mondo ci sono stati monumenti che sono interamente dedicati a riprodurre la copertina di un libro. Neanche il libretto rosso di Mao, pur godendo inizialmente di grandi consensi, ebbe mai questa consacrazione.
Gheddafi pubblicò il Libro verde nel 1975, a sei anni dal golpe che lo aveva portato al potere, e ne fece la base del suo programma politico con l’ambizione di farlo diventare una alternativa al socialismo sovietico ed al capitalismo occidentale. Il libro è diviso in tre parti: la prima è dedicata alla soluzione del problema della democrazia, la seconda alla soluzione del problema economico: «il socialismo»; la terza parte è dedicata alla base sociale della «Terza Teoria Universale».
Innanzitutto, bisogna capire che il Libro verde è stato scritto per il popolo libico composto in gran parte, negli anni ’70, da popolazioni nomadi o solo da poco tempo sedentarizzate. Da qui il linguaggio semplice fino al limite del ridicolo, come quando afferma che «la donna è femmina e l’uomo è maschio» e poi aggiunge «e la donna per tale ragione, dice il ginecologo, ha i cicli mestruali, ovvero, s’indispone mensilmente, mentre l’uomo, in quanto maschio, non ha cicli, per cui non s’indispone mensilmente di “consuetudine”». (altro…)

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Una risposta a chi non ha un’idea dei costi del nucleare
Nei giorni scorsi ci è capitato di leggere cose sui costi del nucleare che ci hanno lasciati perplessi. Non si è capito se sono state scritte per superficialità, per una conoscenza del problema approssimativa o per scelta ideologica. Commentare oggi il “full costing”, ossia il costo completo di un kWh da fonte nucleare, è solo un azzardo. Ad esempio: chi sa dire quanto è il costo dello smaltimento delle scorie? Secondo uno studio svedese, potrebbero ammontare intorno agli 8-9 miliardi di euro. In Francia, il solo sito per il loro stoccaggio profondo è già costato 35 mld di euro.
Pur volendo sorvolare sui costi per possibili imprevisti e ritardi di consegna (vedi Olkiluoto e Flamanville), occorre valutare invece quelli ancora più indefiniti per il “decommissioning”, ossia per lo smantellamento dell’impianto. Costi, questi, per i quali mancano valutazioni accettabili, perché fortemente variabili. (altro…)

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